{"id":74,"date":"2014-12-16T14:59:23","date_gmt":"2014-12-16T13:59:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/?p=74"},"modified":"2014-12-16T15:08:00","modified_gmt":"2014-12-16T14:08:00","slug":"alcune-cose-sui-divani-e-la-narrazione-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/?p=74","title":{"rendered":"Tutto quello che so sui divani e la narrazione digitale"},"content":{"rendered":"Oggi mi prendo una pausa dal parlare di ebook, per spendere due parole sull&#8217;interactive fiction e la sua progettazione. Ho letto qualche tempo fa  <a href=\"http:\/\/www.gamasutra.com\/blogs\/LizEngland\/20140423\/216092\/quotThe_Door_Problemquot_of_Game_Design.php\">un divertente pezzo di Liz England<\/a> che racconta quali siano i reali problem di un game designer, a partire dall&#8217;apparentemente banale problema di <em>descrivere<\/em> una porta. \r\nIl post, ripeto, \u00e8 nello stesso tempo molto divertente e molto chiaro, se avete poco tempo leggete direttamente quello e saltate questo.\r\nLa lettura del post di Liz England mi ha ricordato i problemi molto simili che si affrontano quando si fa interactive fiction. Anche l\u00ec ci sono luoghi narrativi composti da cose, con queste cose si fanno altre cose e ci possono anche essere altri giocatori\/lettori che interagiscono con noi e con i personaggi dell&#8217;interactive fiction.\r\n\r\nMolti anni fa avevo iniziato un progetto di interactive fiction di cinque luoghi. Si tratta di uno dei miei progetti non terminati, alla fine spiego anche il perch\u00e9.\r\nIn questa interactive fiction mi ero posto quattro o cinque obiettivi di design: \r\n\r\n<ol>\r\n<li>utilizzare i tempi e le persone tipiche del romanzi per una cosa che stava succedendo in quel momento al lettore (quindi usare la terza persona singolare e il tempo passato, al posto del pi\u00f9 consueto presente pi\u00f9 prima persona singolare, tipico delle avventure testuali)<\/li>\r\n<li>gestire gli spostamenti per oggetti e non per punti cardinali (<q>vai in cucina<\/q>, al posto di <q>nord<\/q>)<\/li>\r\n<li>dare descrizioni che si modificano a seconda del punto di vista del personaggio\/giocatore (descrizioni prospettiche)<\/li>\r\n<li>dare temporalit\u00e0 alle descrizioni: osservare una cosa la prima o la seconda volta, cambia anche l&#8217;esperienza di quello che vedi<\/li>\r\n<\/ol>\r\n\r\nLa stanza centrale in cui si svolgeva l&#8217;azione, era una sala, che veniva descritta cos\u00ec:\r\n\r\n<blockquote>\r\n#1,\\Jacob si mosse appena nella sala. Un odore acre stagnava nell&#8217;aria, e tutta la camera appariva spogliata dalla luce bianca che fibrillava in alto, appesa al soffitto. Il lampadario era stato tolto, mesi prima, per seguire il regolamento del Comitato, ed ora soltanto la sfera di vetro balluginava, attaccata al filo elettrico. La stanza era piccola e faceva sia da ingresso che da salotto. Jacob in passato aveva pensato di buttare gi\u00f9 uno dei muri non portanti e di fare una sola stanza con lo studio e la sala, ma Elettra si era sempre opposta per paura degli insetti. &#8220;Questi muri sono pieni di bestie&#8221; diceva toccandoli con ribrezzo. La libreria era poggiata nell&#8217;angolo, svuotata e sigillata, vicino all&#8217;ingresso della camera da letto. Accanto era posto uno dei due divanetti, ereditati dalla madre di Elettra. L&#8217;altro era collocato tra l&#8217;ingresso dello studio e  quello della cucina. L&#8217;ultima apertura conduceva in bagno. \r\nLa finestra rimaneva nascosta dietro una tenda bluastra, ma non sembrava portare nessuna luce all&#8217;ambiente: probabilmente -pens\u00f2 Jacob- le imposte sono serrate.