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Impaginatori di digitale #3

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Anni fa girava un video che diceva che – in soldoni – un libro o una rivista sono un iPad che si è rotto. “Tappi” e non succede niente. C’era questo bambino che toccava una rivista come si toccherebbe un iPad e siccome non succedeva niente diceva che il libro era rotto. Come certe cose di questo tipo il video ha girato sfruttando l’onda del “futuro della lettura” e della sostituzione della carta con il digitale, e ha imperversato in vari corsi di formazione oltre la sua naturale data di scadenza. Un po’ come quando sei con una persona, dici una cosa spiritosa e quella inizia a ridere, poi tu smetti e vedi che lei continua oltre ogni ragionevole tempistica.
Ecco, quel video mi è tornato in mente ieri sera mentre terzogenita mi mostrava raggiante il suo ultimo libro, “Un libro” di Hervé Tullet, comprato da terzogenita con la madre.
“Un libro” è la risposta più urbana a quel video virale del povero bambino lasciato troppo tempo davanti al tablet. In pratica nel libro ad un certo punto ci sono tre pallini gialli. Sotto, una scritta invita a strofinare il primo pallino a sinistra. Terzogenita lo strofina e gira pagina e il pallino è diventato rosso. Allora si invita a strofinare quello a destra. Terzogenita lo strofina e gira pagina e il pallino è diventato blu. Allora il libro invita a “tappare” cinque volte il pallino giallo rimasto. Terzogenita lo “tappa” cinque volte e gira pagina e il pallino giallo si è moltiplicato. E così via.
Bisogna scuotere il libro, inclinarlo, soffiarci sopra e – ci credereste? – i pallini colorati agiscono di conseguenza.
Mentre terzogenita lo “leggeva” io alle sue spalle recitavo le indicazioni e ridevo, splendido, pensavo, ecco la dimostrazione che quella cosa nascosta, quella che Barrie chiamerebbe il bacio nascosto all’angolo della bocca, quella cosa invisibile è in tutte le cose che riescono a catturarla: carta, inchiostro, codice, carne.

16. febbraio 2017 by fabrizio venerandi
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Impaginatori di digitale #2

Man mano che passa il tempo e aumenta il supporto “passivo” ad EPUB3 mi sto convincendo ad impaginare tutti gli ebook futuri già con la semantica XHTML5 e CSS2.1+subset CSS3.
Sia perché maggiore semantica significa anche lavorare meglio e con più chiarezza in fase di impaginazione, sia perché – come scrivevo nel precedente post – le idee vengono anche avendo a che fare direttamente con gli strumenti e le specifiche.
Per supporto passivo intendo dire che un EPUB3 che non utilizzi javascript e multimediale, funziona in genere con i moderni ebook reader basati su RMSDK e alcuni ebook reader e-ink iniziano anche a supportare qualcosa di Javascript.Kobo, per dire, fa funzionare molte delle mie poesie elettroniche se inserisco gli script in corpo XHTML.
Nei forum internazionali un po’ nerd su questo aspetto si strappano gli scalpi i tradizionalisti difensori dell’ePuB2 e gli amanti dell’EPUB3.
Ma bisogna essere sempre uber alles: mentre mentre si chiacchiera di EPUB3, altrove stanno già volando gli stracci su quello che deve essere/non essere EPUB4 e quello che sarà dpub.

Sul finale stimo che Cartagine debba essere distrutta: ovvero ricordo sempre che sabato 25 inizia a Torino il primo dei tre sabati di laboratorio creazione ebook con il sottoscritto. Quest’anno concederò più spazio a EPUB3.

15. febbraio 2017 by fabrizio venerandi
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Impaginatori di digitale

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Cosa cambia per chi scrive, per chi impagina, per chi produce un contenuto narrativo, informativo, culturale quando questo contenuto non viene pensato per essere stampato su carta? Gli scrittori scrivono libri o raccontano storie? Alcune mie considerazioni su questi cambiamenti su ebookreaderitalia, a margine di un saggio che sto leggendo di Bianca Gai (che non difende il libro di carta come potrebbe sembrare dalla mia breve citazione, anzi).

Può cambiare tutto e niente. Dipende soprattutto dalla consapevolezza dello strumento che si sta utilizzando, delle sue caratteristiche tecniche. La scrittura digitale nasce prima del codice, parte da una certa idea di narrazione non necessariamente legata all’oggetto libro da leggere pagina dopo pagina. Esiste una scrittura non-lineare che può tranquillamente vivere anche nel libro, quando lo si utilizzi in maniera dinamica. Il libro – per dire – può anche essere una tecnologia per accedere a database con migliaia di dati: basta prendere in mano un vocabolario.

