non ancora non più

26. novembre 2018 by fabrizio venerandi
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Niente pixel nel mio ebook, grazie

Pixel

Oggi ero in uno studio che stava lavorando ad alcuni ebook e uno dei grafici mi mostra del CSS per ebook che una casa editrice gli aveva dato come modello per alcuni ePub che erano in lavorazione.
Inizio a leggerli e ho il solito giramento di testa. Ancora oggi, a più di otto anni dall’arrivo degli ebook in Italia, circola una tipografia impropria. Sostituite a impropria un qualunque termine a vostro piacimento che io non posso scrivere nel mio blog.

Ad esempio, ad un certo punto, mi imbatto in diversi margini e valori di rientro prima riga con valori in pixel. Non è la prima volta. Mi è capitato anche di trovare ebook di grosse case editrici nazionali con i valori di dimensione font in pixel.

Il grafico nota il mio malessere e mi chiede se sto bene e io dico no e indico con un dito i pixel. Lui mi chiede, ah, ma è sbagliato usare i pixel come unità di misura nel CSS?

Lo scrivo allora qua nel mio blog: sì. Se state facendo un ebook, e volete farlo bene, non usate come unità di misura i pixel. Perché?

Perché i pixel non sono un unità di misura proporzionale e – paradossalmente – nemmeno assoluta. Se io dico che dopo una immagine voglio un margine di 100 px io non ho la più pallida idea di quanto sarà poi nel mondo reale questa dimensione.

Questo perché il pixel non ha una dimensione. Il pixel è il punto minimo di uno schermo, un piccolo pallino luminoso, o inchiostrato nel caso degli ebook. Ma io, creatore di ebook, non so quanti ce ne siano nel dispositivo di lettura, e nemmeno quanto sia grosso questo pixel.

Infatti ogni dispositivo ha una dimensione diversa e come se non bastasse, anche a dimensioni uguali, ha una diversa densità di pixel per pollice (ppi): un tablet Android trovato omaggio nel fustino del detersivo avrà una densità di pixel minore rispetto ad un iPad retina ultimo modello made in Cupertino.

Cosa intendo per densità di pixel? Intendo dire che in un centimetro lineare del tablet low-price trovato nel detersivo ci saranno una cinquantina di pixel. Nel monitor per desktop che sto utilizzando ora ce ne saranno poco più di trenta. Nell’iPad lo stesso centimetro lineare ne conterrà più o meno un centinaio.

Senza toccare il discorso della qualità della lettura, questo significa che se io do un margine di 100 pixel a una immagine, otterrò un margine di due centimetri nel tablet a bassa risoluzione, meno di un centimetro in quello ad alta densità di pixel, quasi tre nel mio monitor per desktop.

Immaginatevi cosa succede quando i valori in pixel sono molto bassi, cinque o dieci pixel di margine o di rientro: in alcuni dispositivi semplicemente scompaiono.

Quindi: non usate pixel per dare valori a spazi che in un ebook vanno sempre e solo gestiti con valori relativi. Saranno invece vostri amici em, % e tutte le altre unità di misura che si relazionano alle dimensioni fisiche del device di lettura utilizzato.

Quanti pixel dovranno ancora essere versati prima che gli editori si decidano ad investire in ebook più belli dei libri di carta?

25. ottobre 2018 by fabrizio venerandi
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Alessandro Manzoni, Netflix, il self publishing e i DRM watermark

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Allora, il tema del post di oggi verte sul fatto che è orribile studiare letteratura senza mai toccare con un bastone l’editoria, ovvero il mercato, i soldi.

A scuola, accanto alla storia della letteratura, va studiato il mercato editoriale, sia dal punto di vista tecnologico che commerciale.

Prendiamo il Manzoni, Alessandro dico. A scuola si insegna che fa due versioni dei Promessi Sposi, la ventisettana (pubblicata nel 1827) e la quarantana (pubblicata nel 1840).
Ora, in molti libri di testo queste sono le uniche informazioni che si trovano, specie sulla quarantana. Pubblicata nel 1840 con una revisione linguistica per avvicinarla al parlato fiorentino.
Messa così, IMHO, l’informazione è falsa.

