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L’editore digitale non esiste (ma dà i numeri)

Sabato scorso sono stato alla sala Formentini di Milano per partecipare ad un evento Bookcity dedicato al digitale. Ero stato invitato come editore digitale, anche se nel corso degli interventi si è parlato di formazione, ed ho portato alcuni esempi della mia esperienza di docente sia con il Master Editoria della Cattolica, sia con ebookdesignschool di Quintadicopertina. Con me erano Davide Giansoldati di DGline e Michela Gualtieri di Tribook, che hanno raccontato del lavoro diverso, ma omogeneo, di chi usa il digitale come elemento di promozione, informazione e distribuzione dell’elemento libro. Moderatore un attento ed esperto Mauro Zerbini.
Si è parlato di molte cose, ma due vorrei riprenderle qua sul blog.

La prima: ancora una volta sono stato presentato al convegno Bookcity come editore digitale. Quintadicopertina è effettivamente nata come editrice digitale, oltre che proporsi per servizi per terzi con Quinta Factory e come formatore con la già citata ebookdesignschool.
Ma nel corso di sei anni anche il nostro lavoro e la capacità di vedere il prodotto editoriale sono mutati e — in un certo senso — si sono fatti più maturi, senza venire meno alle idee forti con cui avevamo iniziato nel 2010. Una frase che ci ha fatto da guida per molti anni è stata se vuoi fare un libro, ma invece fai un ebook solo perché non puoi stamparlo, non stai facendo un buon lavoro. Questo significa che esistono prodotti editoriali che non hanno senso in formato ebook, così come esistono ebook che non ha senso stampare su carta. Io, editore, devo trovare il formato e la distribuzione corretta per la cosa che voglio comunicare, la storia che voglio raccontare, le informazioni che voglio dare.

Valigetta e libro robotica

Davanti alla sala gremita ho detto che io non mi sento un editore digitale, ma un editore, che — quando è il caso — usa il digitale. E ho parlato del nostro ultimo titolo Robotica Creativa per giovani tecnologici, che non è un ebook, ma è un libro di carta, un testo di robotica per ragazzi, con allegata una valigetta piena di fili elettrici, diodi, motorini. Hardware. Quanto di più lontano dall’ebook si possa pensare. E di cui non è prevista una edizione ebook, perché non è il testo che abbia bisogno di una versione digitale. Non si tratta di una marcia indietro o di una scarsa fiducia negli ebook. Uno dei prossimi testi a cui stiamo lavorando è un EPUB3 di poesia elettronica, con versi che si modificano nel tempo, reagiscono al tocco del lettore, si moltiplicano nelle pagine dell’ebook.
Ma un editore che ha a cuore il contenuto che vuole comunicare e proporre ai suoi lettori, sceglierà tutti gli strumenti adatti al contenuto e pensando a come verrà letto/fruito, da chi, e dove.

