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Di ebook, IVA e vendite

Ho salutato con favore la campagna #unlibroeunlibro per l’equiparazione dell’iva dei testi digitali  a quelli cartacei (al 4% anziché 22%). Ne abbiamo anche più o meno ferocemente discusso con Fabrizio, su quanto fosse il caso di differenziare, spiegare o disquisire sull’essenza ontologica di un testo, o tacere e approvare. Avrei preferito -e se non l’ho fatto è stato per altri motivi- postare la mia foto pollice verso e dire che no, un libro è un libro, e chiuderla così.

Non penalizzare chi legge (digitale)

Per due motivi. Il primo è naturalmente che come editore digitale l’iva al 4% mi conviene. Il secondo è che sostenere ancora che il profumo della carta possa dare un valore unico ad Anna Karenina, ai Promessi Sposi o a un saggio di rara distribuzione un sapore diverso, in un’Italia dove da una certa linea in giù le biblioteche sono quasi un miraggio e le librerie più uniche che rare, beh, è tirarsi la zappa sui piedi. Credo ancora che il digitale possa mettere a disposizione testi ovunque, a chiunque, a basso costo. Facciamo in modo che ci siano, ed evitiamo di colpevolizzare chi legge digitale.

In queste settimane invece le disquisizioni sulla bontà o meno, l’appropriatezza dell’operazione, la definizione ontologica dell’ebook le ho lette, e la mosca al naso m’è saltata, e di conseguenza la voglia di fare qualche precisazione.

Quanto guadagno con l’IVA al 4%?

Da un punto di vista prettamente commerciale, se domani l’iva per gli ebook passasse al 4%, tutte le transazioni che passano attraverso lo store di Quintadicopertina (circa il 35-40% del nostro venduto) ne beneficerebbero. Stapperei una bottiglia di… birra e no, non abbasserei i prezzi. Tirerei un sospiro di sollievo, perché se è vero che una casa editrice digitale cresce in un momento in cui il mio ‘cugino cartaceo’ invece sta soffrendo, la situazione non è comunque rosea. Probabilmente investirei la differenza per migliorare l’ecommerce della mia casa editrice, che ne ha tanto bisogno.

Il 45% circa delle transazioni passa attraverso Amazon, che applica un’iva al 3% avendo sede in Belgio (le cose dovrebbero cambiare da gennaio, quando ogni transazione dovrebbe essere tassata con l’iva del paese di acquisto e non di vendita del bene), applica delle percentuali al netto (prezzo di copertina meno appunto 3%) per cui paradossalmente io editore mi trovo a ricavare di più dal singolo testo rispetto a qualsiasi altra piattaforma europea. Quindi, se comprate i nostri ebook tramite Amazon,in questo momento già la piattaforma gode di un’iva ridotta rispetto a quella vigente in italia e di conseguenza io editore in parte ne partecipo. Unendo questo al bonifico che puntualmente Amazon mi fa ogni 28 del mese riferito alle vendite del mese precedente, senza che debba chiedere o sollecitare, potete intuire che la mia soddisfazione nel servizio sia sempre maggiore, e contemporaneamente il legame (e la dipendenza) fra me editore digitale e Amazon sempre più stretto.

Le piattaforme di vendita italiane applicano IVA al 22%. Questo fa sì che per me editore, siano in un certo senso meno remunerative. Forse sbaglio e non è appieno il mio campo, ma credo che il provvedimento possa agevolare loro permettendogli di essere un po’ più concorrenziali con gli stores internazionali.

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Favorire la competizione nel commercio online

Ritornando al punto di partenza, ovvero perché benedico il provvedimento pur reputandolo un succedaneo, penso che potrebbe permettere uno sviluppo dell’ecommerce di beni virtuali in Italia, per competere contro ecommerce internazionali.

Ma forse  ci sarebbe veramente (anche, ancor più) bisogno di una disciplina delle vendite online di beni virtuali che agevoli e chiarisca e permetta di essere al passo in Europa, agevolando i pagamenti online, togliendo l’obbligo di fatturazione delle micro-transazioni, eliminando balzelli bancari. Come qualcuno ha fatto notare, l’IVA agevolata al 4% deriva (anche) da una modalità di distribuzione del libro che è tutta cartacea, e passarla tout court al digitale è certamente un (gran) passo in avanti, ma non rappresenta un cambiamento di prospettiva.

24. novembre 2014 by maria cecilia
Categories: Senza categoria | 2 comments

Comments (2)

  1. Tutte considerazioni condivisibili.

  2. Quello delle micro-transazioni è un punto cruciale, non solo per l’editoria ma per tutti i ‘nuovi’ mestieri (app maker, blogger, ‘youtuber’ e via dicendo) che altrove acquistano crescente importanza economica, mentre il nostro Stato non si è ancora accorto della loro esistenza e fa di tutto per impedirne la diffusione.

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