Portare la poesia elettronica negli appartamenti di Genova

Hors Lits

Cosa abbiamo fatto il 31 ottobre sera con Filippo Balestra per l’iniziativa Hors Lits? Abbiamo ricevuto in un bellissimo appartamento nel centro storico due gruppi di persone che vagavano di appartamento in appartamento per assistere ad eventi di poesia, danza, teatro, musica e altro.

Appena entrati abbiamo “coptato” alcuni di loro e gli abbiamo fatto leggere alcune righe delle Etimologie di Isidoro di Siviglia, campionando la loro voce sul mio Macbook.

Poi, con Filippo, abbiamo spiegato cosa sia la letteratura elettronica e abbiamo sfogliato le poesie elettroniche che – finalmente – ho anche avuto modo di leggere in pubblico e non solo mostrarne i meccanismi. Filippo interagiva con i testi occlusi e tirava le leve digitali dei testi instabili e io leggevo davanti al pubblico stupito la stessa poesia, più volte, ma diversa.

Alla fine abbiamo ripreso Isidoro di Siviglia, mostrando il testo portato anni fa all’evento di ri-creazione del mondo di Andrea Inglese, dove i rumori che il pubblico faceva nella stanza modificavano il testo di Isidoro che perdeva la certezza religiosa dello studioso che descriveva il mondo esterno per inglobare parole, molto più instabili, che descrivevano il mio mondo interno.

La sigla finale era il lavoro di frammentazione e trasformazione in suoni delle voci del pubblico che aveva letto Isidoro, un lavoro “live” sui suoni che perdendo di senso andavano anche loro ad alterare il senso del frammento delle Etimologie proiettato davanti al pubblico.

Due pillole di una mezzoretta l’una che hanno trovato un pubblico non scontato, finalmente curioso, entusiasta e davvero generoso. È stata una delle poche volte, fuori dall’ambito accademico, in cui la letteratura elettronica veniva vista come una scoperta inaspettata, utile, spiazzante.

Grazie a tutti quelli che hanno partecipato.

04. novembre 2019 by fabrizio venerandi
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Sagebrush – ancora interactive fiction

Immagine da Sagebrush

Ho giocato in queste ultime settimane a Sagebrush. Si tratta ancora una volta di un videogioco nel quale la componente narrativa è dominante. Un videogioco grafico, costruito come una AT, che racconta, dall’interno, la storia di una comunità religiosa che implode nel fanatismo e nella morte. La descrizione mette in rilievo l’aspetto esplorativo e particolare della trama:

Sagebrush is a short-form first-person narrative adventure about exploring the compound of an apocalyptic Millenialist cult in remote New Mexico years after they collectively took their lives in a mass suicide event.

In Sagebrush, you’ll investigate the long-abandoned Black Sage Ranch, the former home of Perfect Heaven, an apocalyptic cult formed in the early 1990s under the guiding hand of the prophet Father James.

La grafica 3D è in bassa qualità, sembra di giocare a un gioco inizio anni novanta, ma come altri titoli usciti recentemente (The Eternal Castle) questa è una scelta estetico/narrativa e non un limite.

La storia si snoda seguendo il tipico impianto delle interactive fiction, e la grafica spartana ma efficace aiuta ad immedesimarsi nella tensione della storia, così come l’ottimo comparto sonoro. Si leggono i diari, si ascoltano le voci dei fanatici della setta, si capiscono le loro ragioni e si vedono i segreti e le vergogne nascoste dietro al culto. L’interazione con gli ambienti, i motti appesi alle pareti, i regolamenti, i compiti scolastici dei bambini corretti nella scuola della setta, tutto questo permette al gioco di sviluppare un mondo narrativo nel quale il lettore/giocatore si muove.

Dopo un finale tutt’altro che scontato, il giudizio sull’opera, molto breve, è senz’altro positivo. Un altro esempio di come i videogiochi si stiano svincolando dal divertimento fine a se stesso per raccontare storie, cose. Da un certo punto di vista non sono più nemmeno videogiochi, sono puri ambienti narrativi che utilizzano, a volte in maniera molto marginale, alcuni residui del video-gaming come “vocabolario” di interazione con il lettore/giocatore.

Thank you 4 playing

Brilla per ambiguità una delle scritte finali del gioco: thank you for playing. Abbiamo “giocato” o abbiamo “interpretato” un personaggio? Non sono questi videogiochi delle interpretazioni che facciamo di personaggi a cui diamo vita in mondi creati attorno a loro per immergerci con loro nelle storie programmate dai creatori?

