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FAQ: Tutto ciò che non avresti mai osato chiedere rispetto all'editoria digitale. Scopri anche come comprare i nostri ebook e quale è il formato migliore per il tuo lettore.

La situazione è dunque eccellente

Siamo tornati dai tre giorni dell'ebook.fest di Fosdinovo frastornati e arricchiti. Tantissimi i seminari, gli incontri, ma soprattutto le persone con cui parlare di editoria digitale. Editori, distributori, lettori, bibliotecari, studiosi e programmatori si sono incontrati in un ambiente informale in cui si poteva trovare un dialogo, confrontarsi, immaginare idee e possibilità.
Ci siamo trovati nel chiostro centrale a discutere con un bibliotecario di nuova percezione dei contenuti digitali e cartacei, o con un ricercatore universitario dei confini dell'oggetto libro, di Masquerade e della sua lepre d'oro. È stata davvero un'esperienza totalizzante e ricchissima di stimoli ed idee.

Molte le considerazioni che sono nate in questi giorni, specie relative al tema della conversione, di cui ha parlato Maria Cecilia nella tavola rotonda con  Virginio Sala, Agostino Quadrino e Giancarlo Fornei. Proviamo a fermarne alcune.

La prima è che sono in atto diverse conversioni al digitale.
È in atto una grande conversione di testi dal cartaceo al digitale che porterà in tempi più o meno brevi alla creazione di una biblioteca di "testi digitali tradizionali", dove il passaggio dalla carta al digitale è sostanzialmente un passaggio di stato e non di significato.
In parallelo si sta attuando una conversione della filiera distributiva e di vendita con la creazione di una serie di piattaforme che opereranno in maniera sostanzialmente simile a quella delle attuali librerie.
Ma sono presenti anche realtà, come ad esempio quella di Garamond, di Area51 e la nostra di quintadicopertina, in cui la conversione è legata ai contenuti. Quando un editore tradizionale parla di ebook e quando noi parliamo di ebook, intendiamo due modalità di creazione, accesso e lettura del testo, profondamente diverse.
Già oggi esistono dei “libri digitali” la cui interazione si esaurisce nel girare o meno pagina, e altri “libri digitali” in cui le strutture di testo sono ripensate per un utilizzo dinamico.
Di questa distinzione sostanziale tra “ebook nati digitali”e “copie digitali di un libro cartaceo” si parla oggi ancora poco, anche perché in generale si parla poco di contenuti. Quello che oggi interessa la filiera editoriale pare essere legato alla conversione meccanica di testi pre-esistenti, di DRM e di percentuali di sconto per le piattaforme di distribuzione e di vendita. Temi essenziali per un editore, certo, ma che rimandano un discorso ineludibile sulla natura stessa dell'ebook.

La seconda riflessione è su cosa non si è visto. L'ebook.fest è stato principalmente un festival di addetti ai lavori. Davide Mana nel suo blog lamenta l'assenza di un elemento essenziale per la “filiera editoriale”: il lettore. Tranne alcune notevoli eccezioni (come l'onnipresente Amalibri o la “nostra” new-tech Livia), di lettori se ne vedevano pochi e questa assenza è da considerare in qualche modo nel consuntivo finale dell'evento.

Altro aspetto che ci ha colpito è stato che, in questa tre giorni di tripudio del digitale, si vedeva più carta che eReader. Qualche iPhone, due o tre iPad, un iLiad chiuso in custodia, il Kindle di Quadrino, e i nostri due lettori Cybook e iLiad. Quasi nessuno che leggesse digitale. È stato curioso vedere attori importanti della filiera digitale, immersi in grossi quotidiani cartacei in attesa dell'inizio del barcamp, mentre noi di quinta leggevamo La Stampa ePaper sul nostro fido iLiad, e venivamo avvicinati da altri addetti ai lavori per vedere il Cybook e il suo schermo a inchiostro elettronico, “per la prima volta”.

La sensazione è che “grande è la confusione sotto al cielo” e molte le possibilità di sviluppo: “la situazione è dunque eccellente”.

f.v.

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