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Onyx M96 Universe: una recensione. Considerazioni a margine

Scrivendo con OnyxIn questo momento sto scrivendo con l’Onyx M96 usando una tastiera esterna bluetooth e AndroidOffice, un porting di OpenOffice per Android. Dalle casse dell’Onyx esce Tutu di Miles Davis e di tanto in tanto ricevo le notifiche di qualche messaggio mail in arrivo. Sto di fatto usando un tablet e-ink. Non si tratta di uno sviluppo rispetto a lcd, si vede che e-ink non è la tecnologia finale per quel che riguarda la lettura e la scrittura testuale, ma questa ibridazione imperfetta mi fa un certo effetto: quando mi fermo dallo scrivere e guardo lo schermo nero su bianco, senza luminosità che non sia quella delle luci della stanza in cui sono, ho davvero l’impressione di stare scrivendo in digitale su un qualcosa che rassomiglia anche in questa fase più a un foglio di carta che a uno schermo lcd. Eppure tutto questo non basta, nemmeno per leggere. Oggi l’ennesimo blogger USA rifletteva sullo scalino su cui si è fermata l’avanzata della lettura digitale. Fotografava il lettore che negli anni scorsi ha comprato il Kindle, lo ha provato, ed è tornato a leggere su carta. E si chiedeva se dietro questo scalino non si nasconda un qualche tipo di sconfitta della lettura digitale. Non sono un analista. Ma l’aver combattuto la lettura tradizionale con un mezzo che per tanti aspetti è più debole dell’originale forse sulla media distanza non paga. Voglio dire. Mentre sono qua che scrivo in e-ink, ascolto musica, leggo ebook, compilo piccoli pezzi di codice, penso che con il digitale, con la parola digitale, si possono fare davvero tante cose. Tante cose che le attuali device e le attuali specifiche non fanno, preferendo ricreare il rassicurante paradigma del prodotto libro. Il problema è che questo paradigma non solo non vive di luce propria, ma che la fonte, il libro di carta, continua ad avere aspetti che sono per molti aspetti vincenti. Non è un caso che alla lettura su carta in molti ambiti non si contrapponga più l’ebook, ma si affianchi il sito web. Se l’ebook vuole avere un proprio sviluppo deve sapere riconoscere gli aspetti originali del suo linguaggio, senza limitarsi a quelli già ovvi della distribuzione immateriale o del vantaggio di portarsi dietro una intera libreria. Il punto è che – per fare un esempio pratico – portarsi dietro una libreria non basta se i libri che ci sono dentro non sono capaci di parlare tra di loro o se la mia relazione con loro si riduce al fatto di leggerli e di sfogliare pagine che non esistono. Non è facile. E’ un processo che tocca aspetti economici, di mercato, hardware e di specifiche software comuni. Ma anche di abitudine: è normale per molti collegarsi a Wikipedia, leggere una voce e poi loggarsi per aggiungere qualche dato di cui la voce è priva. E’ normale prassi su internet. Ma è meno pacifico ripetere la stessa operazione sull’ebook che si sta leggendo. L’ebook eredita dal libro una centralità a cui ci si può solo accostare scrivendo (a fatica nel digitale) note al margine, ma la cui manipolazione, interrogazione, inter-relazione è al di fuori dei normali strumenti del fare parola in digitale. Bisognerà aspettare altre device come questa con cui sto scrivendo, che vivono (in parte almeno) fuori dai giardini recintati di questo o quel produttore/distributore/venditore per sperare di avere prima o poi strumenti di lettura di massa che non servano più soltanto a leggere libri. Ma – forse – non in e-ink e nemmeno in lcd.

21. aprile 2015 by fabrizio venerandi
Categories: ebook concetti generali | Tags: | 1 comment

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