Nessun difetto? Forse la brevità della trama. Alcuni aspetti nella personalità di James e degli altri adepti della setta avrebbero meritato uno sviluppo più complesso. Anche se – di contro – questo avrebbe appesantito il gaming che è invece piuttosto avvincente.

Alla fine: tra romanzo e fiction sta emergendo sempre di più un nuovo media per raccontare storie complesse, il videogame.

27. ottobre 2019 by fabrizio venerandi
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Dal buco di Fortnite al villaggio di Necronomicon [ricordi]

ven2

Ripensando al buco nero di Fortnite mi è tornato alla mente quando, nel 1989, avevamo dovuto con Alessandro affrontare il problema del reset del gioco multiutente Necronomicon e di come introdurre eventi e cambiamenti all’interno della struttura del gioco, senza che gli utenti venissero scollegati o dovessero aspettare off-line il ripristino del mondo.

Ne venivamo, da giocatori, da AMP, che durante il reset del gioco cacciava fuori tutti i giocatori, interrompeva il mondo e lo ripristinava con molta lentezza. Una cosa che io e Alessandro pensavamo fosse troppo rozza e che non era applicabile in un gioco a pagamento come Necronomicon (non era una buona idea scollegare persone che stavano pagando 220 lire al minuto).

La soluzione di Alessandro fu estremamente elegante: il gioco non si resettava mai, perché in realtà era continuamente in reset. A cicli, una popolazione del gioco, i nani delle montagne, si preoccupava di ripristinare i singoli oggetti o le singole situazioni del mondo. Ogni intervallo di tempo prestabilito un nano partiva e andava a ripristinare qualcosa, in modo che il mondo fosse in perennemente cambiamento e nello stesso tempo in continuo riordino.

In un punto particolare del gioco ci divertimmo a bloccare il reset: i nani erano infatti in sciopero e quella zona del mondo poteva venire ripristinata solo se si pagavano i nani per farlo.

Creammo anche quello che oggi su Fortnite verrebbe definito un evento: annunciammo che in un determinato giorno, ad una determinata ora, qualcosa sarebbe successo.

I giocatori si collegarono in massa per quel giorno, e all’ora designata un personaggio non giocante iniziò a girare per la valle chiamando a sé i giocatori, portandoli in una zona del gioco, il villaggio abbandonato, che improvvisamente venne ripopolato dei suoi antichi cittadini.

Anche questa volta senza reset o buchi neri una zona del gioco si trasformò sotto gli occhi dei giocatori espandendosi per centinaia di nuove locazioni e decine di mob che i giocatori iniziarono subito ad esplorare.

Era circa il millenovecentonovanta e su Videotel girava il primo gioco online multiutente interamente progettato e scritto in Italia.

15. ottobre 2019 by fabrizio venerandi
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Le tecnologie che cambiano la testa degli uomini

Il registratore di Leon Scott

Il registratore di Leon Scott

SALVA CON NOME

Ho un certo interesse morboso, portato avanti per fortuna con grande indolenza e senza nessuna passione, per i momenti che hanno determinato, tramite un cambio di tecnologia, un cambiamento nella vita dell’uomo.

Ieri notte stavo cercando informazioni sulla nascita della scrittura, soprattutto nel passaggio da sistema mnemonico a strumento espressivo e sono finito in questa cosa che non sapevo, che trovo assolutamente affascinante.

Popoli mesopotamici, circa 8000 a.c. non sanno ancora scrivere, ma è normale, nessuno sa scrivere. Però iniziano a dover tener conto. Metti che presti del farro a qualcuno, degli animali, vuoi ricordarti.

Allora si inventano i token, piccoli oggetti simbolici, sfere, coni, cilindri. Ogni token rappresenta un tipo di bene e più token ovviamente sono più unità del singolo bene.

Con il passare dei millenni questi token inglobano sempre più metadati, piccoli segni o mutamenti di forma permettono di indicare che tipo di animale si sta rappresentando, il sesso o l’età.

E fin qua tutto normale, ci sarebbe arrivata anche terzogenita di suo.

Ad un certo punto però questi token vengono raggruppati. Ad esempio per memorizzare un debito o custodire un unita di calcolo complessa. E magari questa cifra la si vuole tenere sicura, senza che ci sia il rischio che qualcuno la manometta o si corrompa.

Che fanno i Sumeri? Prendono un po’ di argilla, la modellano a palla, ci fanno un buco dentro, ci infilano i token, richiudono l’argilla, disegnano un sigillo e scaldano l’argilla, in modo che diventi dura.

