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Gli ebook non esistono

A Treviso ho cominciato un intervento sugli ebook dicendo che gli ebook non esistono. Ho spiegato poi che non esiste un formato ebook, così come non esistono programmi per fare ebook.  Lo sanno bene gli addetti ai lavori, oggi i formati ebook sono agglomerati di specifiche nate per fare tutt’altro. A chi si lamenta del ritardo dell’editoria digitale, a chi chiede un salto in avanti nella multimedialità degli ebook, rispondo che – se si considerano le specifiche su cui lavoriamo e il supporto dei programmi di lettura digitale – è un miracolo che esista un mercato di libri digitali. Altro che arretratezza. Faccio un paragone: giudicate voi quanto calzante o meno. Ci sono due persone sedute che stanno facendo una partita a scacchi che dura da un paio di secoli. Ai due giocatori, se ne aggiunge un terzo. “Posso giocare anche io?”, chiede . E all’annuire pensoso dei due giocatori tira fuori da dietro la schiena un pallone arancione da basket e comincia a prendere a pallonate la scacchiera facendo schizzare tutti i pezzi. E alla fine domanda anche quanti punti ha fatto. Questo è lo stato effettivo dell’editoria digitale oggi. Non solo in Italia. L’ebook continua ad essere considerato un libro, o quando smette di esserlo, una specie di sito web un po’ sfigato che funziona solo su alcuni tablet e solo in fixed layout. I programmi per leggere ebook, rigorosamente proprietari e circondati da fili spinati di DRM incompatibili tra di loro, sono nel migliore dei casi fermi ad una visualizzazione di romanzi statici. Forse, leggendo solo romanzi e senza vedere come sono stati marcati, non si ha idea dei limiti con cui abbiamo a che fare quotidianamente nella costruzione di ebook. Faccio un solo esempio, peraltro molto marginale. Sapete cosa succede se impaginiamo una parte del nostro ebook su due colonne e incidentalmente questa parte finisce in due pagine successive? Succede che devo leggere la prima colonna sulla prima pagina, girare pagina, continuare a leggere la prima colonna nella seconda pagina, tornare indietro, iniziare a leggere la seconda colonna nella prima pagina, girare pagina, continuare a leggere la seconda colonna nella seconda pagina. E poi lanciare il tablet contro il muro, immagino. Gli esempi di rozzezza come questi sono numerosissimi: il concetto di base è che gli ebook usano specifiche nate per il Web, non per gli ebook. Impaginazioni pensate per lo scrolling, non per pagine. Usano semantiche per descrivere post di blog, non capitoli. Metadati per meeting, non per avvenimenti storici. E così via. Eppure. Eppure, nonostante questa navigazione fatta a bordo di uno scolapasta, si possono fare cose. A Treviso ho mostrato alcune eccellenze, tutte italiane peraltro. Ne parlerò anche in questo blog dalla settimana prossima, iniziando da un remoto passato, da un medioevo che era molto più razionale di questo digitale in cui viviamo ogni giorno. Perché l’ebook non è un sito web, e non è nemmeno un libro. È una cosa diversa che si sta formando adesso e muove i suoi primi poderosi passi. E sono impronte che lasciano il segno.

12. dicembre 2014 by fabrizio venerandi
Categories: ebook concetti generali | 1 comment

One Comment

  1. Nel ringraziarla del suo articolo e delle annotazioni in merito al lavoro continuamente “creativo” che si trova a svolgere chi vuole produrre e-book, vorrei condividere il progetto della mia giovane casa editrice, pianopiano book bakery, giunta alla sua quarta pubblicazione e nata per progettare e realizzare manuali digitali in formato epub ben fatti e graficamente accurati. Vengo dall’editoria tradizionale e sono innamorata del profumo delle pagine al punto da desiderare per questi nuovi formati (che sono nuove opportunità) pari dignità e bellezza. Buona lettura!

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