Sulla crisi dei valori della scuola contemporanea

Quale sia lo spettacolo doloroso offertoci oggi dai fanciulli e dai giovani i quali passano per le pubbliche scuole, non c’è chi lo ignori.
Universale è il lamento per l’indisciplina delle scolaresche; e questo lamento non è mosso per ragione di scapataggini, proprie dell’indole vivace dei ragazzi, o per quelle che si chiamano monellerie; ma piuttosto per atti frequenti di aperta ribellione e di cinico disprezzo contro l’autorità del maestro, per l’insofferenza di qualsiasi ammonizione o consiglio, sia pure amorevole, de’maggiori, per la pretesa sfacciata di premi e di promozioni, senza alcun merito reale che le giustifichi; per la facile abitudine di attaccar brighe con chicchessia, e di riescire il tormento di chi ha la poco lieta fortuna di abitare o di passare vicino ad una scuola. Il sigaro, il turpiloquio, la bestemmia appaiono frutti già maturi sulle labbra degli adolescenti. I quali e colla sguaiataggine delle maniere e colla sconcezza de’discorsi, e col piglio arrogante del mascalzone si permettono d’insolentire contro le persone più rispettabili.

E se lo sanno a prova tanti miseri genitori i quali trovano nei figlioli, che dovrebbero essere il conforto maggiore della loro vita, dispiaceri continui nel presente, e ragione di fiero sgomento per l’avvenire. Ne’giovinetti più divezzati la smania di formarsi in assemblee ove si addestrano, presto davvero, a tutte le intolleranze settarie, a tutte le soverchierie de’partiti politici, è a chi ben guarda, cosa che dà molto a pensare. Codeste assemblee di ragazzi, pronti sempre a ritirarsi sull’Aventino per far forca alla scuola, dove si parla sempre dei diritti e mai dei doveri degli studenti, dove si decreta solennemente oggi l’abolizione del greco, e domani magari quella di qualche altra disciplina; dove si giudicano senz’appello tutte le autorità, da quella dei loro professori fino a quella del Ministro; dove si discorre e si sentenzia senza una competenza al mondo sulle più ardue questioni sociali, dove sì mandano alle stelle le corbellerie più marchiane di certi insegnanti, degni di qualche altra cosa, ma non di una cattedra; dove si prepara e si coltiva con loschi intendimenti il mal seme dell’intolleranza religiosa: codeste assemblee, dico, saranno, come altri pensa e dice, una cosa ridicola; io la credo un’ignobile parodia delle istituzioni patrie, una caricatura del parlamentarismo di piazza, un funesto avviamento a mali gravissimi.

Le conseguenze di tutto questo rigoglio di vita, sciupato così miseramente, si fa sentire nelle scuole; ne guasta l’ambiente; ne turba la quiete, e ne bandisce ogni gentilezza di affetto giovanile, per sostituirvi l’afa affannosa di passioni sbrigliate, e spesso l’aria mortifera e contagiosa del vizio.
Per così fatta trafila morale, con una gradazione spaventosamente crescente di cattiva educazione, passano le giovani speranze della patria: gradazione che incomincia nella scuola elementare e via via procede nelle scuole maggiori. Che sorta di cittadini si preparino in questo modo al paese, è inutile che io lo dica.
Le statistiche criminali ci additano le centinaia di fanciulli delinquenti che ogni anno vengono colpiti dalla giustizia punitiva, e i suicidii non infrequenti di ragazzi, già stanchi della vita, prima di averla vissuta, lumeggiano di sinistra luce e completano il quadro. E non è a dire che codesti sciagurati siano analfabeti.