La seconda cosa che ho detto è relativa alla metodologia con cui oggi si trattano i numeri dell’editoria digitale, presentandola talvolta come un fenomeno mancato, almeno in Italia, con cifre inferiori a quelle che molti si aspettavano. Si parla spesso oggi di una percentuale del 5% di ebook venduti, rispetto al comparto del libro tradizionale. In realtà ci sono alcuni precisazioni da fare, che possono modificare in maniera importante questa fantomatica percentuale di cui si parla. La prima, più banale, è che il 5% non è riferito al numero di ebook venduti, ma al fatturato. Stante che gli ebook costano in genere meno di quelli cartacei e che – in virtù della loro immaterialità – sono più facili da utilizzare per le pratiche di sconto anche molto aggressive (i famosi ebook venduti a 0.99 €) è facile pensare che l’incidenza percentuale degli ebook venduti rispetto ai libri tradizionali sia ben superiore al 5% misurato dal fatturato.
Ma anche la stima del 5% — personalmente — la reputo un dato dopato al ribasso. Chi veramente conosce i dati di vendita effettivi del digitale infatti sono in primo luogo le piattaforme di distribuzione e in secondo luogo gli store a queste piattaforme collegate. Ebbene, la più importante piattaforma di distribuzione e vendita ebook in Italia, Amazon, i dati di vendita non li comunica. Non li ha mai comunicati. Nessuno, tranne Amazon, sa quanti ebook venda il maggiore distributore ebook in Italia. Ma allora come si arriva alla percentuale del 5%?
In genere chiedendolo ai grossi editori. Se Mondadori o Feltrinelli (e altri) dicono di aver avuto un proprio fatturato interno legato agli ebook del 5%, in media, quel valore farà da lanterna per le stime percentuali. E questo, se pensiamo al mercato tradizionale, ha un suo senso. Che però non è detto che sia valido con il digitale.
Perché non deve essere valido? Perché nel digitale i medio-piccoli editori possono avere relazione diretta con Amazon, o aprire direttamente loro il proprio store su internet, bypassando piattaforme di distribuzione e store. I medio/piccoli editori quindi possono avere vendite, anche interessanti nel caso si abbia un testo che trovi la fortuna del pubblico, che sono fuori da qualunque radar di rilevazione statistica. Le migliaia di copie di ebook vendute da Quintadicopertina in questi anni, a livello statistico, non esistono.
Ma non è solo questo: le rilevazioni ai grossi editori non tengono in nessun contro un fenomeno grosso come quello del self-publishing. I testi autoprodotti in digitale, infatti, potranno in genere vendere poche copie (anche se ci sono di tanto in tanto eccezioni). Ma i self-publisher sono tanti. Se andate a vedere chi sono gli editori che hanno immesso nuovi titoli nel mercato dell’editoria digitale negli ultimi anni, tra i primi attori non trovate i grossi editori, ma le piattaforme di aggregazione e pubblicazione dei self-publisher. Sono loro ad aver immesso la grossa maggioranza dei nuovi titoli ebook.
Anche questi sono titoli-fantasma, che non sono rilevati da nessuna stima sul mercato italiano.

21. novembre 2016 by fabrizio venerandi
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Sabato 19 #BCM16

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18. novembre 2016 by fabrizio venerandi
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Tutti i computer della mia vita

Questo post non ha assolutamente nessuna utilità pratica. Era una cosa che mi ronzava in testa, quella di rispondere alla domanda: ma perché oggi sono qua a usare un computer e farci cose? Come è iniziato il tutto? Ecco, così.

Lambda 8300

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Il primo computer della mia vita si chiamava Lambda 8300, ma io non lo sapevo. Sulla scatola c’era scritto solo YOUR COMPUTER. Era verde, molto verde, aveva i tasti gommosi come le morositas ed era compatibile con il Sinclair Timex 1000, computer non commercializzato in europa, quindi era compatibile con nulla. Era circa il 1984 e io amai il mio Lambda 8300 di un amore sincero per quasi due anni. Fui ricambiato con la conoscenza del BASIC, la lingua del futuro. Il mio Lambda aveva 1k di ram, ma anche una generosa espansione a 16k. Se toccavo inavvertitamente l’espansione da 16k il computer si spegneva. Potevo registrare i programmi che scrivevo usando un registratore a cassette audio, di curiosa forma pentagonale. Con il Lambda scrissi il mio primo arcade, una specie di incrocio tra Gyruss e Galaga, ma il gameplay ricordava più gli scacchi da tavolo.

Apple II+ compatibile

Aton II

Il mio secondo computer fu un Aton II, ovvero un compatibile tailandese dell’Apple ][+. Rispetto all’Apple originale, il mio Aton aveva un tastierino numerico dedicato e la possibilità di usare anche le minuscole. Corredato da floppy disk da 5 pollici e un quarto, un miniplotter a pennini intercambiabili, una scheda ottanta colonne, una scheda Z-80 per il CP/M e un joystick a potenziomentri, l’Aton II fu il computer della mia vita, quello che ti rimane per sempre nel cuore. Con quello scrissi la mia prima avventura testuale in Applesoft Basic, il mio primo arcade che_andava_veloce, scrissi i testi del mud Necronomicon, feci i primi collegamenti alle BBS locali, a itapac. Aveva questo strano colore caffellatte che fa tanto cappuccino. Dopo il periodo purgatoriale di Lambda dove non potevo giocare a nessun videogioco se non scritto da me, con Aton II scambiai e giocai un numero impressionante di videogiochi, come Obelix e il paiolo.

