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Se usi i creative commons Amazon ti censura
Questa mattina l'account di Quintadicopertina su Amazon è stato bloccato. Una censura decisa unilateralmente da Amazon: non possiamo aggiungere ebook, vedere lo stato delle vendite né altro. Una mail da Amazon ci avverte che il blocco è dovuto a violazioni del copyright che Quintadicopertina avrebbe fatto pubblicando materiale che si trova liberamente in rete. Nello specifico Quintadicopertina avrebbe pubblicato un numero di alfabeta2 all'interno del quale si trovano contenuti liberamente leggibili in rete.
Dove si trovano questi contenuti "liberamente leggibili in rete"? La mail di Amazon non lo dice, ma noi lo sappiamo. Si trovano nel sito di alfabeta2 che essendo, a differenza di Amazon, un progetto principalmente culturale e non commerciale, spesso e volentieri mette gratuitamente on-line parti della rivista per chi non volesse o potesse comperarla ma volesse comunque partecipare alle discussioni sui temi di cui si parla all'interno della rivista. A questo Amazon non sta bene, con buona pace dell'open content.
Ma c'è un altro punto importante che riguarda l'ennesima censura della major di distribuzione nei confronti degli editori, cito:
"Please be advised that we won’t accept content that is freely available on the web unless you are the exclusive copyright owner of that content. For example, if your content comes from a source that allows you and others to re-distribute it, and that content is freely available on the web, we won’t accept it and make it available for sale in the Kindle store."
Leggete bene: quella frase significa "niente creative commons". Un giornalista scrive un articolo e lo mette on-line con CC che permettono il riutilizzo anche commerciale? Scordatevi di poterlo inserire in un vostro ebook assieme ad altri articoli. Quel solo articolo farebbe sì che Amazon censuri il vostro testo, bloccandovi ogni operazione fino alla rimozione dell'ebook. Scordatevi ogni operazione di scrittura collettiva, di traduzione, di lavoro editoriale basata su materiali prodotti in creative commons.
Di fronte al grande entusiasmo per l'arrivo di questo soggetti trasversali a cui gli editori svendono libertà sempre più importanti nella gestione di materiali culturali, dal prezzo di copertina (deciso da Apple per tutti gli editori italiani) alla scelta dei materiali che possono o non possono essere inseriti in un ebook, come avviene oggi con Amazon: lanciamo un allarme.





















Commenti
Gli argomenti di M. Fioretti non mi convincono.
Non si tratta della libertà commerciale di un negozio, che decide liberamente di cosa rifornirsi e cosa vendere (questo libro si perché penso che si venderà, quello no perché non credo interessi alla mia clientela).
E' piuttosto un rapporto contrattuale con un grossista che all'improvviso non fornisce più il servizio lasciando la controparte in braghe di tela (oggi lavoro con te, se mi va).
Poco conta che l'account sia stato disattivato quasi certamente per errore, e che sia stato per fortuna riattivato in un paio di giorni: se Amazon è un pezzo importante del mercato editoriale e se i rapporti amministrativi con l'azienda sono piacevoli come una visita al catasto, allora abbiamo un problema. Lo ha Amazon, che per combattere lo spam editoriale (i "libroidi" di cui ha scritto anche Raffaele Ventura http://www.eschaton.it/blog/?p=4711 ) rimuove per sbaglio libri veri. Lo hanno gli editori che vogliono lavorare e non hanno certezza del rapporto a causa di beghe di questo genere.
Certo. Ma una libreria tradizionale può rifiutarsi o no di mettere in vendita un libro nei suoi locali, fosse anche perchè non gli piace il colore della copertina? Se sì, qual è lo spostamento? Cioè non dico che vada bene, ma che c'è di speciale o nuovo?
Citazione Fabrizio Venerandi:
se è per questo, le righe che citate dicono chiaramente un'altra cosa, cioè che nemmeno in quel caso (o nel caso di pubblico dominio) potreste farlo voi, perché non sareste comunque "exclusive copyright owner of that content" (uso la versione inglese perchè la loro traduzione italiana fa schifo).
Citazione Fabrizio Venerandi:
Per favore, dite le cose come stanno: di ebook che siano in tutto o in parte collezioni di materiale CC o pubblico dominio potete farne a milioni. Quello che non potete fare è solo avere la sicurezza di venderli in quel particolare negozio privato.
Nel caso non fosse chiaro, in generale sono molto più dalla parte della cultura libera e degli autori/editori indipendenti che di Amazon e simili. è solo per questo che sono intervenuto. L'argomento è troppo importante per non spiegarlo con chiarezza, cosa che nel post, probabilmente per la vostra comprensibiliss ima indignazione e agitazione del momento, manca.
Ripeto i sinceri auguri che la questione si risolva presto e bene per voi!
Marco F.
Nel primo caso, quello successo a noi di Quintadicoperti na, Amazon è in torto. Amazon ci ha spesso richiesto documentazione dei materiali messi in vendita, e noi abbiamo sempre inviato ad Amazon i fogli legali che attestavano che eravamo gli editori digitali di quello che pubblicavamo. Che ne avevamo i diritti. Che Amazon usi qualche motore software che blocca un editore nel momento in cui viene riscontrato un sito con gli stessi materiali dell'ebook testimonia piuttosto l'incapacità di Amazon di gestire la propria distribuzione. Il grande unico canale di vendita non riesce a gestire le informazioni che lui stesso ha già. E infatti stamattina Amazon ha tolto il blocco che ci aveva imposto.
