{"id":403,"date":"2015-10-29T11:26:09","date_gmt":"2015-10-29T10:26:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/?p=403"},"modified":"2015-10-29T11:26:09","modified_gmt":"2015-10-29T10:26:09","slug":"coding-per-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/?p=403","title":{"rendered":"Coding per tutti"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 questa scena di un film di Nanni Moretti in cui sta per nascere uno dei suoi figli e lui esce dalla sala parto urlando &#8220;epidurale per tutti, epidurale per tutti!&#8221;. In realt\u00e0 la scena non \u00e8 proprio cos\u00ec, ma nella mia testa \u00e8 rimasta impressionata in questa maniera e &#8211; in genere &#8211; echeggia declinata al digitale con la parafrasi &#8220;programmazione per tutti, programmazione per tutti!&#8221;.<\/p>\r\n\r\n<p>La frase risuona nella mia testa da qualche settimana perch\u00e9 luned\u00ec 2 novembre <a href=\"http:\/\/www.ebookdesignschool.it\/?page_id=197\">inizia a Genova un corso di &#8220;Programmazione per tutti!&#8221;<\/a> di cui sar\u00f2 organizzatore e animatore. Il tema mi \u00e8 molto caro e <a href=\"http:\/\/www.apogeonline.com\/webzine\/2015\/10\/28\/meglio-dieci-che-ottanta\">oggetto di frequenti discussioni<\/a>.<\/p>\r\n\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/fbrzvnrnd\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/ciaomondo.gif\" alt=\"ciaomondo\" width=\"514\" height=\"275\" class=\"alignnone size-full wp-image-410\" \/><\/p>\r\n\r\n\r\n<p><strong>Perch\u00e9 fare un corso di programmazione per tutti?<\/strong> Perch\u00e9 pensare, nel 2015, che quelli che usano un computer debbano saper programmare?<\/p>\r\n\r\n<p>Messa cos\u00ec la cosa pu\u00f2 sembrare anacronistica e &#8211; se vogliamo &#8211; anche improbabile. Dobbiamo davvero tutti diventare programmatori? Risponder\u00f2 punto per punto, in maniera &#8211; spero &#8211; disordinata e viscerale:<\/p>\r\n\r\n<ul>\r\n<li>Dante Alighieri era un poeta. Non solo quello, ma era un buon poeta. Ha scritto alcune pagine in versi su cui si \u00e8 poggiata l&#8217;intera letteratura italiana successiva. Ancora oggi c&#8217;\u00e8 chi distingue tra poeti contemporanei &#8220;dantisti&#8221; e poeti contemporanei &#8220;petrarchisti&#8221;, per dire. Tutti noi, <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=20665\">con buona pace di Odifreddi<\/a>, lo abbiamo letto e lo studiamo a scuola. Il farlo ci permette di capire parecchie cose sulla storia medievale e sulla nascita della lingua italiana, per dirne due.<strong> Questo significa che siamo tutti poeti?<\/strong> No, non siamo tutti poeti, non \u00e8 detto. <strong>Per\u00f2 ci \u00e8 concesso di scrivere versi.<\/strong> Abbiamo la possibilit\u00e0, avendo letto Dante e tanta altra gente che lo ha fatto prima di noi, di comporre poesie. Queste poesie, in primo luogo, servono a noi. Per capire meglio chi siamo, per comunicare cose che non possiamo dire in maniera diversa, per creare un habitat confortevole in cui muoverci. La stessa cosa, identica, vale per il coding. <strong>Non siamo tutti programmatori. Ma abbiamo ugualmente la possibilit\u00e0 di scrivere la parte di codice che ci \u00e8 concessa<\/strong>, un codice che serve a noi, per esprimerci, per creare un habitat digitale confortevole. In fondo <code>il listato<\/code> altro non \u00e8 che una serie di <em>versi<\/em> compilabili. <\/li>\r\n<li>Sapere cosa \u00e8 un computer, conoscere qualche linguaggio per chiedere di fare cose, \u00e8 straniante. Per chi per anni ha usato un computer solo per usare applicazioni, pensare di scrivere versi e ottenere in cambio piccole applicazioni che non esistono, pensate e create da lui, \u00e8 straniante. <strong>\u00c8 come se dopo anni che vai in ufficio in tram, una mattina scopri che esiste una cosa che si chiama bicicletta.