In questo modo “salvano” la cifra, non usano gli hard disk o le SSD, ma palle di argilla. Dure palle di argilla.

Se qualcuno vuole aprire la palla per modificare o manomettere il token, deve proprio spaccarla, rendendo la manomissione manifesta.

C’è però un problema: l’argilla non è trasparente. Una volta che infili i token dentro la palla non li vedi più e quindi non puoi sapere che cifra hai memorizzato. Dovresti spaccarla per vederlo.

Qui l’idea.

I sumeri prendono l’abitudine di premere i token sull’esterno della palla di argilla, quando ancora è morbida, prima di metterli dentro. In questo modo resta il segno dei token che sono stati inseriti dentro. Una volta chiusa e scaldata la palla, basta vedere i segni che sono fuori della palla per capire i token che sono dentro. Non sei costretto a spaccare la palla per conoscere la cifra salvata.

Ecco la svolta.

Ad un certo punto qualcuno si rende conto che non è nemmeno necessario mettere i token dentro alla palla.
Basta il segno
. I token non servono più.

La scrittura.

Press Record to Remember

Ho continuato la mia esplorazione, sono andato a cercare un altro momento chiave, molto più vicino a me, che ha influenzato e sta influenzando la società e la cultura delle persone: ho cercato quando fosse stata fatta la prima registrazione audio.

Pensare a un mondo in cui non vi fosse la riproducibilità tecnica sonora, e poi il prodigio di potere memorizzare – nel tempo – i suoni. E la scoperta che ho fatto è stata che anche questo passaggio parte con una scrittura.

L’inizio di tutto è stato infatti – probabilmente – nel 1857, con il fonautografo di Édouard-Léon Scott de Martinville, un macchinario che permetteva di trasformare il suono in linee tracciate su carta o vetri anneriti con il nerofumo.

Si trattava di una macchina per studiare, graficamente, l’ampiezza e la forma delle onde sonore. Non era in alcun modo possibile riprodurre il suono: semplicemente la voce veniva trasformata in linee ondulate su fogli.

Bene: questi fogli sono stati conservati, e una decina di anni fa sono stati ripresi, digitalizzati e sono stati scritti software che – leggendo le onde sonore “disegnate” – potessero fare il percorso inverso: riconvertire rumori, voci, canti dalla carta al suono.

Sono così emerse voci che erano state “registrate” su carta quasi centosessanta anni fa: un canto di Au Clair de la Lune e Vole Petite Abeille, i primi versi dell’Aminta del Tasso e altre cose ancora.

11. ottobre 2019 by fabrizio venerandi
Categories: digitale & analogico, generative music | Leave a comment

Avvisi per la popolazione

poetronica

A dio piacendo domattina parteciperò alla Patella Ferruginea Kayak Tour, uscendo in Kayak per scoprire tutte le bellezze della Patella Ferruginea. Don’t Ask.

Se sopravvivo, cosa che oggettivamente spero, scenderò dal Kayak e partirò alla volta di Torino per partecipare al Poetronica #1 Bang Gang @Off Topic, nello specifico andrò a leggere due poesie da tre minuti l’una in uno slam poetry che spero appassionante e ricco di emozioni per tutti i torinesi.

Stay tuned.

Info evento:
https://www.facebook.com/events/365107331087989/

27. settembre 2019 by fabrizio venerandi
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Sulla crisi dei valori della scuola contemporanea

Quale sia lo spettacolo doloroso offertoci oggi dai fanciulli e dai giovani i quali passano per le pubbliche scuole, non c’è chi lo ignori.
Universale è il lamento per l’indisciplina delle scolaresche; e questo lamento non è mosso per ragione di scapataggini, proprie dell’indole vivace dei ragazzi, o per quelle che si chiamano monellerie; ma piuttosto per atti frequenti di aperta ribellione e di cinico disprezzo contro l’autorità del maestro, per l’insofferenza di qualsiasi ammonizione o consiglio, sia pure amorevole, de’maggiori, per la pretesa sfacciata di premi e di promozioni, senza alcun merito reale che le giustifichi; per la facile abitudine di attaccar brighe con chicchessia, e di riescire il tormento di chi ha la poco lieta fortuna di abitare o di passare vicino ad una scuola. Il sigaro, il turpiloquio, la bestemmia appaiono frutti già maturi sulle labbra degli adolescenti. I quali e colla sguaiataggine delle maniere e colla sconcezza de’discorsi, e col piglio arrogante del mascalzone si permettono d’insolentire contro le persone più rispettabili.