\\\r\nDistrattamente s&#8217;incant\u00f2 nel fissare uno dei quadri della sala, che rappresentava figure geometriche, e si perse in pensieri senza significato.\\\\\r\n<\/blockquote>\r\n\r\nAvevo disegnato la stanza, in modo da poterla descrivere in maniera coerente, da qualunque parte dell&#8217;appartamento il personaggio fosse arrivato:\r\n\r\n<blockquote>\r\n<strong>(dalla cucina)<\/strong>\r\n#23,\\Decise di ritornare in sala.\\\\\r\nArrivando dalla cucina, Jacob si trov\u00f2 accanto ad uno dei due divanetti. Di fronte a lui la finestra, coperta da una pesante tenda. Fece qualche passo in avanti per vedere la libreria, posta accanto al secondo divanetto, nella parete opposta a quella dove vi era la porta d&#8217;ingresso.\\\r\nSempre di fronte, Jacob riconobbe l&#8217;apertura per andare in camera da letto, posta tra la libreria e la finestra, e quella per andare in bagno, proprio alla sua sinistra. \\\r\nL&#8217;aria era greve e Jacob respirava con fatica. Spostava la testa ora verso i quadri appesi alla parete, ora verso il pavimento, come a voler riprendere fiato.\\\\\r\n\r\n<strong>(dalla camera da letto)<\/strong>\r\n#24,\\Jacob usc\u00ec dalla camera da letto ed entr\u00f2 nella sala. Passandosi una mano fra i capelli, si guard\u00f2 attorno, senza fantasia. Alla sua sinistra stava la libreria, inutile, con i sigilli del comitato. Di fronte stavano i due divanetti, e le aperture per andare nello studio e nella cucina. A destra la tenda, che copriva la finestra, e poi la parete, dove c&#8217;era la porta che un tempo dava all&#8217;esterno e l&#8217;ingresso per il piccolo bagno. L&#8217;aria era viziata e a Jacob sembrava di respirare con difficolt\u00e0.\\\\\r\n\r\n\r\n<strong>(dallo studio)<\/strong>\r\n#25,\\Ad un certo punto Jacob si fece coraggio e decise di lasciare lo studio. Torn\u00f2 di nuovo in sala, trovandosi in mezzo ai due divanetti, che tanto piacevano ad Elettra. Di fronte a lui, nell&#8217;angolo, la libreria, e la porta che conduceva in camera da letto. Voltandosi vide a sinistra l&#8217;apertura per la cucina e, nella parete di sinistra, quella per il bagno. Non era cambiato niente. La porta di casa sempre uguale, la finestra serrata.\\\\\r\n\r\n\r\n<strong>(dal bagno)<\/strong>\r\n#26,\\Jacob si fiss\u00f2 ancora per un attimo allo specchio, poi decise di uscire dal bagno per tornare nella sala. L&#8217;aria sapeva di chiuso e lo prese alla gola. L\u00ec vicino c&#8217;era l&#8217;apertura per la cucina e, tra i due divanetti, quella per lo studio. Di fronte a lui, dimenticata, la libreria. \\\r\nFece ancora qualche passo, andando nel centro della stanza. Girandosi osserv\u00f2 distrattamente l&#8217;apertura per la camera da letto. Sembrava tutto come prima. I rumori della casa attutiti, il silenzio.\r\nPoggiando le mani sul tavolo per la stanchezza, Jacob osserv\u00f2 con noia il mobiletto ad ante.