<\/strong> Che la guidi tu, che \u00e8 leggera e che ti porta in posti dove in tram non ci saresti mai passato. Inizialmente \u00e8 straniante. Poi.<\/li>\r\n<li><strong>Programmare non \u00e8 facile<\/strong>. Anzi, \u00e8 la summa di parecchie cose non certo facilissime. Bisogna cambiare prospettiva, tante volte, pensare cose umane in maniera logica, matematica, rigorosa. Ma poi.<\/li>\r\n<li>Poi scopri che programmare \u00e8 divertente. Divertente non rende l&#8217;idea, anche se ci si diverte. <strong>Programmare brucia<\/strong>. Ti siedi e lavori a un codice e quel codice fa cose che hai deciso tu, anzi in genere non le fa, \u00e8 quello il divertente. Il codice non le fa e tu devi convincerlo che invece deve farle, scoprire come dirglielo, <strong>scoprire quanto sei stato stupido<\/strong> perch\u00e9 hai invertito un verso. <strong>Programmare significa trovarsi di fronte all&#8217;imprevisto. Grazie a te il computer fa cose sbagliate<\/strong>, dannatamente sbagliate. Satura l&#8217;hard disk, va in crash, scrive fuori schermo, distrugge dati. E quando guardi queste cose sbagliate, btw, ti vengono in mente un sacco di idee. E riprendi, con la febbre, per fargliene fare delle altre.<\/li>\r\n<li>Programmare \u00e8 difficile, ma esiste una zona di coding che \u00e8 alla nostra portata. Abbastanza ampia. Ci si possono fare tante cose. \u00c8 una specie di <em>kindergarten<\/em> per adulti che all&#8217;inizio si gioca, poi ad un certo punto ti rendi conto che le stesse cose le puoi fare per cose che<em> ti servono<\/em>, e magari sono capaci di farti risparmiare ore e ore di lavoro.<\/li>\r\n<li><strong>Non dobbiamo davvero sapere come funziona un computer, se lo usiamo per due o tre ore alla settimana<\/strong>. Cos\u00ec come non sappiamo <a href=\"http:\/\/i00.i.aliimg.com\/img\/pb\/193\/697\/757\/757697193_187.jpg\" target=\"_blank\">come funziona un minipimer<\/a>. Ma se stiamo tutti i giorni davanti a uno schermo di un computer, di uno smartphone, di un tablet, di un ebook-reader, se acquistiamo beni on-line, se scarichiamo mail, aggiorniamo stati, googliamo in rete, lavoriamo con programmi, inseriamo dati Excel, correggiamo testi Word, fotografiamo digitale, giochiamo videogames&#8230; beh allora s\u00ec, sapere chi \u00e8 questo compagno della nostra vita quotidiana e lavorativa potrebbe essere una buona idea.<\/li>\r\n<li>C&#8217;\u00e8 un ritorno alla programmazione. C&#8217;\u00e8 un esigenza sotterranea di ritornare al codice come strumento di lavoro, educativo. C&#8217;\u00e8 un <strong>ritorno alla scrittura di proprie applicazioni, script, come elemento di emancipazione e di indipendenza<\/strong>. <q>Guida la tua canoa<\/q>, oggi Baden Powell direbbe <q>Programma la tua applicazione<\/q>. In un panorama in cui l&#8217;eseguibilit\u00e0 \u00e8 legata ad uno store che vende App, <strong>la scelta di scrivere la piccola parte di codice che ci serve \u00e8 un elemento che ha tinte rivoluzionarie<\/strong>. Scratch, Processing, Arduino, il BBC micro bit&#8230; sono tutti strumenti per tornare al <em>core<\/em> dell&#8217;informatica messo in ombra da anni ed anni di sistemi per <q>usare il computer senza sapere come funziona<\/q>. Era necessario: ma ora che il <em>digital divide<\/em> sta creando un&#8217;informatica a due velocit\u00e0, \u00e8 forse arrivato il momento di riprovare a <q>usare il computer sapendo come funziona<\/q>.<\/li>\r\n\r\n \r\n<\/ul>\r\n\r\n<p>Noi iniziamo a Genova luned\u00ec prossimo, <a href=\"http:\/\/www.ebookdesignschool.it\/?page_id=197\" target=\"_blank\">spread the voice!<\/a><\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 questa scena di un film di Nanni Moretti in cui sta per nascere uno dei suoi figli e lui esce dalla sala parto urlando &#8220;epidurale per tutti, epidurale per tutti!&#8221;. 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