Alessandro Manzoni, Netflix, il self publishing e i DRM watermark

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Allora, il tema del post di oggi verte sul fatto che è orribile studiare letteratura senza mai toccare con un bastone l’editoria, ovvero il mercato, i soldi.

A scuola, accanto alla storia della letteratura, va studiato il mercato editoriale, sia dal punto di vista tecnologico che commerciale.

Prendiamo il Manzoni, Alessandro dico. A scuola si insegna che fa due versioni dei Promessi Sposi, la ventisettana (pubblicata nel 1827) e la quarantana (pubblicata nel 1840).
Ora, in molti libri di testo queste sono le uniche informazioni che si trovano, specie sulla quarantana. Pubblicata nel 1840 con una revisione linguistica per avvicinarla al parlato fiorentino.
Messa così, IMHO, l’informazione è falsa.

Manzoni non pubblica la quarantana nel 1840. Manzoni fa molto di più: anticipa Netflix e adotta i DRM, con un certo anticipo sui tempi.

Il nostro autore infatti era abbastanza scocciato del fatto che molte copie della ventisettana fossero state vendute illegalmente, copie illegali del romanzo che venivano stampate da tipografie con pochi scrupoli e su cui il nostro Manzoni non aveva controllo commerciale.
Manzoni allora pensa di farne una nuova versione, non solo per motivi linguistici, ma anche per eliminare il problema delle copie illegali e per trovare un nuovo successo popolare adottando nuovi media. La quarantana è tutto questo.

La quarantana non è un libro: esce ad episodi, uno ogni quindici giorni, come le puntate di Netflix. Stiamo parlando di 108 episodi quindicinali che accompagnano i lettori per due anni. Non vi siete mai chiesti come mai certi capitoli terminano dei Promessi Sposi terminano con degli cliffhanger da paura? Perché erano *davvero* degli cliffhanger. Quello che sarebbe successo alla povera Lucia lo avremmo scoperto alla puntata dopo, alla prossima dispensa.

E Manzoni decide anche di mettere dei DRM nel libro: chiama un illustratore e fa illustrare tutte le dispense, tutte e 108. Ogni tot pagine c’è una illustrazione, ce ne sono molte, oltre 400, tutte in dispense rilegate e lussuose, in modo che fossero più difficili da copiare mantenendo la stessa qualità tipografica e artistica, e in modo da “beccare” eventuali stampatori che avessero cercato di copiare illegalmente il testo. Non ultimo, le illustrazioni aiutano a capire la storia. Manzoni scrittore pop, vuole che la storia abbia un seguito popolare.

E la quarantana ha anche i contenuti speciali: l’edizione esce infatti con un libro in più rispetto alle copie illegali. Si tratta de ‘La storia della colonna infame’, vero e proprio bonus per chi si abbonava all’acquisto delle puntate originali dei Promessi Sposi.

Non basta? Manzoni era anche self-publishing: tutto il progetto della quarantana è una azione imprenditoriale che lo scrittore affronta in prima persona, investendo direttamente e facendosi stampare a sue spese le dispense.

E – infine – un dato che a scuola non viene mai nominato: i soldi. Quante copie sono state vendute? Quanta gente leggeva la quarantana? Manzoni è stato un buon imprenditore di se stesso?

La tiratura nominale era di 10.000 copie. Ma le vendite non hanno mai superato le 5000 copie. I lettori dei Promessi Sposi non erano venticinque, ma qualche migliaio. Il motivo delle copie non vendute? Costavano troppo.

20. ottobre 2018 by fabrizio venerandi
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