Macintosh LC

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Visto che comprare un Apple IIGS non era cosa alla portata di un essere umano, il computer successivo fu il Macintosh LC. Fiammante, nuovo, vero Apple, con un mouse e con un paradigma completamente diverso di utilizzo. Fu un computer che tenni per un tempo lunghissimo, nove anni, dal 1990 al 1999. Con il Macintosh LC smisi sostanzialmente di programmare e entrai nelle delizie della GUI e dei programmi di impaginazione e fotoritocco: XPress, PageMaker, Photoshop. Continuai a entrare in rete, questa volta anche con Fidonet. Diventai un dipendente del Finder. Ad un certo punto scambiai il mio monitor a colori con un monitor in bianco e nero e continuai ad usarlo in bianco e nero. Non chiedetemi il perché.

Powerbook Duo 210

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Mentre ancora avevo il Macintosh LC, gli affiancai un Powerbook Duo 210. A differenza di quello in foto, il Powerbook Duo 210 era a livelli di grigio, lento, con una tastiera un po’ goffa. Ma aveva in se alcune cose dell’attuale filosofia Macbook: non aveva lettori cd o floppy, era piccolo e leggero e aveva solo tre porte nascoste nell’elegante retro. Fu un fedele compagno durante il servizio civile, il mio primo portatile in assoluto e con lui conobbi quello strano rapporto che si instaura con un computer che ti insegue dappertutto, anche a letto. Come certi gatti. O certi insetti se sei sfortunato. Con il duo reinstallai un programma per programmare in basic, il Chipmunk Basic e un prolog, con cui costruii alcune rudimentali radiosveglie.

iMac bondi blue

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Ricordo ancora che vidi per la prima volta l’iMac bondi blue con Maria Cecilia in alcune reclame. Erano degli ingrandimenti di particolari del case. Erano meravigliosi, per l’epoca. Ci innamorammo prima dell’estetica, poi della pratica. Lo prendemmo immediatamente. Paradossalmente fu uno dei computer che visse meno nella nostra casa, quasi subito sostituito con l’iMac DV tangerine. Con iMac riscoprii la bellezza di giocare ai videogiochi contemporanei.

iMac dv tangerine

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Comperai questo iMac con uno dei progenitori di eBay, poi acquisito e sparito nel nulla. Lo comperai vendendo contestualmente l’iMac Bondi Blue per due tre ragioni di una certa importanza: a) il tangerine non aveva la ventola; b) il tangerine ci girava la nuova versione di Tomb Raider; c) il tangerine era arancionissimo. L’iMac tangerine è l’altro computer con cui ho fatto tante cose, uno di quelli importanti. È stato il computer con cui ho abbandonato il Mac Os classico per approdare a OSX, ho scritto in LATEX, ho ripreso a codificato piccoli programmi, è stato il server di neoNecronomicon acceso 24/24.

Duo Dock

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Il Powerbook Duo era una follia della Apple anni novanta: un portatile ultraleggero che – in ufficio – si infilava in un dock come una videocassetta. A quel punto si trasformava in desktop con tastiera, monitor e periferiche. Il Duo Dock è stato un episodio di retrocomputing che ho rivissuto, un po’ come una macchina del tempo. Avevo un Duo Dock, a cui comperai una scheda ethernet per connetterlo all’iMac, un Powerbook Duo 270c e un Powerbook Duo 280c upgradato a 2300, con Power Pc. Andavo in giro con il Powerbook Duo e poi a casa trasferivo le cose che avevo scritto sull’iMac, o ci lavoravo con il Duo Dock. Fu una passione, breve ma intensa.

Powerbook G4 12”

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Il Powerbook G4 12” sostituì l’acciaccato iMac dv e i miei obsoleti Powerbook Duo. È stato un computer usatissimo e che mi ha accompagnato fino a fine corsa, anche se aveva molti problemi progettuali. Con lui ho scritto moltissime cose, romanzi e storie. Con lui è iniziata l’avventura di Quintadicopertina, ho imparato ePub, XML, XQuery, CSS, Python. Ho installato cose che non credevo possibili e – forse – è con lui che ho abbandonato la macchina da gioco per usare il computer in maniera più matura. Meglio tardi che mai.

