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Xmas comics & games

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Sono stato al Xmas comics & games di Torino, ufficialmente per accompagnare secondogenito, in realtà per curiosare nel mondo contemporaneo dei manga, cosplayer, videogame et similia.

In auto scopriamo che i cosplayer pagano un biglietto di ingresso scontato e quindi secondogenito ha questa idea di dire che noi siamo due cosplayer di cosplayer, cioè siamo travestiti da cosplayer nella loro vita di tutti i giorni, quando sono in borghese. L’idea è ottima ma alla fine secondogenito decide di soprassedere in fase esecutiva del piano, una vigliaccata.

Entriamo. Per me entrare in una fiera di fumetti e videogiochi è strano. Contestualizzo meglio: per me che negli anni ottanta leggevo manga e giocavo a videogiochi, sentendomi un po’ nerd, entrare oggi in una fiera di videogiochi e manga è strano. Dovrei sentirmi a casa mia, e un po’ mi ci sento, ma nello stesso tempo c’è qualcosa di estraneo.

L’effetto di straniamento, mi rendo conto, è nel vedere come normale e di successo qualcosa che avevo vissuto con difficoltà, in maniera sotterranea e – questo sì – controcorrente. Camminare in questi corridoi dove è stato sdoganato il nerdismo e dove galleggiano appesi peluche di Nyan cat, Doctor Who, unicorni rosa (apprezzati da terzogenita btw), icone anime e marvel.

Forse la cosa che mi colpisce, mi fa sentire vecchio, è vedere tutto questo vissuto come un gioco da ragazzi vestiti da eroi manga, tra prodotti Nintendo e gadget di ogni tipo made in china. C’è una sospensione della realtà che mi porta in un luogo che assomiglia a una grassa città incantata, addomesticata, felice e irreale.

Anche se sotto la carne nuova dei vari Tokyo Ghoul, Death Note, Attack on Titan, Nintendo Switch, ecco nelle bancarelle emergono le ossa, come sepolte nella sabbia. Trovo (ma non ho il cuore di comprare) i Candy Candy che leggevo nel 1983, le cartucce dei videogiochi Atari con i grandi successi del 1982-84, i primi Gameboy, l’ammasso dei manga usciti per la Granata Press, la Star Comics e tutti gli altri a seguire nei primissimi anni novanta. Tutti in vendita come nuovi, accanto alle nuove edizioni in brossura dei volumi di LoneWolf, il lupo solitario di Denver e Chalk.

Non che pensi che quell’informatica ludica o quei fumetti fossero migliori di questi, ma lo spirito è che percepisco è diverso. L’aspetto dell’entertainment seriale prevale sulla tecnologia e su un certo tipo di meraviglia.

Detto questo, da cinquantenne, forse è un marchio personale che mi porto dietro mentre giro i corridoi e mentre un ragazzino che avrà la metà dei miei anni cerca di vendermi una tastiera meccanica cherry blu, che – ragazzi – ci ho seriamente pensato.

Intanto secondogenito, schifa manga e videogiochi e va diritto al suo scopo. Si fa mettere il braccialetto e accede alla zona youtuber dove incontra i suoi youtuber preferiti e si fa autografare il cellulare, con un pennarello.

E io, distante migliaia di anni luce, lo ammiro, incondizionatamente.

16. dicembre 2017 by fabrizio venerandi
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