Conoscere le caratteristiche tecniche significa anche aprire il cofano dei testi digitali. È un piacere per me, durante i laboratori di progettazione ebook, vedere gli occhi luccicare ai corsisti quando si rendono conto che con un ebook possono fare cose che non pensavano. Questo è un punto di non ritorno: le buone idee vengono fuori dal terreno rivoltato dalla conoscenza. Difficilmente farete un ebook diverso da un libro di carta se non sapete cosa c’è oltre il libro di carta.

Piccolo promo: il prossimo laboratorio che sto preparando è a Torino, iniziamo il 25 febbraio e continueremo per altri due sabati. Fino a lunedì prossimo c’è anche uno sconto sulla quota di iscrizione alle tre giornate.

10. febbraio 2017 by fabrizio venerandi
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Aperitivo con la letteratura elettronica a Torino

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Martedì 24 gennaio presso Rinascimenti Sociali, Via Maria Vittoria, 38 – Torino, aperitivo genovese con lectio magistralis del sottoscritto che parlerà di electronic literature e di Poesie elettroniche, il mio ultimo lavoro di poesia programmata in EPUB3. È la prima presentazione ufficiale di questo ebook e racconterò come è nato, come è fatto dentro e come possa essere progettato – al di là degli effetti speciali un testo di letteratura interattiva. L’occasione mi permetterà anche di raccontare/mostrare alcuni lavori interessanti di letteratura elettronica: l’ultima Electronic Literature Collection, alcune App come Lifeline e Alexandria, e anche alcune cose nascoste dei laboratori di Quintadicopertina, come la versione mutante di Tristano di Nanni Balestrini.

L’ingresso è gratuito, si inizia alle 19 e si finisce alle 20.30. Nel mentre racconteremo anche il calendario dei nuovi laboratori dedicati all’editoria digitale in partenza a Torino dal prossimo febbraio.

A Martedì!

20. gennaio 2017 by fabrizio venerandi
Categories: ebook news, EPUB3, Programmazione | Leave a comment

Macchine da scrivere 2.0

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[Attenzione: post ad alto contenuto nerd]

Una delle cose peculiari degli ebook reader è che usano l’inchiostro elettronico. Molti pensano che l’inchiostro elettronico sia più riposante per leggere rispetto ai normali schermi lcd di computer e tablet. Una cosa che mi sono sempre chiesto è se questa piacevolezza di lettura si sarebbe potuta mantenere anche nella scrittura, ovvero se la facilità di leggere su uno schermo elettronico si applicasse anche nell’attività di scrittura. Se la vista si affaticasse meno a scrivere con uno schermo e-ink rispetto al lavoro che normalmente si fa con un computer.

Non sono l’unico ad esserselo chiesto. Esistono startup che si sono focalizzate proprio su progetti di “macchine da scrivere digitali”, (vedi ad esempio la controversa FreeWrite) unendo la bellezza e la potenza di una tastiera meccanica, con quella dello schermo ad inchiostro elettronico.

Ma anche senza acquistare rischiosi prototipi è possibile assemblare da sé una piccola *macchina da scrivere 2.0*, con una tastiera meccanica e uno schermo e-ink.

Cosa serve

Per l’inchiostro elettronico serve un ebook reader aperto, perlomeno basato su Android e che permetta di installare applicazioni da Google Play. Io ho utilizzato il modello M96 della Onyx, un versatile ebook-reader/tablet basato su Android 4.0. Importante è che sia un modello in grado di supportare anche Bluetooth.

Da Google Play vanno scaricati due programmi: un programma di scrittura testi (ad esempio Writer Plus, che gestisce semplici formattazioni in markdown) e un programma capace di gestire una tastiera esterna, permettendo anche la personalizzazione dei tasti. External Keyboard Helper è una buona soluzione in questo senso.

Le tastiere da molti considerate migliori per la scrittura sono quelle meccaniche. Il modello deve però anche essere Bluetooth per permettere la connessione all’ebook reader. Non ci sono in realtà molte tastiere meccaniche Bluetooth. La mia scelta è caduta sulla LinDon BMK61S, una tastiera meccanica cinese che monta tasti imitazione dei tedeschi cherry blue. Si tratta di una tastiera compatta di discreta fattura e prezzo contenuto. La connessione con l’M96 avviene senza troppi problemi e External Keyboard Helper gestisce bene l’eventuale personalizzazione e localizzazione della tastiera. È una tastiera ibrida utilizzabile anche con normale cavo usb.