Mac Mini

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Computer senza forma e senz’anima. È l’attuale computer di Quintadicopertina. Difficile odiarlo, difficile volergli bene. Quando il minimalismo cupertiniano fa sparire la macchina. La cosa più dolce di questa macchina è la tastiera meccanica SMK-88 Cherry Blue che ci ho attaccato. Piccolo mainframe personale, su questo Mac Mini continua l’avventura di Brew, Imagemagick, php, Inkscape, Javascript e i grossi progetti ebook.

Acer Aspir One

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Rubato per un anno a primogenito, è stato un portatile di emergenza su cui ho potuto finalmente provare e usare Linux. Esperienza più piacevole di quello che credevo. Linux, in questo caso Ubuntu, mi è sembrato qualcosa di simile a quello che era Apple II molti anni fa. Un sistema da smanettoni. L’hardware purtroppo non era all’altezza del compito e Ubuntu è bello finché funziona tutto. Quando qualcosa inizia a non funzionare, smette di funzionare. E quando chiedi aiuto tutti sembrano pensare che la colpa sia tua.

Macbook Air 11”

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Il portatile di Quintadicopertina. Comodo, veloce, anonimo. Non ha ancora lasciato il segno, non so se lo lascerà. È bello installarci sopra i programmi da terminale, personalizzarlo, farlo sempre più tuo e meno di Apple. Ma c’è sempre più roba che si appoggia sopra le cose, sempre più contenuti e stati e notifiche, sempre meno tempo. La leggerezza e l’ostinazione di questo portatile ad essere sempre con me ad ogni ora del giorno e della notte a volte è l’inferno.

16. novembre 2016 by fabrizio venerandi
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IDPF & W3C: viva gli sposi?

Immagine buffa, credo.

Ne avevo già parlato un po’ di tempo fa, ma ora la notizia del matrimonio tra IDPF e W3C è ufficiale.

Che ricadute ha questa decisione? Lo vedremo nei prossimi mesi, ma non credo proprio che ci saranno cambiamenti epocali, piuttosto una convergenza di interessi nel lavorare per una serie di specifiche e di architetture adatte all’editoria volta al digitale, sia nella sua versione online che offline.

Prima però di stappare le bottiglie di spumantino, alcune considerazioni volte a suscitare un po’ di sano scetticismo. La prima è che questa convergenza, almeno da un punto di vista tecnico, era piuttosto prevedibile: tutte le specifiche per fare ebook, oggi, si appoggiano completamente o quasi a strumenti del W3C. La formalizzazione dell’IDPF da questo punto di vista è stata piuttosto modesta, forse funzionale considerato il mercato e i player in azione, ma poco coraggiosa se non addirittura cosmetica.

ePub2 ed EPUB3 infatti rimaneggiano, vincolano, coordinano strumenti nati per fare pagine web, aggiungendo però poca ciccia atta a fare editoria digitale; non riescono a portarsi dietro, voglio dire, il bagaglio editoriale tradizionale ripensato al digitale. E quei pochi attributi (nel senso XML del termine, non quello dei maschi alpha) sono in genere supportati con scarsissimo entusiasmo dal vari lettori di ebook.

Il secondo punto di scetticismo, o meglio di sano pragmatismo, nasce dal fatto che non è chiaro se questo nuovo organismo passerà ad uno step successivo per la creazione di letteratura digitale, o si continuerà ad embeddare e lavorare su impacchettamenti di pagine web. Non ho niente contro le pagine web, ma aiutiamole a casa loro. Non dentro un testo digitale che è pensato per un tipo ben diverso di lettura, di struttura, di utilizzo dei dati. Per tutto questo oggi non c’è nessuna risposta se non quella di industriarsi con molta fantasia, Javascript e con un grosso lavoro a monte in XML, XQuery e altro. Perché le specifiche (già di per sé non entusiasmanti) per creare indici e glossari, quelle per l’Open Annotation, quelle per creare dizionari, non fanno parte tra quelle licenziate per EPUB3.1?