\\\\\r\n<\/blockquote>\r\n\r\nOvviamente, una volta tornato nella stanza centrale il personaggio avrebbe potuto voler osservare di nuovo l&#8217;ambiente in cui era, e anche in questo caso la descrizione sarebbe dovuta cambiare:\r\n\r\n<blockquote>\r\n#2,\\Jacob guard\u00f2 nuovamente la sala in cui era. Una libreria occupava l&#8217;angolo vicino all&#8217;ingresso della camera da letto, mentre -nella parete opposta- due aperture conducevano nello studio e nella cucina. Nell&#8217;angolo in fronte a quello della libreria stava uno dei due divanetti di Elettra, mentre il secondo era posto tra le due aperture. Nell&#8217;ultima parete stava l&#8217;ingresso del piccolo bagno e la porta di casa. \\\\\r\nLa finestra, accanto alla camera da letto, era coperta da una pesante tenda. Alcuni quadri erano appesi alle pareti: stampe concesse dal Comitato, dopo aver rimosso i soggetti di fantasia.\\\\\r\n<\/blockquote>\r\n\r\nAlla descrizione generale si aggiungono le descrizioni particolari degli oggetti presenti nella stanza, e ovviamente le azioni che il personaggio avrebbe potuto fare con essi. Ad esempio i due divanetti.\r\n\r\n<blockquote>\r\n#3,\\Jacob osserv\u00f2 i due divanetti posti all&#8217;interno della sala. Si trattava di due piccoli divanetti, apparentemente identici, ma in realt\u00e0 speculari. Il divanetto rosso, infatti, era privo di uno dei due  braccioli, mentre a quello verde mancava l&#8217;altro. Jacob ricord\u00f2 come quei due brutti divanetti venissero dalla famiglia di elletra e come lei li tenesse in grande considerazione, bench\u00e9, a ben vedere, non si trattasse che di due pezzi di scarto della met\u00e0 del secolo scorso. Ma, anche Jacob aveva ricordi particolari legati a quei due piccoli divani. Era su quelli che per la prima volta aveva masturbato Elettra, quando era ancora una ragazzina, e dove avevano provato i primi rapporti di sesso. Ancora una rabbia profonda lo prendeva al ricordo dei due divanetti che, sotto il muoversi dei corpi, si allontanavano l&#8217;uno dall&#8217;altro, costringendo a frequenti interruzioni quei maldestri tentativi di venirsi addosso.\\\\\r\n\r\n\r\n#4,\\Jacob osserv\u00f2 con attenzione i due divanetti presenti nella sala. Quello rosso era posto tra l&#8217;ingresso dello studio e quello della cucina. Quello verde era invece nell&#8217;angolo, di fronte alla libreria.\\\\\r\n#5,\\All&#8217;improvviso a Jacob venne voglia di <strong>afferrare uno dei due divanetti<\/strong>, ma rimase immobile senza sapere verso quale rivolgersi. \\\\\r\n\r\n#6,\\Sfinito Jacob <strong>si avvicin\u00f2 ai due divanetti per sedersi, per riposarsi<\/strong> un attimo. Ma erano troppo distanti per potersi sdraiare in entrambi, doveva sedersi in quello verde o quello rosso. \\\\\r\n\r\n#7,\\Jacob, a fatica, si mise in ginocchio e <strong>cerc\u00f2 di guardare sotto i due bassi divanetti<\/strong>. Ma non riusciva a vedere che il nero, l&#8217;oscurit\u00e0 di spazi inutilizzati.\\\\\r\n\r\n#8,\\&#8221;Devo togliere questi due divanetti&#8221;, disse tra s\u00e9 e s\u00e9 il valente Jacob, osservandoli da lontano.\r\nSi mosse verso di loro con l&#8217;<strong>intenzione di spostarli<\/strong>. Rimase per\u00f2 incerto a fissarli senza sapere con quale cominciare.\\\\\r\n\r\n#9,\\<strong>Jacob desider\u00f2 alzare i due divanetti<\/strong>, di scoprire cosa fosse nascosto sotto il loro essere collocati, di occupare uno spazio geometrico. &#8216;A volte&#8217; pensava, le cose offrono il fianco quando meno ci si aspetterebbe. A tratti, quel giorno, ritornavano ricordi improvvisi, senza nessun legame: si vedeva con Elettra arrivare in traghetto a Zadir, prima della fine del mondo, e nel primo mattino prendere un caff\u00e8 in una bar talmente distante. Ricordi come questi apparivano e scomparivano, come se qualcosa li muovesse sconsideratamente.