E se lo sanno a prova tanti miseri genitori i quali trovano nei figlioli, che dovrebbero essere il conforto maggiore della loro vita, dispiaceri continui nel presente, e ragione di fiero sgomento per l’avvenire. Ne’giovinetti più divezzati la smania di formarsi in assemblee ove si addestrano, presto davvero, a tutte le intolleranze settarie, a tutte le soverchierie de’partiti politici, è a chi ben guarda, cosa che dà molto a pensare. Codeste assemblee di ragazzi, pronti sempre a ritirarsi sull’Aventino per far forca alla scuola, dove si parla sempre dei diritti e mai dei doveri degli studenti, dove si decreta solennemente oggi l’abolizione del greco, e domani magari quella di qualche altra disciplina; dove si giudicano senz’appello tutte le autorità, da quella dei loro professori fino a quella del Ministro; dove si discorre e si sentenzia senza una competenza al mondo sulle più ardue questioni sociali, dove sì mandano alle stelle le corbellerie più marchiane di certi insegnanti, degni di qualche altra cosa, ma non di una cattedra; dove si prepara e si coltiva con loschi intendimenti il mal seme dell’intolleranza religiosa: codeste assemblee, dico, saranno, come altri pensa e dice, una cosa ridicola; io la credo un’ignobile parodia delle istituzioni patrie, una caricatura del parlamentarismo di piazza, un funesto avviamento a mali gravissimi.

Le conseguenze di tutto questo rigoglio di vita, sciupato così miseramente, si fa sentire nelle scuole; ne guasta l’ambiente; ne turba la quiete, e ne bandisce ogni gentilezza di affetto giovanile, per sostituirvi l’afa affannosa di passioni sbrigliate, e spesso l’aria mortifera e contagiosa del vizio.
Per così fatta trafila morale, con una gradazione spaventosamente crescente di cattiva educazione, passano le giovani speranze della patria: gradazione che incomincia nella scuola elementare e via via procede nelle scuole maggiori. Che sorta di cittadini si preparino in questo modo al paese, è inutile che io lo dica.
Le statistiche criminali ci additano le centinaia di fanciulli delinquenti che ogni anno vengono colpiti dalla giustizia punitiva, e i suicidii non infrequenti di ragazzi, già stanchi della vita, prima di averla vissuta, lumeggiano di sinistra luce e completano il quadro. E non è a dire che codesti sciagurati siano analfabeti.

[…]

L’edificio della famiglia è scosso dalle fondamenta; le leggi dell’affetto coniugale, sono messe in ridicolo ; i figliuoli si mostrano irriverenti, e peggio contro i genitori, la pace è bandita dalle pareti domestiche, e lacrimevoli discordie separano coloro che, per i proprio interesse almeno, e per legge di natura, dovrebbero restare uniti per essere forti, e potersi soccorrere vicendevolmente nelle difficili prove della vita.
La indecenza di certe fotografie e delle stampe pornografiche forniscono sorgenti allettatrici, alle quali giovani e fanciulli bevono a lunghi sorsi il veleno dell’immoralità. Non è raro vedere nella vicinanza di pubbliche scuole pubblici spacci di simili ribalderie, preparazione prossima che si offre agli scolari lungo le strade che devono percorrere per andare alla scuola. E a che approdino tante oscenità e tanti attentati contro i buoni costumi, che non si sanno impedire da chi avrebbe diritto e dovere di farlo, ce lo dicono prima gli osceni grafiti che gli scolari si permettono non raramente di disegnare sulle pareti, dentro e fuori della scuola, e il numero dei giovani che si trovano inabili al servizio militare.
Strana incoerenza codesta, fra le tante a cui ci siamo abituati, che lo spaccio delle sostanze venefiche non sia permesso al farmacista senza una ricetta medica che le prescriva, e sia fatta ampia licenza a chicchessia di spacciare ai ragazzi veleni assai più funesti di quelli che possono spegnere la vita del corpo.
Ci vorrà ben altro rimedio che la ginnastica e il tiro al bersaglio per rinvigorire nei giovani la fibra consumata dal vizio!….