Il layout

Personalmente utilizzo un layout qzerty, reminescenze dell’originale mappatura dei computer Apple. Quindi non guardo i simboli che sono scritti sui tasti ma li associo automaticamente al posizionamento che già conosco. Se siete invece abituati a leggere i simboli sulla tastiera potrebbe essere molto più complesso (se non impossibile) trovare una tastiera meccanica Bluetooth con i simboli italiani sui tasti. È più facile prendere una tastiera USA e etichettare i tasti che presentano differenze (accenti e simili).

Scrivendo

Scrivere con un ebook reader è interessante. Si può scrivere nella penombra con l’aiuto di una lampada che illumina l’ambiente; da un certo punto di vista anche questo ricorda la scrittura pre-digitale, quando si scriveva su carta o su materiali che non mandavano luce propria. Oppure si può scrivere all’aperto e al sole, dove si avrebbe difficoltà a farlo con un portatile.

Si tratta di una scrittura sporca: l’e-ink non ha la pulizia dell’LCD quando si scrive. Alcune righe rimangono più scure di altre; c’è un delay tra la velocità con cui si scrive e quella con cui la parola appare sullo schermo; nello scrolling di tanto in tanto l’Onyx effettua un dithering per velocizzare la visualizzazione del testo; a volte lo schermo ha un refresh completo per pulizia; quando si fa editing a testo già scritto si creano di tanto in tanto temporanei artifatti.

Alcuni sono elementi distraenti, ad altri non ci si fa caso: si capisce però che non si sta usando un mezzo nato per fare quello. I lettori e-ink non sono nati per scrivere, e le applicazioni che usiamo per farlo non sono di certo ottimizzate per essere usate con inchiostro elettronico.

Eppure si riesce a scrivere, e anche a lungo. La gestione della parola in fase di scrittura, benché ancora imperfetta, è molto migliorata rispetto a una decina di anni fa. Ricordo quando, circa 2010, sperimentavo con il mio iLiad collegato ad una tastiera meccanica, il *brivido* della scrittura su e-ink. Rispetto ad allora questo sembra uno step successivo importante. Mi è parsa comunque più naturale la prima stesura del testo, piuttosto che la fase successiva dell’editing, che con pennino e refresh risulta meno immediata.

La cosa che andrà scoperta con il tempo è se questa nuova scrittura a macchina porti dei valori espressivi al di là della curiosità del mezzo, ovvero se l’ebook, da luogo isolato per la lettura, possa anche diventare uno strumento di isolamento dello scrittore nei confronti della ipervasività della macchina multipurpose digitale.

La cosa che infatti si nota che manca è la possibilità di uscire dalla scrittura per andare in rete a cercare qualcosa, aprire un secondo file per prendere un dato o frugare nelle mail per inserire un riferimento. Non che non si possa fare, ma si tratta di operazioni che in e-ink e con un lettore ebook diventano notevolmente più laboriose e lente.

Vale davvero allora il parallelo con l’isolamento dato dalla lettura: scrivere con e-ink oggi è piuttosto un momento di stacco rispetto a tutto il resto, per tornare a popolare testo (o codice) come si potrebbe fare con una sofisticata macchina da scrivere digitale.

17. gennaio 2017 by fabrizio venerandi
Categories: Programmazione | 4 comments

Poesie elettroniche su Nazione Indiana

Oggi su Nazione Indiana racconto come sono nate e come sono organizzate le poesie elettroniche che ho scritto/programmato in EPUB3.

Poesie elettroniche è un ebook EPUB3 di poesie interattive e grafiche uscito in coedizione Quintadicopertina e Nazione Indiana nel dicembre del 2016.

16. gennaio 2017 by fabrizio venerandi
Categories: ebook recensioni, EPUB3 | Leave a comment

Alla scoperta di EPUB3 e Javascript

Ricordo a chi fosse interessato che stasera parte la prima lezione del corso online di EPUB3 e Javascript. Vedremo cosa c’è di nuovo in EPUB3, come inserire video, audio, aggiungere semantica al testo, disegnare con le Canvas, interagire con SVG. Otto ore online con il sottoscritto divise in quattro lezioni.