\\Comunque se voleva alzare un divanetto doveva decidere quale dei due.\\\\\r\n\r\n#10,\\<strong>Unire i due divani<\/strong>, certo, pensava il buon Jacob. Ma poi si ricord\u00f2 che aveva gi\u00e0 fatto quella unione e che Elettra non era stata per nulla contenta, ah questo no. I divanetti uniti prendevano tutta una parete e davano ad Elettra l&#8217;impressione di un lungo pesce morto, un luccio di mare, se mai sono esistiti lucci di mare, qualcosa di morto comunque, di abbandonato.\\No, no, pens\u00f2 Jacob scuotendo la testa, unire i divanetti non era certo una buona idea.\\\\\r\n\r\n#11,\\Gli venne d&#8217;improvviso la <strong>curiosit\u00e0 di vedere cosa fosse nascosto sotto il divano<\/strong>. &#8216;Forse un drago&#8217;, pensava, o uno di quei mostri antidiluviani che tanto erano cari ad e Elettra. Rimase cos\u00ec, ad inseguire le sue immaginazioni, senza neppure saper decidere se chinarsi sotto il primo divanetto o il secondo.\\\\\r\n\r\n#12,\\Jacob si pose di fronte ai due divanetti, quello rosso e quello verde, senza sapere verso quale rivolgere la sua attenzione.\\\\\r\n\r\n#13,\\Jacob sentiva i<strong>l desiderio di prendere, di possedere uno dei divanetti<\/strong>, ma quale?\\\\\r\n\r\n#14,\\Jacob sent\u00ec il desiderio di <strong>sdraiarsi sopra uno dei due divanetti<\/strong>, dimenticare tutto, Elettra, la quarantena e il Comitato, aprire la boccuccia ed aspirare un latte immaginario, uno sperma dolce che galleggiava nell&#8217;aria, privo di atmosfera. Ma restava in piedi, ghiacciato, senza sapere verso quale divanetto muoversi.\\\\\r\n\r\n#15,\\Jacob <strong>si avvicin\u00f2 ad uno dei due divanetti, pronto a spostarlo<\/strong>, quando osserv\u00f2 l&#8217;altro che giaceva immobile nell&#8217;angolo, come se lo stesse fissando. Si avvicin\u00f2 all&#8217;altro e di nuovo il primo gett\u00f2 l&#8217;invisibile sguardo su di lui. Rimase cos\u00ec incerto, senza sapere quale dei due divani spostare.\\\\\r\n\r\n#16,\\<strong>Alzarli voleva Jocob, quei divani, sollevarli<\/strong> nel profondo della memoria forse e si ricord\u00f2, senza nessuna motivazione di una volta che da bimbo, si morse un labbro ed usc\u00ec stilla. Passandosi una mano sul volto Jacob mise a fuoco quei due divanetti, sempre immobili come mosche morte.\\\\\r\n\r\n#17,\\D&#8217;improvviso Jacob si mise a girare per la sala, come se avesse perso qualcosa, le mani in avanti, gli occhi quasi socchiusi, poi si ferm\u00f2 di fronte ai due divani che mai si erano mossi di l\u00e0.\\\\\r\n\r\n#18,\\<strong>Si avvicin\u00f2 ai due divani, per salirci sopra<\/strong>, cosa mai va a pensare l&#8217;uomo. Ma i divani erano due e lui uno solo.\\\\\r\n\r\n#19,\\Jacob si diresse verso i divanetti. Quando fu presso di loro, rimase dubbioso se andare verso quello verde, o quello rosso.\\\\\r\n<\/blockquote>\r\n\r\nAnche in questo caso le descrizioni degli oggetti si frantumano in una molteplicit\u00e0 di descrizioni: cosa voglio fare con il divano? Cosa \u00e8 realistico che io faccia? Cosa penserebbe un personaggio inserito nell&#8217;habitat se gli venisse il desiderio <em>inculcato<\/em> dal lettore, e come potrebbe gestirlo coerentemente con la narrazione che il motore software sta generando a seconda dei comandi del lettore?