[…]

Eppure non si è risparmiato fatica e denaro per aprire scuole, per diffondere l’istruzione fra le masse, per educarle, per renderle capaci di apprezzare sempre più i benefizi della libertà e i doveri maggiori che s’impongono ad un popolo che vuole esserne degno.
E, parlando della sola istruzione primaria, si sono fondale ogni maniera di scuole. Si sono moltiplicali gli asili d’infanzia; si sono aperte in tutte le terre d’Italia scuole elementari diurne e serali. E non sono state poche le scuole della domenica per gli adulti e le scuole di reggimento per i soldati e le scuole normali per i maestri. Si è cercato insomma ogni mezzo per far penetrare l’istruzione attraverso tutti gli strati della nazione, e alle migliaia di maestri e di istitutori d’ogni maniera si diedero collaboratori e duci: ispettori, delegati scolastici, soprintendenti, provveditori. Strano invero che il seme dell’istruzione, sparso cosi a larga mano sulla nostra terra, fecondata dal sangue di tanti valorosi, redenta a prezzo di lagrime e di sacrifizi inenarrabili, dovesse si fattamente intristire da tralignare in pianta impotente a dar buoni frutti, e per poco non dissi parassita e venefica.
Come è ciò accaduto?
Abbiamo creduto, o ci è parso, di dare al paese il beneficio di una soda istruzione e di una buona educazione, e ci siamo ingannati. Abbiamo demolito e lasciato demolire imprudentemente troppe cose, e abbiamo seminato sulle rovine.
Abbiamo fatto un’opera stolta: fra i calcinacci e i sassi vengono bene la gramigna e l’ortica, non il buon frumento. La frenesia di demolire uomini e cose ci ha condotto al presente periodo di scetticismo e di anemia morale. Quando è spento ogni ideale, quando è morta ogni fede, non esiste più autorità, perché così ad obbedire come a comandare bisogna credere in qualche cosa.

[…]

Da ‘Maestri e scuole elementari’, di Appio Fiorilli, in «La Rassegna Nazionale», volume XVIII, anno VI, 16 Luglio 1884.

15. settembre 2019 by fabrizio venerandi
Categories: Scuola | 1 comment

Il ritorno di Mens

In questi giorni sto lavorando a un testo che racconta alcuni anni della mia adolescenza, l’arrivo dei primi videogame, i primi Home Computer e i miei primi esperimenti nello scrivere un mio arcade.
La memoria è tornata a “Il ritorno di Mens”, un videogioco che – quindicenne – avevo scritto su Apple ][ e che recentemente era riemerso da alcuni floppy disk dell’epoca. Era un arcade che avevo scritto per me e, rivedendolo oggi, leggendo le ingenue schermate che presentano la trama della storia e gli antagonisti, provando il legnoso gameplay e le grafiche scarne, ho provato comunque l’orgoglio di esserci stato, di essermi messo trentaquattro anni fa davanti a un computer e aver scritto il codice per creare la mia versione di qualcosa che fioriva tutto attorno a me. Un po’ come ritrovare una vecchia poesia, o un racconto adolescenziale.

Ecco, ho preso qualche minuto per preparare un Floppy con “Il ritorno di Mens” e metterlo qua, in libero scarico. Chiunque avesse un Apple ][ a portata di mano (o più facilmente un emulatore) e volesse fare un piccolo salto nel tempo nel mio passato, cliccando sul dischetto qua sotto si potrà scaricare il disco immagine del floppy 5 1/4 per provare a salvare questa ennesima principessa rapita.

Have fun

floppy5

01. settembre 2019 by fabrizio venerandi
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l’amore non si ferma mai

tutto scorre amore:
sangue, labbra, il nostro odore

26. luglio 2019 by fabrizio venerandi
Categories: Pagine di letteratura elettronica | Leave a comment

LOFI 2019

LOFI 2019 è una raccolta di letture, poesie sonore, suoni, sperimentazioni registrate con la voce e il computer, dal 1999 al 2018. Ci sono voci e idee di Stefania, Francesco, Mara, Maria Cecilia, Niccolò, Simone, Donald, Federico. Sono presenti anche cover da Nanni Balestrini, Gisela Elsner e Mauro Mazzetti.

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26. luglio 2019 by fabrizio venerandi
Categories: Pagine di letteratura elettronica | Leave a comment

Il corpo di Paolo Gentiluomo

il corpo di paolo gentiluomo pene bocca capelli occhio orecchio1 orecchio2 naso costole seno1 seno2 stomaco culo coscia1 coscai2

Un corpo di Paolo Gentiluomo che, se toccato, emana voce. Voce di Paolo Gentiluomo, codice di Fabrizio Venerandi. Un progetto iniziato nel 2002, terminato nel 2019.

22. luglio 2019 by fabrizio venerandi
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