Se avete curiosità di fare qualcosa che vada oltre il libro statico, questo corso potrebbe essere un buon punto di partenza. A stasera.

11. gennaio 2017 by fabrizio venerandi
Categories: EPUB3, Programmazione | Leave a comment

Poesie Elettroniche

la copertina di Poesie elettroniche

Avvertenza: questo è un post ad alto contenuto autoreferenziale e autopromozionale. Quest’anno ho lavorato a un ebook che — per diversi motivi — era abbastanza importante per me. Si tratta di un ebook di poesie elettroniche. Poesie, voglio dire, che utilizzano il codice di programmazione come elemento retorico, al pari di rime, chiasmi, metriche. Nel corso degli ultimi anni avevo pubblicato sul mio sito alcuni esperimenti (se ne era parlato anche su Nazione Indiana), ma questo ebook non è una raccolta di quei test, quanto un lavoro che prova a svolgere in maniera omogenea alcune germinazioni nate da quelli.

È stato per me un incrocio di diversi stimoli, letterari, editoriali e di programmazione. Sia perché avevo qualcosa da raccontare e mi trovavo più a mio agio con gli strumenti del codice che con quelli tradizionali, sia perché volevo da tempo creare un EPUB3 che mostrasse le caratteristiche e le potenzialità del formato senza essere costretto nei wunderkammer multimediali e fixed ad ogni costo, sia perché mi interessava cogliere il momento preciso in cui la parola scritta nella pagina acquista potenza dal codice per diventare qualcosa d’altro, ma senza perdere la propria identità di parola stampata.

Poesie elettroniche è un EPUB3, una coedizione di Quintadicopertina e Nazione Indiana. Anche questo è un aspetto a cui tenevo: portare la poesia elettronica all’interno di un formato editoriale. Uscire dall’idea dell’electronic poetry come stravaganza e presentarla come prodotto letterario.

Per i tipografi digitali può essere interessante guardare il codice. È un prodotto aperto: niente DRM, anzi, ho scritto le poesie e il codice in modo che fosse estremamente semplice moddare questo ebook. Cancellare i testi delle mie poesie e sostituirli con altre liriche, facendo in modo che l’ebook continui a funzionare con nuove parole e nuovi versi.

A proposito di ebook arricchiti: ad impreziosire il testo una bella panoramica di Gino Roncaglia sulle origini della poesia elettronica, dai progenitori della poesia grafica, alle poesie combinatorie di Nanni Balestrini.

Il testo è in promozione sul sito di Quintadicopertina fino alla fine dell’anno. Buona interazione e – se avete tempo e voglia – fatemi sapere che ne pensate.

22. dicembre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: ebook news, EPUB3, Interactive Fiction, Programmazione | Leave a comment

L’editore digitale non esiste (ma dà i numeri)

Sabato scorso sono stato alla sala Formentini di Milano per partecipare ad un evento Bookcity dedicato al digitale. Ero stato invitato come editore digitale, anche se nel corso degli interventi si è parlato di formazione, ed ho portato alcuni esempi della mia esperienza di docente sia con il Master Editoria della Cattolica, sia con ebookdesignschool di Quintadicopertina. Con me erano Davide Giansoldati di DGline e Michela Gualtieri di Tribook, che hanno raccontato del lavoro diverso, ma omogeneo, di chi usa il digitale come elemento di promozione, informazione e distribuzione dell’elemento libro. Moderatore un attento ed esperto Mauro Zerbini.
Si è parlato di molte cose, ma due vorrei riprenderle qua sul blog.

La prima: ancora una volta sono stato presentato al convegno Bookcity come editore digitale. Quintadicopertina è effettivamente nata come editrice digitale, oltre che proporsi per servizi per terzi con Quinta Factory e come formatore con la già citata ebookdesignschool.
Ma nel corso di sei anni anche il nostro lavoro e la capacità di vedere il prodotto editoriale sono mutati e — in un certo senso — si sono fatti più maturi, senza venire meno alle idee forti con cui avevamo iniziato nel 2010. Una frase che ci ha fatto da guida per molti anni è stata se vuoi fare un libro, ma invece fai un ebook solo perché non puoi stamparlo, non stai facendo un buon lavoro. Questo significa che esistono prodotti editoriali che non hanno senso in formato ebook, così come esistono ebook che non ha senso stampare su carta. Io, editore, devo trovare il formato e la distribuzione corretta per la cosa che voglio comunicare, la storia che voglio raccontare, le informazioni che voglio dare.