\r\nCosa succede con gli oggetti che sono contenuti in altri oggetti (ad esempio, i cuscini)?\r\n \r\nOltre alla descrizione degli oggetti \u00e8 poi necessario implementare le azioni che un personaggio pu\u00f2 avere con gli oggetti, anche se queste sono <em>puzzleless<\/em>, non portano avanti la storia se non per il fatto che sono loro stesse, storia. Sempre rimanendo con i due divanetti:\r\n\r\n<blockquote>\r\n#50,\\Jacob si avvicin\u00f2 al piccolo divanetto che era collocato tra i due ingressi, dello studio e della cucina. Si trattava di un dono di famiglia di Elettra, un brutto pezzo d&#8217;arredamento della met\u00e0 del secolo scorso. Lui pi\u00f9 volte aveva chiesto ad Elettra di buttarlo per prendere qualcosa di pi\u00f9 moderno, ma lei aveva sempre rimandato, dicendo che si trattava di un ricordo. Poi era stato troppo tardi, non si poteva pi\u00f9 comperare nulla. Il divanetto era basso, praticamente poggiava sul pavimento. Aveva i braccioli soltanto da una parte, perch\u00e9 faceva coppia con il secondo divanetto, quello verde, che aveva anch&#8217;esso un solo bracciolo, dalla parte opposta. Pur essendo i due divanetti identici, Elettra aveva voluto fasciare i cuscini e la fodera con due stoffe diverse: quella che stava di fronte a Jacob, rossa, e l&#8217;altra, verde scuro.\\\\\r\n\r\n#51,\\Jacob torn\u00f2 ad osservare il piccolo divano posto tra i due ingressi, dello studio e della cucina. Era un piccolo divanetto, molto basso, che faceva coppia con quello che stava nel&#8217;angolo, vicino alla libreria. Entrambi avevano infatti un solo bracciolo, come se fossero stati pensati per essere messi l&#8217;uno accanto all&#8217;altro per formare un divano. Elettra per\u00f2 aveva deciso di separarli, anni prima, e li aveva rifoderati con due stoffe di colore differente. Jacob pos\u00f2 lo sguardo sui vecchi cuscini rossi che gli stavano di fronte, gli stessi, lisi, che conosceva da tempo; identici, nella forma, a quelli verdi dell&#8217;altro divanetto.\\\\\r\n\r\n#52,\\<strong>Jacob afferr\u00f2 con le mani il divanetto e contrasse le dita<\/strong> per prenderlo con s\u00e9. Con un gesto di fastidio lasci\u00f2 la presa: era troppo pesante per essere trasportato. Quel genere di azioni lo stancavano molto.\\\\\r\n\r\n#53,\\Jacob, con un sospiro di sollievo, <strong>si butt\u00f2 sul divanetto<\/strong>, ma subito prov\u00f2 un dolore fastidioso alle anche, nel punto delle ossa. Aveva l&#8217;impressione di cadere e tutta la stanza che gli stava di fronte gli sembrava alzarsi, innalzarsi fino a divenire un punto infinitesimale della sua produzione in codice. Ma, nello stesso tempo, tutto restava identico a prima, nello stesso silenzio ininterrotto. Per questo non era bene sedersi, per questo quelli del comitato avevano tolto tutte le sedie dalla casa.\\\\\r\n\r\n#54,\\J<strong>acob si avvicin\u00f2 al divano ed afferrandolo con le mani fece per spostarlo<\/strong>. La sua forza sembrava percorrere il corpo per scaricarsi nelle gambe e poi nel pavimento, dove trovava riposo. Con molta fatica scost\u00f2 il divanetto dal muro, osserv\u00f2 l&#8217;intonaco bianco, identico al resto della casa, e con uguale sforzo, lo ricolloc\u00f2 nella posizione in cui Elettra desiderava fosse posto.\\\\\r\n\r\n#55,\\Jacob si guard\u00f2 attorno in cerca del divano. Appena lo vide, <strong>si avvicino senza fretta<\/strong>.