70 chilometri dall'Italia: introduzione

70 chilometri dall'ItaliaIl 15 Gennaio 2011 il Presidente della Tunisia Zine El Abidine Ben Ali abbandona il suo Paese con la famiglia e trova rifugio in Arabia Saudita (dopo una serie di notizie riportate e poi smentite, fra cui quella della sua presenza, nella stessa serata, presso l'aeroporto di Cagliari). È l'ultimo atto seguito alle proteste di strada e alle rivolte antigovernative che dai primi di dicembre hanno scosso la Tunisia. Ma è anche il principio di un percorso di rinnovamento della politica tunisina e della sua classe dirigente che si sta svolgendo proprio in questi giorni, fra incognite e difficoltà.

I moti popolari si sono rapidamente diffusi da città a città: da Sidi Bouzid a Bouziane, e poi nella stessa Tunisi, e in seguito a Saïda e a Thala, dove vengono assaltati i palazzi governativi e bruciate le insegne-simbolo del potere. A Kasserine fra l'8 e il 19 gennaio avvengono gli scontri più duri. Le autorità parlano di ventuno morti, i sindacati locali di oltre cinquanta. Le notizie di cronaca hanno preso il volo, anche con una certa incertezza. E pur con la crescente attenzione dei media internazionali, è sul web che l’ondata d’informazione trova impeto. Qualcuno sostiene addirittura che la rivoluzione sia nata grazie ai social media, che Twitter abbia svolto un ruolo fondamentale e che gli attivisti si siano organizzati su Facebook.

Sorgono due ordini di domande. Nel primo gruppo rientrano quelle collegate alla storia della Tunisia: come si è arrivati a questo punto? Non è la Tunisia uno dei Paesi più 'occidentalizzati', con buoni rapporti con l'UE, un moderno sistema sanitario, una certa parità delle donne e un'aspettativa di vita vicina alle cifre europee? È difficile ricollegare il presente con la storia, ricordarsi delle rivolte di Gasfa del 2008, antefatto dell'attuale 'rivolta del gelsomino'. Occorre chiedersi quando e come Ben Ali sia salito al potere, chi siano i rivoltosi oggi, da chi siano controllati.

Ci sono poi altre questioni da affrontare, quelle ricollegate all'utilizzo e al ruolo dei social media e del giornalismo partecipativo nella rivolta. Cosa s'intende di fatto suggerendo che la rivoluzione è cresciuta sui social network? E quali le sfumature o le realtà di simili posizioni?

È comunque un fatto che la 'rivolta del gelsomino' sia partecipata e raccontata in primis proprio dalla generazione di giovani nata e cresciuta sotto Ben Ali. Giovani che hanno beneficiato di un'istruzione avanzata, in una nazione dove il tasso di disoccupazione dei laureati si aggira intorno al 30% contro una media nazionale del 14%. Impegnati da anni a descrivere le zone d'ombra del regime tunisino dall'interno, hanno subìto le stesse forme di censura utilizzate per i media tradizionali non allineati con l'informazione ufficiale, con provvedimenti ad hoc per impedire l'accesso a Internet e la circolazione di informazioni dirette, oltre a non poche pressioni e ritorsioni personali.

Analogamente, è vero che certe informazioni non si trovano più nei media mainstream, e vanno cercate online. Sulla maggioranza delle grandi testate la Tunisia è diventata notizia di primo piano solo negli ultimi giorni, quando nelle piazze erano già comparsi i primi morti. Questo compito è toccato ai citizen-journalist locali che da anni denunciano le violazioni dei diritti umani e la corruzione del governo. E nel momento caldo delle proteste e degli scontri, è stato ancora una volta Twitter lo strumento principe per condividere notizie fresche e senza filtri. I blog sono divenuti immediato veicolo di video, immagini, descrizioni e resoconti diretti. Materiale confuso, di dubbia veridicità? Assolutamente no: piuttosto, contenuti prodotti autonomamente da chi alla Rivolta del gelsomino stava partecipando, rilanciati anche grazie ad associazioni in loco e poi da migliaia di persone in tutto il mondo pronte a confrontare, verificare, tradurre in decine di lingue diverse, diffondere e raccontare quanto andava accadendo.

Non a caso questo instant-book pesca non poco in tali testimonianze via Internet, riprendendo articoli pubblicati su Global Voices Online in Italiano e in altri ambiti (appositamente scelti dal team dell'annessa associazione Voci Globali). Mentre Mehdi Tekaya, storico contemporaneo e 'media-hacktivist' di origine tunisina, offre il necessario quadro di riferimento degli avvenimenti degli ultimi cinquant'anni e delle maggiori tematiche strettamente connessi agli avvenimenti di questi giorni.

Potete scegliere di consultare l'e-book come un normale libro procedendo in ordine temporale, oppure saltare fra gli articoli proposti da Voci Globali, arricchiti da approfondimenti, correlazioni, e aggiornamenti su Internet. Un conciso ma utile contesto per comprendere meglio quanto va accedendo in Tunisia oggi, e quali fatti di ieri abbiano contribuito a far nascere la rivolta - oltre a riflettere sul ruolo dei citizen e social media in simili frangenti. È un modo per leggere con più consapevolezza le notizie di cronaca che arrivano velocemente sul web, e che rischiano di sparire con la stessa velocità con cui sono arrivate, lasciandoci indifferenti e frastornati. Con questo ebook di polinformazione abbiamo voluto proporvi uno strumento per fermarle ed utilizzarle per conoscere meglio una realtà in divenire a pochi passi dall'Italia.

(Maria Cecilia Averame, 30 gennaio 2011)

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