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Prototipi 2016: la scrittura automatica al Festivaletteratura di Mantova

Per un periodo ospiterò su mio blog Ludovica Brunamonti, in Quintadicopertina ormai da diverso tempo, in attesa che abbia uno spazio tutto suo. M. Cecilia Averame

Quest’anno ho avuto l’occasione di Partecipare a “Prototipi”, l’officina promossa dal 2015 nell’ambito del Festivaletteratura di Mantova per dar spazio a giovani umanisti, programmatori e designer desiderosi di sperimentare nuove forme di libro e di scrittura.

Durante questa seconda edizione del progetto il team ha lavorato sulla scrittura automatica di testi: talvolta, quando si tocca l’argomento, si pensa che le macchine siano pronte a sostituire l’essere umano, strappandogli persino una delle prerogative fondamentali, la creatività.14349051_10210449822582463_1345376850_n

Per partecipare a Prototipi è stato necessario abbandonare ogni forma di pregiudizio e guardare alle potenzialità tecnologiche come estensioni di ciascun individuo, capaci di soddisfare nuove esigenze, oltre che ampliare percorsi alternativi di approccio alla cultura.

Sono molti i software presenti sul mercato che si occupano di scrittura automatica. Principalmente, negli Stati Uniti, hanno trovato terreno fertile in ambito sportivo e in borsa, dove la scrittura di articoli e testi prevede un largo utilizzo di dati statistici. Gli algoritmi dell’intelligenza artificiale, tuttavia, stanno interessando sempre più spesso una varietà di contenuti culturali come poesia, prosa e racconti brevi.

Il software scelto per il progetto è stato Wordsmith, lanciato nel 2015 dall’azienda americana Automated Insight. La piattaforma è in grado di generare in automatico testi complessi basati su dati inseriti attraverso tabelle o grafici in differenti formati. Attraverso questo procedimento è possibile dare vita a un testo dettagliato, come quello che potrebbe concepire una mente umana. Per il momento le applicazioni sono le più disparate: notizie per piattaforme d’informazione, report finanziari, bilanci, prodotti per e-commerce.14341553_10210449824582513_2095002471_n

Il progetto sviluppato ha preso il nome di “Storie d’asporto automatiche” ed è stata anche l’occasione per testare il software in un nuovo contesto di scrittura. Prendendo spunto da “Esercizi di stile” dell’autore francese Raymond Queneau -un testo che propone la stessa storia raccontata in novantanove stili differenti- si è creata la premessa per giocare con le parole e sperimentare, oltre a omaggiare Umberto Eco che si occupò della traduzione italiana del libro.

Lo scopo? Fare in modo che i computer, durante le giornate del Festivaletteratura, restituissero al pubblico una varietà di storie personalizzabili. Dopo aver risposto a semplici domande sull’autore preferito o sugli eventi, ai visitatori veniva chiesto se desiderassero scegliere lo stile della storia o lasciare che fosse la macchina a decidere per loro. In cinque giornate sono state stampate oltre 650 storie: il pubblico ha risposto con vivo entusiasmo all’esperimento, incuriosito dai meccanismi che si nascondevano dietro una simile iniziativa, ma anche affascinato dalla “magia” del diventare il protagonista inaspettato di un racconto.

Alcuni esempi di storie generate dalla macchina durante il Festivaletteratura, reperibili sul blog del progetto al quale hanno preso parte Alessandra Rigano, Davide Rocco Capalbo, Emanuele Gandini, Fabrizio De Vincenzi, Sara West, Claudio Mondadori, Ludovica Brunamonti e Alberto Scaravaggi:14341404_10210449825902546_707759821_n

Mauro Onomatopee a Mantova
# ONOMATOPEE A MANTOVA
Era una bella giornata di settembre, un dolce venticello faceva frusciare le frasche dei faggi e Mauro bighellonava per Mantova. Per Mauro questa era la prima volta al Festival della Letteratura: “mumble… mumble… non so proprio cosa aspettarmi”, pensava tutto curioso.
Le strade di Mantova erano strapiene di persone scalpitanti, era tutto uno spingi spingi, ma non era un problema. Tuttavia gli eventi erano tanti e il tempo era scarso. Dall’inizio del festival aveva visto Parole chiave, appassionante. In quel momento si era incamminato lungo il rio di Mantova, l’acqua si infrangeva sulla sponda, splash, ssccc, swish. Il cuculo faceva cucù, le cicale cricrì, ed egli stava andando a sentire Un muro tra noi, che sul programma aveva attirato la sua attenzione. Per strada, camminando tra un luogo e l’altro del Festival tap tap, Mauro zigzagò Elena Ferrante che passeggiava, ma non poteva sapere che era lei e non si fermò. Beh, Peccato.

