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Alcune note sulle note in ebook

Sto leggendo in questi giorni alcuni ebook di saggistica e mi viene quindi naturale cercare di annotare le cose che vado studiando. Uno dei due testi è un pdf che parla di ciberermeneutica e il secondo è un testo in lingua latina in ePub. Il lettore che utilizzo è il mio Onyx M96, che ha il vantaggio di poter essere usato con il pennino per evidenziare, sottolineare, etc. In genere si dice che con gli ebook non si può studiare, perché gli schermi sono piccoli o perché non è possibile annotare. In questo caso la mia esperienza è con un lettore con schermo grande e con un tool, il pennino, che richiama in molti aspetti l’utilizzo della penna o della matita a bordo pagina. Dopo diversi giorni di lavoro sono emerse nello studio alcune considerazioni, non originalissime (il pennino era un tool già presente nel mai troppo lodato iLiad del 2008), ma che penso possano essere utili per una personale riflessione sull’annotazione in digitale.
  • su carta l’annotazione viene fatta all’interno di uno spazio fisico definito (la pagina). L’annotazione non è in grado di modificare il testo che si sta leggendo (se non cancellando fisicamente la parola letta), ma si colloca come compendio a latere del testo principale. La nota soffre lo spazio fisico in cui è costretta: l’unico modo perché essa si possa espandere è l’aumento della pagina, ad esempio con l’aggiunta di pezzi di carta incollati alla pagina originale. La nota su carta può aggiungere senso anche attraverso una grafia non prettamente semantica, ma grafica: linee di sottolineatura, segni, cerchi a circondare parole o frasi, disegni, frecce. Si tratta di una semantica non formalizzata se non da se stessi, che vive in genere al di fuori della letteratura del testo (esemplare al contrario, in questo senso, S. La Nave di Teseo, dove il linguaggio delle note e dei segni fa parte del vocabolario retorico del testo);
  • nella carta le annotazioni sono legate all’item che si sta leggendo. Se annotiamo tutta la nostra commedia e poi ne compriamo un’altra della stessa edizione, le nostre note non ci saranno. Fateci caso;
  • in digitale, in teoria, potremmo modificare il testo che stiamo leggendo e aggiungere contenuti omogenei al testo originale. Esistono anche elementi di marcatura che permettono di segnalare il testo inserito in un documento (come ad esempio ins) e per segnalare quello cancellato, mantenendo quindi lo storico delle modifiche attuate su un documento e senza perdere la sua versione originale. In pratica nessun sistema di lettura ebook (afaik) possiede tool di questo tipo, anche perché risulterebbero inutilizzabili su testi criptati e protetti da DRM. È possibile invece questo tipo di operazioni con tool di sviluppo ebook, lavorando su testi liberi da catenacci. Ma ovviamente questi tool di sviluppo non sono ambienti nati per la lettura;
  • in digitale è possibile, in alcuni ambienti come quello di Amazon o Bookliners, condividere con terzi le proprie note e sottolineature e vedere quelle altrui. In entrambi i casi si tratta di motori che vivono al di là delle singole specifiche e che – per funzionare – si appoggiano a piattaforme o motori on-line;
  • l’annotazione in digitale su PDF – in genere – ripropone l’uso dei segni già visto nei libri. È possibile usare il pennino o le dita per fare segni come si farebbero sulla carta. Non è detto che questi segni rimangano: quasi sempre i segni non vengono sovrascritti al PDF, che viene mantenuto integro, ma sono registrati in altro luogo e poi sovrapposti al PDF stesso. Questo significa che – spostando i nostro PDF da un programma di lettura ad un altro programma di lettura – tutta la nostra annotazione andrà persa;
  • l’annotazione a graffiti in digitale da un lato rivela tutta la sua arretratezza linguistica (si tratta di segni con i quali si può fare poco), dall’altro lato risulta ancora umanamente comoda. Traducendo ad esempio dal latino, la possibilità di sottolineare, simboleggiare, collegare sostantivi dello stesso caso, evidenziare i tempi verbali o scrivere sopra la parola stessa una prima traduzione approssimativa, è un vantaggio che – per quanto digitalmente rozzo – risulta decisamente efficace in fase di studio;
  • l’annotazione in formati liquidi, tranne rari casi (a memoria direi solo il Sony), rinuncia alla nota a graffiti. Non essendoci più uno spazio fisico di pagina, la nota e i suoi segni sono banditi dalla pagina. In genere è possibile evidenziare parole e frasi e collegare eventualmente note a queste evidenziazioni. L’evidenziazione appare graficamente come quella di un evidenziatore (uno sfondo colorato o una inversione bianco/nero) e il contenuto della nota vive in uno spazio esterno alla pagina, in molti casi invisibile. Non essendo legata agli spazi di una pagina la nota può espandersi in lunghezza, può contenere periodi anche importanti. È spesso possibile avere un colpo d’occhio su tutte le note inserite in un testo o all’interno di una libreria. Cercare elementi nelle note, ordinarle o esportarle;
  • nella mia esperienza d’uso però, questi vantaggi sono piuttosto virtuali e messi in ombra dai limiti di questo tipo di annotazione; anche in questo caso infatti le note vivono fuori dall’ebook: copiandolo su altra device o leggendo con un altro programma di lettura, le nostre note spariranno nel nulla; aprendo una pagina vedremo parti evidenziate, ma in genere non vedremo le note collegate a quelle evidenziazioni se non abbandonando la pagina stessa; la rimozione dei segni grafici rende impossibile tutta una teoria di segni sulle parole (come quelli citati prima per lo studio del latino) che non possono essere sostituiti dall’evidenziazione; l’evidenziazione digitale è molto meno immediata di quella grafica. Di norma per evidenziare una frase e aggiungere una nota è necessario toccare una parola della frase, aspettare un secondo, vedere la parola che si evidenzia, con il dito o pennino estendere l’evidenziazione alla frase che ci interessa, scegliere da un pop up l’azione che si vuole compiere su quella frase, andare in una finestra a parte, iniziare a scrivere. Tempi adatti per un tutorial su youtube ma incompatibili con una reale esperienza di studio.
Alla fine della favola vissero tutti felici e contenti? Al momento no. Si tratta di una richiesta di sviluppo non banale che vive in tre campi differenti:
  1. richiesta di specifiche che formalizzino l’inserimento di note in modo che facciano parte dell’ebook e che quindi vivano assieme al nostro testo a prescindere dal lettore (non è fantascienza, ci stanno già lavorando);
  2. lettori ebook che vadano oltre al romanzo con strumenti degni di una lettura nativa digitale capace di arricchire l’esperienza di lettura;
  3. la consapevolezza che la lettura di contenuti blindati da DRM è una lettura che di partenza danneggia chi la fa.

28. aprile 2015 by fabrizio venerandi
Categories: ebook concetti generali | Leave a comment

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