Manzoni non pubblica la quarantana nel 1840. Manzoni fa molto di più: anticipa Netflix e adotta i DRM, con un certo anticipo sui tempi.

Il nostro autore infatti era abbastanza scocciato del fatto che molte copie della ventisettana fossero state vendute illegalmente, copie illegali del romanzo che venivano stampate da tipografie con pochi scrupoli e su cui il nostro Manzoni non aveva controllo commerciale.
Manzoni allora pensa di farne una nuova versione, non solo per motivi linguistici, ma anche per eliminare il problema delle copie illegali e per trovare un nuovo successo popolare adottando nuovi media. La quarantana è tutto questo.

La quarantana non è un libro: esce ad episodi, uno ogni quindici giorni, come le puntate di Netflix. Stiamo parlando di 108 episodi quindicinali che accompagnano i lettori per due anni. Non vi siete mai chiesti come mai certi capitoli terminano dei Promessi Sposi terminano con degli cliffhanger da paura? Perché erano *davvero* degli cliffhanger. Quello che sarebbe successo alla povera Lucia lo avremmo scoperto alla puntata dopo, alla prossima dispensa.

E Manzoni decide anche di mettere dei DRM nel libro: chiama un illustratore e fa illustrare tutte le dispense, tutte e 108. Ogni tot pagine c’è una illustrazione, ce ne sono molte, oltre 400, tutte in dispense rilegate e lussuose, in modo che fossero più difficili da copiare mantenendo la stessa qualità tipografica e artistica, e in modo da “beccare” eventuali stampatori che avessero cercato di copiare illegalmente il testo. Non ultimo, le illustrazioni aiutano a capire la storia. Manzoni scrittore pop, vuole che la storia abbia un seguito popolare.

E la quarantana ha anche i contenuti speciali: l’edizione esce infatti con un libro in più rispetto alle copie illegali. Si tratta de ‘La storia della colonna infame’, vero e proprio bonus per chi si abbonava all’acquisto delle puntate originali dei Promessi Sposi.

Non basta? Manzoni era anche self-publishing: tutto il progetto della quarantana è una azione imprenditoriale che lo scrittore affronta in prima persona, investendo direttamente e facendosi stampare a sue spese le dispense.

E – infine – un dato che a scuola non viene mai nominato: i soldi. Quante copie sono state vendute? Quanta gente leggeva la quarantana? Manzoni è stato un buon imprenditore di se stesso?

La tiratura nominale era di 10.000 copie. Ma le vendite non hanno mai superato le 5000 copie. I lettori dei Promessi Sposi non erano venticinque, ma qualche migliaio. Il motivo delle copie non vendute? Costavano troppo.

20. ottobre 2018 by fabrizio venerandi
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Un ebook reader a colori per le scuole (cinesi)

Avevo parlato qualche tempo fa del progetto di Onyx per le scuole cinesi: un ebook reader a 10.7 pollici a colori. Ecco: si chiama Onyx Youngy Boox Sports, a Francoforte ce ne era uno, potete vedere a calce di questo post il video di lesen.net. Si tratta chiaramente di un modello nato per le scuole, con un firmware ad hoc che sembra comprendere anche modalità di scrittura, esercizi a casa ed altro.
Sostanzialmente il progetto che mi pare di intuire dietro al tutto è quello di sostituire i libri e quaderni di testo con un ebook reader a colori. Vantaggi del socialismo reale.

Differentemente da The Digital Reader che pare abbastanza scettico sul progetto (“meglio un tablet”, dice in sostanza), credo che si tratti invece di un esperimento di una certa importanza. Per quanto l’e-ink a colori non abbia i numeri per sostituire i tablet, potrebbe invece essere un buon prodotto di transizione per chi voglia leggere saggistica in e-ink con il vantaggio dei colori per tutto ciò che riguarda la didattica spicciola (grafici, elementi di memorizzazione della pagina, schemi).

