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Macchine da scrivere 2.0

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[Attenzione: post ad alto contenuto nerd]

Una delle cose peculiari degli ebook reader è che usano l’inchiostro elettronico. Molti pensano che l’inchiostro elettronico sia più riposante per leggere rispetto ai normali schermi lcd di computer e tablet. Una cosa che mi sono sempre chiesto è se questa piacevolezza di lettura si sarebbe potuta mantenere anche nella scrittura, ovvero se la facilità di leggere su uno schermo elettronico si applicasse anche nell’attività di scrittura. Se la vista si affaticasse meno a scrivere con uno schermo e-ink rispetto al lavoro che normalmente si fa con un computer.

Non sono l’unico ad esserselo chiesto. Esistono startup che si sono focalizzate proprio su progetti di “macchine da scrivere digitali”, (vedi ad esempio la controversa FreeWrite) unendo la bellezza e la potenza di una tastiera meccanica, con quella dello schermo ad inchiostro elettronico.

Ma anche senza acquistare rischiosi prototipi è possibile assemblare da sé una piccola *macchina da scrivere 2.0*, con una tastiera meccanica e uno schermo e-ink.

Cosa serve

Per l’inchiostro elettronico serve un ebook reader aperto, perlomeno basato su Android e che permetta di installare applicazioni da Google Play. Io ho utilizzato il modello M96 della Onyx, un versatile ebook-reader/tablet basato su Android 4.0. Importante è che sia un modello in grado di supportare anche Bluetooth.

Da Google Play vanno scaricati due programmi: un programma di scrittura testi (ad esempio Writer Plus, che gestisce semplici formattazioni in markdown) e un programma capace di gestire una tastiera esterna, permettendo anche la personalizzazione dei tasti. External Keyboard Helper è una buona soluzione in questo senso.

Le tastiere da molti considerate migliori per la scrittura sono quelle meccaniche. Il modello deve però anche essere Bluetooth per permettere la connessione all’ebook reader. Non ci sono in realtà molte tastiere meccaniche Bluetooth. La mia scelta è caduta sulla LinDon BMK61S, una tastiera meccanica cinese che monta tasti imitazione dei tedeschi cherry blue. Si tratta di una tastiera compatta di discreta fattura e prezzo contenuto. La connessione con l’M96 avviene senza troppi problemi e External Keyboard Helper gestisce bene l’eventuale personalizzazione e localizzazione della tastiera. È una tastiera ibrida utilizzabile anche con normale cavo usb.

Il layout

Personalmente utilizzo un layout qzerty, reminescenze dell’originale mappatura dei computer Apple. Quindi non guardo i simboli che sono scritti sui tasti ma li associo automaticamente al posizionamento che già conosco. Se siete invece abituati a leggere i simboli sulla tastiera potrebbe essere molto più complesso (se non impossibile) trovare una tastiera meccanica Bluetooth con i simboli italiani sui tasti. È più facile prendere una tastiera USA e etichettare i tasti che presentano differenze (accenti e simili).

Scrivendo

Scrivere con un ebook reader è interessante. Si può scrivere nella penombra con l’aiuto di una lampada che illumina l’ambiente; da un certo punto di vista anche questo ricorda la scrittura pre-digitale, quando si scriveva su carta o su materiali che non mandavano luce propria. Oppure si può scrivere all’aperto e al sole, dove si avrebbe difficoltà a farlo con un portatile.

Si tratta di una scrittura sporca: l’e-ink non ha la pulizia dell’LCD quando si scrive. Alcune righe rimangono più scure di altre; c’è un delay tra la velocità con cui si scrive e quella con cui la parola appare sullo schermo; nello scrolling di tanto in tanto l’Onyx effettua un dithering per velocizzare la visualizzazione del testo; a volte lo schermo ha un refresh completo per pulizia; quando si fa editing a testo già scritto si creano di tanto in tanto temporanei artifatti.

Alcuni sono elementi distraenti, ad altri non ci si fa caso: si capisce però che non si sta usando un mezzo nato per fare quello. I lettori e-ink non sono nati per scrivere, e le applicazioni che usiamo per farlo non sono di certo ottimizzate per essere usate con inchiostro elettronico.

Eppure si riesce a scrivere, e anche a lungo. La gestione della parola in fase di scrittura, benché ancora imperfetta, è molto migliorata rispetto a una decina di anni fa. Ricordo quando, circa 2010, sperimentavo con il mio iLiad collegato ad una tastiera meccanica, il *brivido* della scrittura su e-ink. Rispetto ad allora questo sembra uno step successivo importante. Mi è parsa comunque più naturale la prima stesura del testo, piuttosto che la fase successiva dell’editing, che con pennino e refresh risulta meno immediata.

La cosa che andrà scoperta con il tempo è se questa nuova scrittura a macchina porti dei valori espressivi al di là della curiosità del mezzo, ovvero se l’ebook, da luogo isolato per la lettura, possa anche diventare uno strumento di isolamento dello scrittore nei confronti della ipervasività della macchina multipurpose digitale.

La cosa che infatti si nota che manca è la possibilità di uscire dalla scrittura per andare in rete a cercare qualcosa, aprire un secondo file per prendere un dato o frugare nelle mail per inserire un riferimento. Non che non si possa fare, ma si tratta di operazioni che in e-ink e con un lettore ebook diventano notevolmente più laboriose e lente.

Vale davvero allora il parallelo con l’isolamento dato dalla lettura: scrivere con e-ink oggi è piuttosto un momento di stacco rispetto a tutto il resto, per tornare a popolare testo (o codice) come si potrebbe fare con una sofisticata macchina da scrivere digitale.

17. gennaio 2017 by fabrizio venerandi
Categories: Programmazione | 4 comments

Comments (4)

  1. Un po un “hack” (neanche tanto) ma interessante.

  2. Post da eliminare dopo essere stato letto. ^__^

    Il link all’Onix non funziona
    Il link alla Lindon non funziona

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