{"id":2852,"date":"2026-04-12T11:25:25","date_gmt":"2026-04-12T09:25:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/?p=2852"},"modified":"2026-04-12T11:25:25","modified_gmt":"2026-04-12T09:25:25","slug":"il-linguaggio-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/?p=2852","title":{"rendered":"Il linguaggio digitale"},"content":{"rendered":"<p>Stavo riflettendo in questi giorni su uno schema che ho trovato in uno degli articoli dell&#8217;ultimo Progetto Grafico, dove si parla dei sistemi di scrittura africani. Un concetto che mi ha affascinato \u00e8 stato quello che del cambiamento di prospettiva dei linguaggi scritti che &#8211; inizialmente &#8211; vengono considerati dal punto di vista prettamente linguistico, quindi come &#8220;derivazioni&#8221; della lingua parlata (a sua volta derivata dal linguaggio), mentre poi, da un punto di vista semiotico, il linguaggio scritto viva su uno livello equipollente a quello verbale e &#8211; soprattutto &#8211; come la scrittura sia un fenomeno con una propria autonomia rispetto allo stesso linguaggio. <\/p>\n<p>La mia declinazione personale, leggendo l&#8217;articolo, \u00e8 che la scrittura, il segno, ha autonomia rispetto al linguaggio ma anche rispetto al pensiero da cui il linguaggio parte e che &#8211; banalmente &#8211; la tecnica del segno, la scrittura, nella sua autonomia, influisce anche su come pensiamo. Scrivere non \u00e8 una semplice trasposizione della lingua orale, ma scrivere \u00e8 anche predisporre una architettura del pensiero che &#8211; in ultima istanza &#8211; cambia lo nostra visione del mondo e di come interagire con esso. <\/p>\n<p>Come scrivevo qualche giorno fa, siamo anche quello che scriviamo, la cosiddetta virtualit\u00e0 della scrittura non \u00e8 affatto virtuale. <\/p>\n<p>Ecco, il tassello su cui sto riflettendo in questo giorni \u00e8 che il digitale sta diventando un ennesimo punto aggiuntivo rispetto a questa dualit\u00e0 binaria orale-scritto del linguaggio. Il contenuto digitale, audio, video, testuale, interattivo \u00e8 una nuova modalit\u00e0 espressiva del nostro linguaggio e &#8211; a cascata &#8211; del nostro modo di pensare. Anche questo non \u00e8 virtuale, \u00e8 qualcosa che andiamo a generare interagendo con il mondo e trasformandolo in un contenuto che possa diventare oggetto di comunicazione. <\/p>\n<p>Quando vediamo milioni di  persone saltellare, cantare, cadere, correre su Tiktok, i miliardi di streaming di gente che gioca ai videogiochi, i terabyte di terabyte di mash-up, crossover di bitmap e animazione digitale, la continua costruzione\/distruzione di ingressi di Wikipedia, Reddit o Discord, la ramificazione dei thread su Facebook, ecco, tutta questa gente sta parlando nuovi linguaggi, e &#8211; questo \u00e8 il punto che mi interessa &#8211; questi linguaggi cambiano anche il modo di pensare e di vedere il mondo che queste persone hanno. E queste persone siamo noi, per inciso. <\/p>\n<p>Il che non \u00e8 n\u00e9 un bene n\u00e9 un male, \u00e8 un fatto. Il digitale e la connessione continua rende la nostra vita una performance linguistica perenne. Ogni cosa che pensiamo, ogni cosa che vediamo camminando (anche, per dire, un frigorifero rosso acceso lasciato sul bordo di un prato) pu\u00f2 diventare immediatamente un contenuto digitale e un oggetto di interazione. Questa \u00e8 una forma di libert\u00e0 creativa senza precedenti. E nello stesso tempo un modo di pensare e di vedere il mondo che pu\u00f2 diventare disturbante e creare disagio di fronte a contenuti che digitali non sono e che abbisognano di tempi e modalit\u00e0 di approccio del tutto differenti.  Per dire, un libro. O creare una continua ansia creativa per nutrire piattaforme che si nutrono di questa produzione digitale.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 questo pezzo che avevo letto e che ora non trovo, forse nel Castoro di De Sica, in cui il neorealismo (mi pare fosse l\u00ec) si immagina un futuro dove il cinema sia qualcosa che si crea inserendo una telecamera in casa e riprendendo la vita di tutti i giorni. La realt\u00e0 come presa diretta della vita di tutti i giorni. Ecco, la realizzazione tecnica di quella idea ci mostra che la presa diretta \u00e8 comunque una finzione. Lo streaming, il selfie, la continua connessione digitale della propria vita non \u00e8 affatto una ripresa del reale, ma l&#8217;ennesima messinscena comunicativa e sociale che andiamo a fare in pubblico. Creare contenuti digitali \u00e8 un elemento linguistico, l&#8217;ennesimo, con il quale saliamo sul palco e cerchiamo, balbettando, di comunicare qualcosa. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stavo riflettendo in questi giorni su uno schema che ho trovato in uno degli articoli dell&#8217;ultimo Progetto Grafico, dove si parla dei sistemi di scrittura africani. 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