Esperimenti dello stesso tipo fatti in passato con i tablet hanno dato risultati contrastanti. Accanto a relazioni positive ho sentito anche feedback di studenti che lamentavano male agli occhi, fastidio e distrazione con lo studio applicato ai tablet in luogo dei libri.

Un e-reader a colori, con firmware e software progettato ad hoc per la scuola, potrebbe essere qualcosa di sostanzialmente diverso. Ad oggi comunque l’Onyx Youngy Boox Sports è destinato al solo mercato cinese.

16. ottobre 2018 by fabrizio venerandi
Categories: digitale & analogico, ebook news | Leave a comment

Una bestia bellissima

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È estate e sto nuotando al largo della costa genovese, seguo mia moglie che davanti a me va avanti a bracciate di stile libero. Io da dietro vedo il suo braccio che emerge dall’acqua, si alza fino a coprirmi il sole e poi ricade a getto nel mare e lì si perde.
Io nuoto, lentamente dietro di lei e penso che ogni sua bracciata mia moglie crea dei metadati. Alza il braccio e il suo orologio marino si connette al gps, registra la sua posizione, la variazione rispetto alla bracciata precedente, e registra tutti questi metadati, crea una mappa che mostrerà a mia moglie alla fine della nuotata. Ogni bracciata, metadati, questa cosa mi impressiona. Alla sera a casa saliremo poi su una bilancia che avrà registrato il nostro peso e lo manderà ai nostri smartphone via bluetooth per gestire lo storico del peso e darci consigli sulla nostra forma.
Questa cosa mi impressione, ma mi affascina.

Oggi camminavo con mia figlia, il mio orologio vibrava ogni chilometro percorso, mi dava i dati della mia passeggiata e io guardavo il fiume che scorreva davanti a me, saltavo sulle rocce. Sapevo che la mia memoria registrava quel ricordo, che pezzi di quelle tre ore di camminata sarebbero restati dentro di me, ma nello stesso tempo anche lui stava registrando, l’orologio, macinava dati, parallelamente alla realtà c’era una seconda realtà matematica, interrogabile che si stava formando, pronta per essere condivisa, registrata.

Anche questa cosa che sto scrivendo, nel momento che premerò il pulsante pubblica entrerà in circolo, verrà scandagliata da motori, sminuzzata, formalizzata e diventerà anche lei pura matematica, carne per algoritmi che la linkeranno a tutto questo universo di metadati. Faranno cose con le nostre parole e i nostri pensieri che noi nemmeno immaginiamo.

Quello che un romanziere di fantascienza non indovinerebbe adesso è che questo grande meccanismo non serve a rendermi più intelligente: è un sofisticato sistema che ha come fine farmi apparire la reclame di un nuovo sportwatch mentre navigo in rete. È un meccanismo che si rompe facilmente, basato su un sistema di mercato di merci fragili, marchi volatili, sistemi di supporto clienti inadeguati. Viviamo in un romanzo di fantascienza con le pagine di carta velina che emozionano e si strappano mentre le giriamo, tanto che ogni tanto non siamo più sicuri di quello che abbiamo appena letto e di quello che intravvediamo sul retro della pagina.

DNE EHT

Adesso, qua in cucina, sto asciugando i capelli a mia figlia con l’asciugamano, sento il suo odore di bestia e di sapone che si mescolano, le sue parole che emergono dalla stoffa rosa dell’accappatoio. E penso che questa cosa è soltanto mia, sarebbe soltanto mia se non avessi anche io dentro di me un meccanismo che mi porta a generare metadati di quello che sono e che sono stato. Siamo una generazione di violatori della nostra privacy, amanuensi che copiano dal reale al digitale ogni cosa che facciamo per tenere viva questa bestia bellissima che ansima per noi ad ogni ora della notte e del giorno.