Prevale insomma — per ora — il sospetto che ai vari attori interessi maggiormente mettere in mostra la qualità degli hardware di questo o quel device, di mantenere le posizioni di questo o quel gestore di DRM, accontentandosi di concepire lo sviluppo dei nuovi testi digitali come impacchettamenti di pagine HTML5, magari tenute assieme dai muscoli di Javascript e in modalità fixed. Ho messo tutto in grassetto per sottolineare la gravità del sospetto.

Tutto questo mentre il maggior venditore di ebook al mondo, Amazon, continua a restare fuori da qualsivoglia standard comune.

Eccoli, escono: è il momento di mettere mano al riso e tirarlo contro, il più forte possibile.

10. novembre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: ebook concetti generali, EPUB3 | Leave a comment

Corso online per EPUB3

Javascriper per tutti

Ricordo per chi fosse interessato, questa sera inizia il corso online Introduzione a Javascript finalizzato a scoprire questo nuovo strumento di EPUB3.

Trovate tutte le informazioni sul sito di ebookdesignschool.

Buon coding!

07. novembre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: EPUB3, Programmazione, Senza categoria | Leave a comment

Il futuro di EPUB3

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Nel mondo dell’editoria digitale niente è per sempre. È notizia di questi giorni che il matrimonio tra IDPF e W3C sta per consumarsi. Si tratta di un passaggio di una certa importanza: IDPF è l’organismo che sta dietro alle specifiche di EPUB, il W3C è il papà del web. Il matrimonio non solo fa emergere una relazione che c’è sempre stata (un ebook è molto più simile a un sito web che a un libro di carta), ma sottolinea le future linee di sviluppo dell’editoria digitale che vivranno in ambienti in continua evoluzione, non soltanto come pacchetti book-like, ma anche come cose ad accesso cloud, liquido e web.

E non è un caso che la notizia dell’unione con w3c si accompagni al rilascio delle specifiche draft di EPUB3.1 (che avevo già anticipato un po’ di tempo fa). Molti cambiamenti sotto al cofano dell’EPUB3, di cui bisognerà studiare con calma le intenzioni, le applicazioni, il supporto.

Alcune cose saltano comunque all’occhio: aumentano (con judicio) le risorse che possono essere fuori dal pacchetto EPUB3, si accrescono le specifiche per l’accessibilità e si rafforzano i legami con HTML5 e SVG. Da ora in poi sarà implicitamente assorbita in EPUB3 ogni nuovo assestamento di queste due colonne XML.

Risulta meno chiaro cosa succederà a una serie di specifiche in lavorazione o già finite, che afferiscono a EPUB3 senza far parte del cuore: Open Annotation, indici, dizionari e glossari, layout multipli. Si tratta di specifiche in lavoro da un paio di anni e che non mi pare facciano parte di quelle di EPUB3.1

Che dire: sarà un 2017 molto stressante interessante.

18. ottobre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: ebook news, EPUB3 | Leave a comment

Up & Going

Il 7 novembre inizierà su ebookdesignschool il corso online di EPUB3. Sarà un corso che si focalizzerà su un aspetto importante del formato: javascript. A ben vedere si tratta di un corso introduttivo, aperto a tutti, per imparare a programmare. Partiremo dalle basi del linguaggio, fino ad avere di padronanza di variabili, istruzioni, cicli, condizioni.

Non c’è un libro di testo da comprare, vedremo tutto in laboratorio, scrivendo direttamente il codice.

Però non posso non segnalare questo ebook di O’Reilly, Up & Going visto che nel momento in cui scrivo è offerto gratuitamente e — per quel che ne ho letto finora — segue la stessa progressione che ho intenzione di utilizzare durante il corso del mese prossimo

Buona lettura!

14. ottobre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: ebook recensioni, Programmazione | Leave a comment

L’odore del silicio (o del feticismo della lettura)

Ogni tanto nel mio ebook reader devo caricare un romanzo normale. Mi piace leggere molte cose e tra queste molte cose ci sono anche i romanzi tradizionali, per il loro distribuirsi nel tempo, fare da cuscino soffice quando non si ha la testa per leggere qualcosa di più complicato.