\\\\\r\n\r\n#56,\\<strong>Jabob sal\u00ec sul divano<\/strong> e si mise a vedere le cose da quella prospettiva. L&#8217;ingresso della camera da letto gli appariva ora l&#8217;antro, la bocca sdentata di una fornace il cui corpo da bruciare, da riportare allo stato carnale fosse il suo. Stare sul morbido dava fastidio a Jacob, e cos\u00ec torn\u00f2 sul solido pavimento\\\\. \r\n\r\n#60,\\<strong>Jacob si mosse verso il divanetto posto nell&#8217;angolo<\/strong>, di fronte alla libreria. Era un piccolo divanetto, un dono di famiglia di Elettra, di nessun valore ed anche abbastanza scomodo. Aveva chiesto ad Elettra di buttarlo, assieme a quello rosso, per prendere qualcosa di pi\u00f9 comodo, ma  lei aveva sempre negato, adducendo al fatto che si trattava di un ricordo. Poi era stato troppo tardi, adesso non serviva a niente. Il divanetto era basso, quasi poggiava sul pavimento. Aveva i braccioli soltanto da una parte, perch\u00e9 faceva coppia con il secondo divanetto, quello rosso, che aveva anch&#8217;esso un solo bracciolo, dalla parte opposta. Nonostante fossero del tutto uguali, Elettra aveva deciso di fasciare cuscini e fodera con due stoffe diverse: quella che stava di fronte a Jacob, verde, e l&#8217;altra, rossastra.\\\\\r\n\r\n#61,\\<strong>Jacob si avvicin\u00f2 nuovamente al piccolo divano posto di fronte alla libreria<\/strong>. Era un piccolo divanetto, molto basso, che faceva coppia con quello che stava tra i due ingressi, dello studio e della cucina. Entrambi avevano infatti un solo bracciolo, come se fossero stati pensati per essere messi l&#8217;uno accanto all&#8217;altro per formare un divano, probabilmente ad angolo. Elettra per\u00f2 aveva deciso di separarli, anni prima, e li aveva rifoderati con due stoffe di colore differente. Jacob pos\u00f2 lo sguardo sui molli cuscini verdi che gli stavano di fronte, gli stessi, lisi, che conosceva da tempo; identici, nella forma, a quelli rossi dell&#8217;altro divanetto.\\\\\r\n\r\n#62,\\And\u00f2 verso il divanetto credendo che vi fosse qualcosa che a lui interessava molto, qualcosa di essenziale, ma tutto era privo di valore, il divanetto un semplice divanetto e niente di pi\u00f9.\\<strong>Afferr\u00f2 con le mani il divanetto e contrasse le dita per prenderlo con s\u00e9<\/strong>. Con un gesto di fastidio lasci\u00f2 la presa: era troppo pesante per essere trasportato. Quel genere di azioni lo stancavano molto.\\\\\r\n\r\n#63,\\<strong>Jacob, con un sospiro di sollievo, si butt\u00f2 sul divanetto, ma subito prov\u00f2 un dolore fastidioso alle anche<\/strong>, nel punto delle ossa. Aveva l&#8217;impressione di cadere e tutta la stanza che gli stava di fronte sembrava alzarsi, innalzarsi fino a divenire un punto infinitesimale della sua produzione in codice. Ma, nello stesso tempo, tutto restava identico a prima, nello stesso silenzio ininterrotto. Per questo non era bene sedersi, per questo quelli del comitato avevano tolto tutte le sedie dalla casa.\\\\\r\n\r\n#64,\\Jacob si avvicin\u00f2 al divano ed afferrandolo con le mani fece per spostarlo. La sua forza sembrava percorrere il corpo per scaricarsi nelle gambe e poi nel pavimento, dove trovava riposo. <strong>Con molta fatica scost\u00f2 il divanetto dal muro<\/strong>, osserv\u00f2 l&#8217;intonaco bianco, identico al resto della casa, e con uguale sforzo, lo ricolloc\u00f2 nella posizione in cui Elettra desiderava fosse posto.