[…]

L’edificio della famiglia è scosso dalle fondamenta; le leggi dell’affetto coniugale, sono messe in ridicolo ; i figliuoli si mostrano irriverenti, e peggio contro i genitori, la pace è bandita dalle pareti domestiche, e lacrimevoli discordie separano coloro che, per i proprio interesse almeno, e per legge di natura, dovrebbero restare uniti per essere forti, e potersi soccorrere vicendevolmente nelle difficili prove della vita.
La indecenza di certe fotografie e delle stampe pornografiche forniscono sorgenti allettatrici, alle quali giovani e fanciulli bevono a lunghi sorsi il veleno dell’immoralità. Non è raro vedere nella vicinanza di pubbliche scuole pubblici spacci di simili ribalderie, preparazione prossima che si offre agli scolari lungo le strade che devono percorrere per andare alla scuola. E a che approdino tante oscenità e tanti attentati contro i buoni costumi, che non si sanno impedire da chi avrebbe diritto e dovere di farlo, ce lo dicono prima gli osceni grafiti che gli scolari si permettono non raramente di disegnare sulle pareti, dentro e fuori della scuola, e il numero dei giovani che si trovano inabili al servizio militare.
Strana incoerenza codesta, fra le tante a cui ci siamo abituati, che lo spaccio delle sostanze venefiche non sia permesso al farmacista senza una ricetta medica che le prescriva, e sia fatta ampia licenza a chicchessia di spacciare ai ragazzi veleni assai più funesti di quelli che possono spegnere la vita del corpo.
Ci vorrà ben altro rimedio che la ginnastica e il tiro al bersaglio per rinvigorire nei giovani la fibra consumata dal vizio!….

[…]

Eppure non si è risparmiato fatica e denaro per aprire scuole, per diffondere l’istruzione fra le masse, per educarle, per renderle capaci di apprezzare sempre più i benefizi della libertà e i doveri maggiori che s’impongono ad un popolo che vuole esserne degno.
E, parlando della sola istruzione primaria, si sono fondale ogni maniera di scuole. Si sono moltiplicali gli asili d’infanzia; si sono aperte in tutte le terre d’Italia scuole elementari diurne e serali. E non sono state poche le scuole della domenica per gli adulti e le scuole di reggimento per i soldati e le scuole normali per i maestri. Si è cercato insomma ogni mezzo per far penetrare l’istruzione attraverso tutti gli strati della nazione, e alle migliaia di maestri e di istitutori d’ogni maniera si diedero collaboratori e duci: ispettori, delegati scolastici, soprintendenti, provveditori. Strano invero che il seme dell’istruzione, sparso cosi a larga mano sulla nostra terra, fecondata dal sangue di tanti valorosi, redenta a prezzo di lagrime e di sacrifizi inenarrabili, dovesse si fattamente intristire da tralignare in pianta impotente a dar buoni frutti, e per poco non dissi parassita e venefica.
Come è ciò accaduto?
Abbiamo creduto, o ci è parso, di dare al paese il beneficio di una soda istruzione e di una buona educazione, e ci siamo ingannati. Abbiamo demolito e lasciato demolire imprudentemente troppe cose, e abbiamo seminato sulle rovine.
Abbiamo fatto un’opera stolta: fra i calcinacci e i sassi vengono bene la gramigna e l’ortica, non il buon frumento. La frenesia di demolire uomini e cose ci ha condotto al presente periodo di scetticismo e di anemia morale. Quando è spento ogni ideale, quando è morta ogni fede, non esiste più autorità, perché così ad obbedire come a comandare bisogna credere in qualche cosa.

[…]

Da ‘Maestri e scuole elementari’, di Appio Fiorilli, in «La Rassegna Nazionale», volume XVIII, anno VI, 16 Luglio 1884.

15. settembre 2019 by fabrizio venerandi
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Il ritorno di Mens

In questi giorni sto lavorando a un testo che racconta alcuni anni della mia adolescenza, l’arrivo dei primi videogame, i primi Home Computer e i miei primi esperimenti nello scrivere un mio arcade.
La memoria è tornata a “Il ritorno di Mens”, un videogioco che – quindicenne – avevo scritto su Apple ][ e che recentemente era riemerso da alcuni floppy disk dell’epoca. Era un arcade che avevo scritto per me e, rivedendolo oggi, leggendo le ingenue schermate che presentano la trama della storia e gli antagonisti, provando il legnoso gameplay e le grafiche scarne, ho provato comunque l’orgoglio di esserci stato, di essermi messo trentaquattro anni fa davanti a un computer e aver scritto il codice per creare la mia versione di qualcosa che fioriva tutto attorno a me. Un po’ come ritrovare una vecchia poesia, o un racconto adolescenziale.