Ieri ho scelto un testo che avevo cominciato di leggere un ventennio fa e che poi non avevo mai finito, Il gioco delle perle di vetro. Dopo averlo comprato, ne ho parlato in casa e mi dicono, ma guarda che lo avevamo già. Avevamo il libro. E io in quel momento mi sono reso conto che – anche se avessi avuto il libro – mi sarei preso l’ebook. Perché l’ebook è più comodo.

Del perché sia più comodo, per me, è facile dire: me lo porto sempre dietro insieme ad altre decine di testi che sto leggendo e studiando. Le pagine di carta, sono scomode. Si chiudono da sole, devi reggerle. Ma non è solo quello.

L’ebook posso prenderlo, aprirlo. Posso curiosare su come è fatto. Come un tempo – nei libri – si tagliavano le pagine ancora unite assieme, ci sono una serie di riti fetish legati all’ebook: devo strappare via i DRM, aprire il pacchetto, guardare il codice con cui è fatto, che font. Pensare se posso modificarlo e farne una versione personalizzata.

L’ebook poi mi porta automaticamente in biblioteca: il mio ebook reader è una biblioteca. Il solo aprire il romanzo che sto leggendo significa entrare nella mia biblioteca digitale e farci qualcosa, prima e dopo: vedo citato un autore, esco dal libro e vado ad aprirmelo. O prima di aprire il romanzo vado a cercare quella curiosità in quel saggio che sto studiando.

Mi rendo conto che mi piace leggere digitale, per le caratteristiche della lettura digitale. Aprire – in e-ink – l’App di un quotidiano, e leggere gli articoli con calma, senza cose che mi spingono via dalla lettura stessa. Stupirsi per una gif animata che lampeggia sul proprio schermo statico in bianco e nero.

Sono feticismi, nuovi, al pari di chi annusa l’odore della carta e crede che sia una cosa nobile.

BTW: se qualcuno fosse interessato, parlerò stasera di cosa sono (e cosa non sono) gli ebook alla lezione gratuita online di presentazione dei corsi di formazione di Torino.

Ebook reader

10. ottobre 2016 by fabrizio venerandi
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Infetto: un ebook game (?) pieno di zombie

Continua con questo post l’indagine sull’interactive fiction consumer, ovvero prodotti editoriali che si basano su letture non lineari: ebook game, narrazioni interattive, testi nativi digitali. Dopo l’intervista agli autori di Lifeline, questa volta tocca a un prodotto ebook in italiano (anche se in traduzione): Infetto.

Infetto è un ebook di James Schannep, pubblicato in Italia da Catnip edizioni. Disponibile in formato ePub e per Kindle, Infetto è un testo che – quanto a struttura narrativa – potrebbe benissimo essere una polistoria.

Lo stile

Copertina Infetto

Diciamo subito che la scrittura di James Schannep è molto di genere, bada principalmente ad essere efficace. Il suo scopo è tenere il lettore agganciato alle storie che si possono creare a partire dalla prima, mantenendo una certa coerenza narrativa qualunque sia il suo svolgimento. Non si tratta nemmeno di una scrittura ludica: Infetto non ha punteggi, o dadi da tirare. Non è un gioco, quanto una storia che si può leggere in diverse maniere. Il testo, anche per il tema, non può non ricordare Can You Survive the Zombie Apocalypse? di Max Brallier, testo a bivi anch’esso di natura narrativa, uscito nel 2011.

Forse il testo di Brallier era stilisticamente più sostenuto, mentre lo stile di James Schannep è altalenante, ma funzionale. Alterna alcune parti un po’ frettolose, ad altre in cui le descrizioni e i personaggi sono, se non credibili, perlomeno immersi in una atmosfera da fiction americana, che non manca di avere momenti coinvolgenti. La parte forse meno riuscita è incidentalmente proprio l’incipit, in cui l’introduzione dell’intera ambientazione è poco verisimile, anche nelle scelte proposte al lettore.