Sabrina Sogno a Mantova
# IL SOGNO DI SABRINA A MANTOVA
Tra soffi, tuoni e vortici in una notte di settembre Sabrina si era ritrovata in giro in una città che ricordava moltissimo la città di Mantova. Per Sabrina era la prima volta a quello che sembrava essere un festival: era molto confusa.
Tutto intorno per le strade di Mantova giravano persone indistinte, ma non era un problema. Tuttavia aveva la serpeggiante sensazione che mille demoni provenienti da altrettante stanze oscure invocassero la sua presenza. A Sabrina sembrò di scorgere qualcuno, degli amici, ma fu poco più di una visione. Nulla le sembrava chiaro, si era ritrovata nel bel mezzo de Il libro dei miei vent’anni, un incanto. Poi però sotto i suoi passi la strada verso ogni direzione divenne infinitamente lunga e finiva in un burrone.
Vagando senza meta per quei luoghi sinistri, Sabrina riconobbe, tra ombre e simulacri di persone, Daniel Pennac che passeggiava. Provava il forte desiderio di fermarlo e presentarsi e magari scambiare due parole, ma una voce dentro un corpo etereo, che affermò di essere l’incarnazione della letteratura, la fermò e le consigliò di non infastidire lo scrittore che meditava trasognante: gli scrittori, se li fai innervosire, ti fanno comparire nei peggiori incubi dei protagonisti dei loro libri. Meglio star lontani e lasciare che svaniscano nelle nebbie oniriche.
Ricomparvero improvvisamente gli amici intravisti prima, che la schernirono con una ventata di schiaffetti. E proprio in quel momento si risvegliò annaspando e si guardò intorno: si era addormentata durante Il libro dei miei vent’anni e ormai si era fatta ora di andare. Lasciò Mantova ben riposata e con un sogno da raccontare…

Giulia Rassegnato a Mantova
# GIULIA RIFLETTE SUI PROBLEMI DELLA VITA A MANTOVA
La crisi economica continuava a mietere vittime: un’altra storica attività del centro aveva dovuto chiudere i battenti, al suo posto sarebbe sorto l’ennesimo punto vendita di una grossa catena di abbigliamento low-cost. Al parco alcuni individui stavano mettendo in atto quella che sembrava a tutti gli effetti essere una truffa ai danni di un ingenuo adolescente. Era una rassegnata giornata di settembre e Giulia era in giro per Mantova. Per Giulia questa era la prima volta al Festivaletteratura: era davvero impassibile.
Le strade di Mantova erano stracolme di auto parcheggiate in doppia fila ma a questa Babele era abituata. Tuttavia gli eventi erano tanti e il tempo era poco. Giulia e la poveretta che l’accompagnava si organizzarono così: ognuna sarebbe andata a vedere quello che voleva e si sarebbero ritrovate dopo al bar della bocciofila, per imprecare davanti a un bianchetto. Non era ovviamente riuscita a sentire nemmeno un minuto di evento e ormai non ci provava neanche.
Per strada, spostandosi tra un inutile luogo e l’altro del Festival, Giulia riconobbe Stefano Benni che passeggiava. Trovando un insperato getto d’orgoglio andò incontro all’autore e biascicando si presentò: “Stefano Benni sono una sua estimatrice!” Stefano Benni passò oltre senza neanche notarla. Che amarezza. Certi scrittori se li fai arrabbiare sono pronti a calunniarti e a metterti al pubblico ludibrio. Ormai sono spacciata, anche la già misera pensione mi leveranno, pensò.
Più tardi, Giulia raggiunse con le poche forze che gli rimanevano la sua comare, che dopo aver sentito la sua storia mentre stavano giocando a carte la derise di fronte agli altri avventori del bar. Salutò l’amata ma ingenerosa Mantova, acciaccata e senza portafogli, rubato chissà quando, forse al bar…

(Ludovica Brunamonti)

22. settembre 2016 by maria cecilia
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