cover di Full Stretch di Peter Gabriel, una cover scura con linee verticali colorate che la attraversano
Sto continuando ad esplorare l’archivio con ilk materiale del club di Peter Gabriel. Il club per certo aspetti ricorda quello che Prince, stranamente in anticipo sui tempi, aveva fatto nel lontano 2001, l’NPGMC. Ogni mese rilasciava musica inedita, frammenti live, chicche varie. Questo di Peter Gabriel ha una struttura per aspetti simile, se ho capito bene è nato nel 2023, in occasione di “i/o”, il disco di inediti che Peter aveva registrato a più di un ventennio dal precedente, “Up”. Nel corso del 2023 gli iscritti, io non ero fra di loro, si sono scaricati le canzoni dell’album ogni novilunio, man mano che uscivano. La cosa che mi aveva trattenuto all’epoca dall’iscrivermi era che temevo che Peter Gabriel, una volta esaurito il materiale di “i/o”, non sarebbe riuscito a fare uscire nuova musica, perché è un po’ lento a produrre musica, o almeno avevo questa percezione. E infatti, mi pare di capire, nel 2024 e nel 2025 gli abbonati non hanno ricevuto propriamente nuova musica, ma materiale d’archivio, chicche, rari demotape, live inediti e materiale che aveva avuto distribuzioni occasionali e limitate. Quando pochi giorni fa, nel gennaio del 2026, Peter Gabriel ha annunciato l’uscita del primo singolo del suo nuovo album, “o\i”, ho fatto questa prova di abbonarmi per seguire nel corso dell’anno l’uscita del disco man mano che veniva rilasciata, plenilunio dopo plenilunio. Ora: l’abbonamento dà in realtà diritto ad accedere e scaricare anche tutto quello che è uscito negli anni precedenti, che è davvero molta roba e molto bella. Il prezzo per accedere a questo notevole catalogo, tutto scaricabile in formato FLAC ad alta qualità su Bandcamp, è irrisorio, poco più di tre euro al mese. In teoria potrei, predatoriamente, abbonarmi per un mese, scaricare tutto in una settimana, e poi non rinnovare l’abbonamento e continuare ad ascoltare tutta la musica fino a quel momento caricata per gli abbonati. Ma – oltre a essere una cosa un po’ da mentecatti – penso che l’operazione di Peter Gabriel sia meritoria e da supportare, non solo perché si finanzia una piattaforma come Bandcamp carica di roba indipendente, ma perché i materiali che il musicista ha messo in campo per gli abbonati contengono cose molto interessanti e godibili, al di là dei nuovi album di inediti usciti e in uscita. Ne segnalo alcune. I demotape dei brani composti dopo aver lasciato i Genesis e prima del suo primo album, per chi conosce gli album prog del nostro, qualche emozione la riservano. Ci sono echi e timbri della musicalità del gruppo (addirittura un duetto con Phil Collins), ma già alcune caratteristiche della musica di quello che sarà la sua produzione solista. Mettendo assieme i vari pezzi usciti si ottiene un curioso e nostalgico demotape di una mezzoretta scarsa. Scaletta suggerita: Firebird, You Never Know, Funny Man, Howling at The Moon, Get The Guns, No More Mickey, Excuse me, Early Ideas from Down the Dolce Vita. Il Live At Womad del 1982 cattura un momento della (forse) maggiore creatività del nostro, quando fece dal vivo quasi interamente tutto il suo quarto album mesi prima della sua uscita effettiva. È un live che riporta dentro le atmosfere e le percussioni “etniche” del periodo, con pezzoni non commerciali come San Jacinto, The Rhythm Of The Heat, The Family and The Fishing Net che convivono con la chiusura di Biko in maniera molto omogenea. Più curioso il live In The Big Room, che è presente anche in un’altra versione e altro titolo nell’abbonamento, che ha una scaletta più varia, con pezzi di Up, altri meno conosciuti (da me almeno) come Burn You Up Burn You Down o The Tower That Ate People assieme a classici più famosi, pezzi anche dinamici performati in una atmosfera più intima, se ho capito bene un concerto per gli abbonati del suo club del 2003. Sorpresa per me che non ne sapevo niente è Full Stretch, un album di oltre cinquanta minuti con quattro pezzi dove Peter Gabriel si diverte, credo, a dilatare i suoni delle parti orchestrali di accompagnamento a New Blood, ottenendo un inaspettato lavoro strumentale in bilico tra l’ambient e il new age. Uscito in allegato alla rivista Matador Magazine in Spagna, è qualcosa simile all’anice: o lo ami o ti fa detesti. Io sono per l’amore. La musica può ricordare una certa produzione di Eno. Sulla stessa linea strumentale e sperimentale, i 14 minuti di Undercurrents, composto nel 1981 per un film di Graham Dean. Mi fermo, ci sono anche cose molto più godibili, altri due live, versioni alternative di pezzi classici, la versione originale di Don’t Give Up mandata a Kate Bush prima che lei incidesse la sua voce, remix, Biko cantata con un coro di bambini di una scuola, eccetera, ma stasera sono qua che ascolto in rotazione Full Stretch e mi è sembrato opportuno scrivere due righe su questo bel modo, a mio parere, di distribuire la propria creatività e la propria storia. E io preferisco spendere qua i miei soldi rispetto ai vari servizi streaming che non amo e che penso stiano facendo male male a chi fa musica oggi. Un’ultima nota: non sono un fan di Peter Gabriel, potrei aver detto qualcosa di inesatto parlando della sua discografia, segnalatemelo pure che correggo. Buon ascolto.

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