La polistoria

Ci sono diversi spunti interessanti in Infetto per quel che riguarda la narrativa interattiva e lo sviluppo di una poli-storia. Il primo l’ho già anticipato: non ci sono punteggi, né gaming in senso stretto. Infetto è un romanzo, o una serie di racconti intrecciati ambientati nel mondo degli zombie. Il godimento non viene da battaglie e oggetti da raccogliere, ma dalla lettura e dalla curiosità di muoversi letteralmente in una apocalisse zombie. Il secondo momento di interesse è quello del punto di vista del narratore. Durante le diverse letture dell’ebook mi è capitato di finire in pasto agli zombie e di morire. Il romanzo è finito. In una occasione però lo zombie che mi ha attaccato e morso, è stato a sua volta ucciso. Qui la grande idea di Infetto: il mio personaggio, cioè io, non muore, ma diventa uno zombie, si trasforma. E il libro continua: da quel punto in poi cambia radicalmente la prospettiva di lettura. Non sono più un sopravvissuto in una apocalisse zombie, ma sono uno zombie il cui scopo è quello di uccidere e divorare carne fresca senza essere ucciso dagli umani. Il cortocircuito è estremamente interessante, soprattutto quando il mio personaggio zombie si ritrova a vivere avvenimenti che avevo già vissuto (in altre letture) da umano, incontrando personaggi che durante le precedenti letture mi erano amici e compagni, e che ora sono invece mie prede. A livello di gioco narrativo la cosa è tutt’altro che banale.

L’ebook

L’ebook è di discreta fattura, ci sono alcune trascurabili imprecisioni dovute probabilmente al fatto che si tratta di una prima edizione (alcuni link – ad esempio – non sono sottolineati) e al tool che penso sia stato utilizzato, Calibre, non sempre facile da gestire. Ma durante la lettura non ho avuto problemi di navigazione e i link, una volta riconosciuti, mi hanno sempre portato dove dovevano.

Una frase

Vedi una silhouette umana strisciare insidiosa verso di voi, ma è più piccola del normale. Quando è abbastanza vicina, ti rendi conto che è un giovane Boy Scout, lontano dal suo gruppo. La situazione ti dà da pensare: si sarà perso prima o dopo di diventare uno zombie?

Ti allontani dall’albero, sollevi l’ascia, e ti prepari a svolgere l’ingrato compito. Anche se è un non-morto, uccidere un bambino è sbagliato. Ma diventa più facile quando ti rendi conto che, se non lo fai, cercherà di guadagnarsi la medaglia Nutrirsi dei Viventi.

05. ottobre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: ebook recensioni, Interactive Fiction | Leave a comment

Un corso XQuery per interrogare i nostri ebook

Schermata XQuery

Lunedì prossimo inizia la prima lezione del corso online di XQuery. Si tratta di un corso per principianti, dedicato a chi fa editoria digitale e vuole scoprire uno strumento pro per fare ebook (e non solo), aumentando il potere di manipolazione e di interrogazione dei contenuti.

Ma cosa è XQuery?

Innanzitutto non è qualcosa che si può mettere dentro un ePub2, e nemmeno dentro un EPUB3. Si tratta di un linguaggio di interrogazione e modifica di dati in XML.

E allora cosa c’entra con gli ebook?

C’entra, perché gli ebook sono marcati in XHTML, ovvero un HTML che segue le regole di XML. Quindi XQuery, se è vero che non può essere messo dentro ad un ebook, può essere utilizzato durante il processo di creazione e sviluppo di un ebook.

Si tratta di un potente tool per tutto ciò che è manipolazione massiva di dati: sommari, indici analitici, timeline, bibliografie, briciole di pane, navigatori… con XQuery la grossa massa dell’impaginato ebook diventa una risorsa, un database di dati da ordinare, linkare, arricchire.

È un tool legato a doppio filo con la marcatura semantica: più dati inserisco durante il mio lavoro di marcatura, più cose posso fare a lavoro finito con XQuery per creare strumenti integrativi dell’ebook stesso.

XQuery è un linguaggio di programmazione. Non scriveremo lunghi software, ma script di una dozzina di linee che ci permetteranno di fare cose interessanti e di entrare in confidenza con variabili, cicli, condizioni.

Questo corso, dopo quello sulle Regex, è un altro passo in avanti per chi vuole uscire dall’idea di ebook come parente povero del libro di carta, per scoprire quello di ebook come piattaforma, software, database, videogame.

A lunedì!

29. settembre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: ebook news, Programmazione | Leave a comment

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