\\\\\r\n\r\n#65,\\Jacob si guard\u00f2 attorno in cerca del divano. Appena lo vide, si avvicino senza fretta.\\\\\r\n\r\n#66,\\J<strong>abob si sedette sul divano e si mise a vedere le cose da quella prospettiva<\/strong>. Di fronte a lui la liberia, sigillata, mostrava le rientranze inutili, i fori della privazione. Vicino alla libreria, l&#8217;ingresso della camera da letto gli appariva l&#8217;oscuro passaggio verso qualcosa che gli avrebbe sottratto quel poco di serenit\u00e0 che a fatica custodiva dentro di s\u00e9. Stare seduto portava a Jocob una sorta di breve dolore, ed era anche per quel motivo che il Comitato aveva fatto togliere tutte le sedie dalla casa. \\\\\r\n#67,\\Seduto sul divano, Jacob prov\u00f2 il desiderio di sedersi sul divano. Si trovava contemporaneamente nella condizione in cui voleva essere e in quella in cui si trovava isoddisfatto del suo stesso desiderio inappagato.\\\\\r\n\r\n#68,\\<strong>Decise di guardare sotto i cuscini<\/strong>. In verit\u00e0 Jacob aveva un terrore delle cose nascoste, non gli piaceva mettere le mani in posti sconosciuti. &#8220;Magari se fossi seduto sul divano sarebbe pi\u00f9 semplice&#8221; disse tra s\u00e9 e s\u00e9, non si tratterebbe di una scoperta, ma quasi di una azione continuata, sono andato sui cuscini e poi lentamente sono scivolato tra cuscino e cuscino, mi sono schiantato, diciamo cos\u00ec sul divano, ecco che razza di pensieri aveva Jacob.\\\\\r\n\r\n#69,\\<strong>Jacob guard\u00f2 sotto i cuscini, lentamente, con timore, quasi che avesse paura di trovarvi qualche bestia<\/strong>, qualche insetto addormentato. O anche un topo, chi sa mai che sotto i cuscini non riposino i topi. Invece trov\u00f2 un un libretto. Lo prese in mano con curiosit\u00e0 chiedendosi chi cavolo l&#8217;avesse messo in quel posto.\\\\\r\n\r\n#70,\\<strong>Jacob guard\u00f2 sotto i cuscini, lentamente, con timore, quasi che avesse paura di trovarvi qualche sporcizia<\/strong>, qualche bestia addormentata. Magari un ratto, chi sa mai che sotto i cuscini non riposino i ratti. Invece c&#8217;era soltanto la tela del divano.\\\\\r\n\r\n#71,\\<strong>Jacob guard\u00f2 nuovamente sotto i cuscini, lentamente, con timore. Gli parve di vedere, per un attimo, denti che baluginavano<\/strong>, o zampe che si ritraevano verso il buio, ma quando il cuscino fu ben alzato, c&#8217;era solo la nudit\u00e0 del divano.\\\\\r\n\r\n#72,\\<strong>Si mise ad osservare i cuscini dei due divanetti<\/strong>. Erano identici, cambiava soltanto la tinta, ora rossa, ora verde. Spesso si era seduto su di loro, provando un certo piacere, anche se, alla lunga, gli sembrava che si schiacciassero, che sprofondassero perdendo la loro forma originaria, e provocandogli un tenero dolore all&#8217;altezza della spina dorsale.\\\\\r\n\r\n#73,\\Gett\u00f2 il suo sguardo sui divanetti e ancora una volta si mise ad osservarne i cuscini. Erano sempre gli stessi. Uno grosso sotto, e tre piccoli messi sul lato.\\\\\r\n\r\n#74,\\<strong>Mosse la testa per vedere meglio i cuscini su cui sedeva<\/strong>. Molli, coperti da quella stoffa grezza che Elettra aveva comprato chiss\u00e0 dove e che aveva lei stessa tinto sporcando per settimane il bucato della lavatrice.\\\\\r\n\r\n#75,\\Con la coda dell&#8217;occhio <strong>fiss\u00f2 i cuscini su cui sedeva<\/strong>. Erano sempre gli stessi, ruvidi e scomodi.