Valigetta e libro robotica

Davanti alla sala gremita ho detto che io non mi sento un editore digitale, ma un editore, che — quando è il caso — usa il digitale. E ho parlato del nostro ultimo titolo Robotica Creativa per giovani tecnologici, che non è un ebook, ma è un libro di carta, un testo di robotica per ragazzi, con allegata una valigetta piena di fili elettrici, diodi, motorini. Hardware. Quanto di più lontano dall’ebook si possa pensare. E di cui non è prevista una edizione ebook, perché non è il testo che abbia bisogno di una versione digitale. Non si tratta di una marcia indietro o di una scarsa fiducia negli ebook. Uno dei prossimi testi a cui stiamo lavorando è un EPUB3 di poesia elettronica, con versi che si modificano nel tempo, reagiscono al tocco del lettore, si moltiplicano nelle pagine dell’ebook.
Ma un editore che ha a cuore il contenuto che vuole comunicare e proporre ai suoi lettori, sceglierà tutti gli strumenti adatti al contenuto e pensando a come verrà letto/fruito, da chi, e dove.

La seconda cosa che ho detto è relativa alla metodologia con cui oggi si trattano i numeri dell’editoria digitale, presentandola talvolta come un fenomeno mancato, almeno in Italia, con cifre inferiori a quelle che molti si aspettavano. Si parla spesso oggi di una percentuale del 5% di ebook venduti, rispetto al comparto del libro tradizionale. In realtà ci sono alcuni precisazioni da fare, che possono modificare in maniera importante questa fantomatica percentuale di cui si parla. La prima, più banale, è che il 5% non è riferito al numero di ebook venduti, ma al fatturato. Stante che gli ebook costano in genere meno di quelli cartacei e che – in virtù della loro immaterialità – sono più facili da utilizzare per le pratiche di sconto anche molto aggressive (i famosi ebook venduti a 0.99 €) è facile pensare che l’incidenza percentuale degli ebook venduti rispetto ai libri tradizionali sia ben superiore al 5% misurato dal fatturato.
Ma anche la stima del 5% — personalmente — la reputo un dato dopato al ribasso. Chi veramente conosce i dati di vendita effettivi del digitale infatti sono in primo luogo le piattaforme di distribuzione e in secondo luogo gli store a queste piattaforme collegate. Ebbene, la più importante piattaforma di distribuzione e vendita ebook in Italia, Amazon, i dati di vendita non li comunica. Non li ha mai comunicati. Nessuno, tranne Amazon, sa quanti ebook venda il maggiore distributore ebook in Italia. Ma allora come si arriva alla percentuale del 5%?
In genere chiedendolo ai grossi editori. Se Mondadori o Feltrinelli (e altri) dicono di aver avuto un proprio fatturato interno legato agli ebook del 5%, in media, quel valore farà da lanterna per le stime percentuali. E questo, se pensiamo al mercato tradizionale, ha un suo senso. Che però non è detto che sia valido con il digitale.
Perché non deve essere valido? Perché nel digitale i medio-piccoli editori possono avere relazione diretta con Amazon, o aprire direttamente loro il proprio store su internet, bypassando piattaforme di distribuzione e store. I medio/piccoli editori quindi possono avere vendite, anche interessanti nel caso si abbia un testo che trovi la fortuna del pubblico, che sono fuori da qualunque radar di rilevazione statistica. Le migliaia di copie di ebook vendute da Quintadicopertina in questi anni, a livello statistico, non esistono.
Ma non è solo questo: le rilevazioni ai grossi editori non tengono in nessun contro un fenomeno grosso come quello del self-publishing. I testi autoprodotti in digitale, infatti, potranno in genere vendere poche copie (anche se ci sono di tanto in tanto eccezioni). Ma i self-publisher sono tanti. Se andate a vedere chi sono gli editori che hanno immesso nuovi titoli nel mercato dell’editoria digitale negli ultimi anni, tra i primi attori non trovate i grossi editori, ma le piattaforme di aggregazione e pubblicazione dei self-publisher. Sono loro ad aver immesso la grossa maggioranza dei nuovi titoli ebook.
Anche questi sono titoli-fantasma, che non sono rilevati da nessuna stima sul mercato italiano.

21. novembre 2016 by fabrizio venerandi
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Sabato 19 #BCM16

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18. novembre 2016 by fabrizio venerandi
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