Ecco, ho preso qualche minuto per preparare un Floppy con “Il ritorno di Mens” e metterlo qua, in libero scarico. Chiunque avesse un Apple ][ a portata di mano (o più facilmente un emulatore) e volesse fare un piccolo salto nel tempo nel mio passato, cliccando sul dischetto qua sotto si potrà scaricare il disco immagine del floppy 5 1/4 per provare a salvare questa ennesima principessa rapita.

Have fun

floppy5

01. settembre 2019 by fabrizio venerandi
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l’amore non si ferma mai

tutto scorre amore:
sangue, labbra, il nostro odore

26. luglio 2019 by fabrizio venerandi
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LOFI 2019

LOFI 2019 è una raccolta di letture, poesie sonore, suoni, sperimentazioni registrate con la voce e il computer, dal 1999 al 2018. Ci sono voci e idee di Stefania, Francesco, Mara, Maria Cecilia, Niccolò, Simone, Donald, Federico. Sono presenti anche cover da Nanni Balestrini, Gisela Elsner e Mauro Mazzetti.

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26. luglio 2019 by fabrizio venerandi
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Il corpo di Paolo Gentiluomo

il corpo di paolo gentiluomo pene bocca capelli occhio orecchio1 orecchio2 naso costole seno1 seno2 stomaco culo coscia1 coscai2

Un corpo di Paolo Gentiluomo che, se toccato, emana voce. Voce di Paolo Gentiluomo, codice di Fabrizio Venerandi. Un progetto iniziato nel 2002, terminato nel 2019.

22. luglio 2019 by fabrizio venerandi
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Acquario Estivo

Scrivine ancora uno, grazie

fish

10. luglio 2019 by fabrizio venerandi
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Zampirone estivo

Quel disco che tieni in mano quel sole / verde che lo tieni come un solare un plesso / amore quel verme riavvolto come un circo / nflesso morte – amore – porta bene / dizione alla tua carne stanca al sole / che macera e scalda sangue sotto la pelle / e bolle e marcisce la tua muscola / tura amore sudata ti sei abbronzata / e sbocciano come fiori urticanti rossi / i bozzoli dei succhi miei d’insetta / che ti sbottono tra poro e poro ti strap / po ti dentello amore ti taglio di filetto / e suggo il sugo tuo, dico il sudore rosso / che tieni sottovuoto amore spingo / e tu – irata – le dita muovi in sensi inversi / dei due vermi verdi vuoi fare separata testa / del disco che tieni in mano coda cerchi / e l’infiammi del calore tuo che sulla pelle brucia / ma l’un verme l’altro spacchetta / in tocchi rotti di pelle di serpe morta / che farai – dixit – pier dal morrone / or ch’hai sfondato lo zampirone?

06. luglio 2019 by fabrizio venerandi
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Letteratura Elettronica: intervista su Argonline

Su argonline potete trovare una lunga chiacchierata con Francesco Faccioli, con domande molto puntuali che mi hanno permesso di dire qualcosa sul fare poesia nerd, i rapporti con l’informatica, la visione del libro digitale di Nanni Balestrini, i videogiochi, la letteratura elettronica, il codice e i poetry slam.
Buona lettura.

03. luglio 2019 by fabrizio venerandi
Categories: digitale & analogico, electronicPoetry, EPUB3, Interactive Fiction, Programmazione, videogame | Leave a comment

Sei umano?

reciccia

02. luglio 2019 by fabrizio venerandi
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Poesie Elettroniche (e molto altro) a La Punta della Lingua

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Il primo luglio 2019 sarò a La punta della lingua, Ancona, per presentare e leggere le mie Poesie Elettroniche.

Alle 17 si aprirà lo spazio Multiverso Spazio poesia che vedrà diversi interventi e installazioni performative: Fabio Orecchini con TerraeMotus, Poe3D del progetto Orbìta, Le “parole orrende” di Vincenzo Ostuni e infine, attorno alle diciannove e trenta, le Poesie Elettroniche.

Si continuerà alle 21:30 al Lazzabaretto con un reading di Fabio Orecchini, Vincenzo Ostuni e del sottoscritto Fabrizio Venerandi.

In questa pagina trovate tutto il programma.

28. giugno 2019 by fabrizio venerandi
Categories: electronicPoetry | Leave a comment

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