E qui sorgerebbe una domanda: ma Amazon che ruolo ha nel bloccare i testi di un editore? Se un editore o un autore violasse il copyright, non dovrebbe essere responsabilità legale dell'editore o dell'autore? Mica della libreria. Qua abbiamo invece uno store, un negozio, che evidentemente ha assunto un ruolo che nell'editoria tradizionale non gli competeva. Lo spostamento è in atto.
Il secondo punto è sui CC. Le righe che citiamo dicono chiaramente che non si possono costruire ebook con materiali in creative commons, a meno che l'editore non faccia un contratto con gli autori, con buona pace della validità dei CC. Su questo punto mi pare non ci sia molto da dire rispetto a quello che già è stato detto.
La citazione di Fioretti sui contenti liberi da diritto di autore non c'entra in questo caso. Amazon dice che posso fare un ebook con i Promessi Sposi, perché sono di pubblico dominio. Ma questo non cambia di una virgola quello che viene sopra: non posso usare materiale disponibile in rete, anche se gli autori mi danno il permesso di farlo. Creative commons non significa pubblico dominio, anzi.
ergo, e' l'ennesima imposizione scorretta e arbitraria, in base alle stesse logiche aziendali chiuse che gia' apple ha ben diffuso sui suoi servizi analoghi
occorre parlarne in giro, informare su queste scelleretazze dannose e fuori luogo, e protestare presso amazon, magari se siamo in tanti ci ripensano (sto vedendo nei giri USA)
Immagino ci sia dietro la volontà di evitare di sommergere la piattaforma di doppioni senza avere la sicurezza che quel contenuto sia veramente ridistribuibile liberamente (fare copia incolla di un testo e ripubblicarlo con CC è facile, rintracciare l'origine di un contenuto non sempre), capisco che Amazon non voglia prendersi queste responsabilità. Sì, comunque, questo presenta senz'altro un problema per l'applicazione del copyleft.
C'è qualcosa che però non mi quadra.
Posto che andando sul sito di alfabeta2 vedo che gli articoli non sono sotto Creative Commons ma sotto normale "tutti i diritti riservati" (non che abbiate detto il contrario, solo che dall'articolo non era chiaro), quindi in mancanza di ulteriori informazioni su chi possiede i diritti di ridistribuzione dell'opera Amazon ha agito preventivamente impedendo la vendita (e spero che la cosa venga chiarita quanto prima); posto questo, dicevo, se Amazon non accetta di vendere contenuti coperti da Creative Commons o comunque liberamente disponibili in rete, perché vende gli ebook di Cory Doctorow e di Charles Stross (coperti da CC e scaricabili gratuitamente dai siti ufficiali dei rispettivi autori), quelli della Baen Books (redistribuibil i gratuitamente grazie ai CD della Baen), o la narrativa breve pubblicata su Tor.com che la stessa casa editrice rivende poi in ebook?
Per prima cosa un autore che sceglie di rilasciare un contenuto sotto una CC lo fa consapevolmente e preventivamente alloca determinati diritti a terzi. Per riutilizzare un'opera nei termini della CC non serve quindi altra autorizzazione, accordo, contratto, mail...
Un autore che usa le CC ammetto fin dall'inizio che del suo lavoro potranno essere fatti determinati usi, anche senza che la cosa gli sia notificata. Se non è pronto ad accettare questo megliop che non usi le CC.
Inoltre, e ben più importante, un autore che dopo aver applicato una CC si trova a dover ribadire via mail i diritti che già ha concesso, implicitamente avvalla che la CC non ha validità e questo destabilizza l'intero sistema delle Commons. In pratica chi pubblica sotto CC non dovrebbe "piegarsi" a ribadire quanto ha già garantito, altrimenti le CC che ci stanno a fare?!?
Tantomeno, e a maggior ragione, se questa richiesta viene da un attore del mercato che fa leva sul suo peso commerciale, e che è attento al suo business non certo alla diffusione dei contenuti.
La vicenda di Quinta con Amazon mi sembra quindi molto grave e preoccupante.
Poi vero che se uso un contenuto sotto CC e ci faccio un libro o altro, è gentile da parte mia avvisare l'autore. Ma appunto di avviso e bon-ton si tratta, non di richiesta di alcun diritto, quello è regolamentato dalla CC.
Io autore che uso una CC e ricevo da qualcuno la richiesta ad autorizzare il riutilizzo della mia opera, potrei anche legittimamente rispondere: "Hey, RTFM..."
Insomma il blocco preventivo a scopo cautelativo di Amazon segue senza dubbio logiche aziendali e politiche lineari su cui gli avvocati di Amazon avranno a lungo ragionato, ma ciò non toglie che questo sia scorretto sotto diverse angolature.
Inoltre mi rimane un certo dubbio sul reale scopo di simili chiusure: Amazon è un parco chiuso e le CC un elemento aperto che porta in sé l'antitesi di un ecosistema come quello di Amazon.
Insomma, sono un colosso, ho tecnologia e risorse tali da analizzare fin nel dettaglio tutti i contenuti digitali che vendo, identificando se un post, una pagina, una riga è già presente in Rete. Ma non riesco ad anadare oltre questo? Non sono in grado di desumere se al contenuto sorgente è affiancata l'icona delle CC? Un link al sito delle CC?
Scusa ma a me non sembra possibile...
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