\\\\\r\n\r\n#76,\\C<strong>on una mano afferr\u00f2 un cuscino e lo tir\u00f2 a s\u00e9, ferendosi il polso<\/strong>. Solo in quel momento si ricord\u00f2 che la parte terminale dei cuscini era cucita alla base del divano, per evitare che cadessero o si spostassero.\\\\\r\n\r\n#77,\\<strong>Decise di prendere uno dei cuscini<\/strong>. Ma quell&#8217;azione, da in piedi, sembrava fiaccarlo, nausearlo. Si sentiva gi\u00e0 stanco per quel gesto tanto risoluto; e cos\u00ec decise che lo avrebbe fatto, certo, ma una volta seduto sul divano.\\\\\r\n\r\n#78,\\<strong>Jacob decide di spostare uno dei cuscini del divano<\/strong>. Ma il solo pensare di mettersi l\u00ec, tirare, lasciare, oggetti molli&#8230; sentiva come il ruvido sulle dita, nell&#8217;interno delle dita, un sapore quasi delle unghie che s&#8217;infilavano nella stoffa, che frizionavano, che graffiavano e -stupito- si ritrov\u00f2 a contrarre e rilasciare le dita. Fiaccato decise che lo avrebbe spostato, certo, ma una volta che si fosse seduto.\\\\\r\n\r\n#79,\\<strong>Prese uno dei cuscini e fece per spostarlo quando sent\u00ec che il cuscino resisteva e rimaneva fermo<\/strong>. Si ricord\u00f2 allora che la parte in fondo era cucita al divano, perch\u00e9 non cadessero per terra. Lasci\u00f2 le mani e si mise ad osservare il centro della stanza, senza vedere niente.\\\\\r\n<\/blockquote>\r\n\r\nI divani sono poi oggetti abbastanza semplici da gestire, rispetto a una libreria o un libro. \r\n\r\nInsomma, il design di una interactive fiction molto molto semplice, di pochissime locazioni come questa, pu\u00f2 rivelarsi un lavoro importante di scrittura testi quando si voglia creare una interazione fortemente narrativa con gli oggetti, pensando che siano questi e le relazioni con il lettore a generare la storia stessa (o meglio, le storie).\r\n\r\nPerch\u00e9 non ho finito questa interactive fiction? Per diversi motivi, uno dei quali legato alla quantit\u00e0 di lavoro e di testo necessario. Garantire la narrativit\u00e0 non automatica ma autorale di ogni elemento presente nelle cinque stanze, richiedeva uno sforzo considerevole. Un altro motivo era legato al mezzo: l&#8217;interactive fiction classica, pensata a parser e lettura video, non \u00e8 forse lo strumento pi\u00f9 adatto per muoversi in ambienti narrativi interattivi. \r\n\r\nQualcuno ha detto ebook?","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Oggi mi prendo una pausa dal parlare di ebook, per spendere due parole sull&#8217;interactive fiction e la sua progettazione. Ho letto qualche tempo fa un divertente pezzo di Liz England che racconta quali siano i reali problem di un game designer, a partire dall&#8217;apparentemente banale problema di descrivere una porta. Il post, ripeto, \u00e8 nello [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-74","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interactive-fiction"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=74"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":79,"href":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74\/revisions\/79"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=74"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=74"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.quintadicopertina.com\/fabriziovenerandi\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=74"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}