14. ottobre 2018 by fabrizio venerandi
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Il futuro del libro è il libro (ed è già passato)

Sono dunque andato al simposio del premio Möbius 2018 all’interno dell’affascinante struttura del LAC dove ho potuto mostrare le Poesie Elettroniche, spiegandone le caratteristiche tecniche e formali, per poi ritirare la menzione con cui sono state premiate. Non nascondo che mi ha fatto piacere trovare un riscontro positivo per questo modello di letteratura elettronica in ebook e devo ringraziare tutte le persone con cui ho avuto modo di parlarne. Le parole, tra gli altri, di Massimo Bray, Derrick de Kerckhove, Alessio Petralli e Enrico Varsi mi sono state di grande conforto.

Uso il termine conforto perché il simposio è stato anche un momento di incontro per riflettere sull’editoria digitale, sui suoi limiti, gli inciampi e sulle sue possibilità. Il tema è stato affrontato con la consueta lucidità da Gino Roncaglia, Massimo Bray e Gualtiero Carraro, in tre interventi che – nonostante i tempi molto ridotti – hanno circoscritto alcune tematiche che ritengo interessanti.

Quelle che scrivo sono alcune mie impressioni, nate dall’ascolto degli interventi, ma anche dalle chiacchiere informali avvenute durante la giornata.

Il punto che mi sembra più interessante è che nessuno ha mai parlato di libri. L’oggetto libro è un elemento estraneo al digitale. Massimo Bray, parlando di diversi progetti di sviluppo della Treccani (tra cui quello de Il Tascabile che non conoscevo), ha sottolineato anzi il passaggio dal multimediale al crossmediale, come ecosistema capace di adattarsi a diversi livelli di audience. L’interesse non è la riproduzione del libri in digitale, semmai è trovare modalità per dare memoria e certificazione ai saperi che viaggiano fuori dagli oggetti libro, primariamente su internet. Creare una società della conoscenza e non solo della partecipazione, e qua credo che anche l’oggetto ebook potrebbe porsi come trait-d’union tra le due forze.

Gino Roncaglia ha rubato una immagine a Jerome K. Jerome paragonando l’editoria tradizionale a qualcuno intento a schiacciare noci per uno scoiattolo, dove in questo caso gli scoiattoli sono bestie enormi come Amazon, Apple, Google. L’editoria digitale basata sull’oggetto libro è ferma, sia come innovazione, sia come mercato, sia come prospettive di sviluppo. Il ritorno alla carta è un’illusione. Come scrivevo su questo blog qualche tempo fa, i piccoli aumenti percentuali delle vendite dei libri tradizionali non sono dovuti al fatto che si legge di più e si vendono quindi più testi, ma che i libri costano di più. Se ne vendono meno, a prezzo più alto. C’è poi un problema hardware che sta frenando l’innovazione del libro nativo digitale: la forte differenza tra i dispositivi e-ink, smartphone e tablet/desktop che vincolano lo sviluppo di letteratura elettronica. In ultimo: la sperimentazione costa (e – aggiungo io – se fatta male costa ancora di più). Roncaglia identifica alcune nicchie interessanti di sviluppo come le interactive fiction, i libri di testo interattivi, i children ebook e i testi di data journalism. Ma, appunto, nicchie spesso non presidiate e non promosse dalla grande editoria che invece punta su una cattiva tipografia digitale spesso fagocitata da un potente self-publishing che livella la qualità verso il basso.

Gualtiero Carraro ha portato avanti l’idea di una editoria mutante, facendo emergere alcuni punti chiave: l’editoria ludica, dove i videogiochi hanno un mercato sempre più importante fino al mercato dei giochi e scommesse. Il gioco – dice Carraro – scatena utenza e questa può essere utilizzata per fare editoria ludica per la cultura; l’editoria immersiva che sfrutta visori VR per la costruzione di ambienti in cui muoversi; e l’editoria transattiva, dove accanto ai contenuti sono offerti prodotti correlati acquistabili attraverso la rete.

Il termine che è ritornato più spesso nel corso della giornata è stato certamente quello del videogioco. Se gli editori tradizionali rimangono abbracciati alla zattera di carta, ci sono mercati che si stanno sviluppando in maniera sempre più compiuta, proponendo forme di narrazione anno dopo anno più mature, capaci di assorbire al loro interno tematiche un tempo solo appannaggio della letteratura colta.

I cortocircuiti che mi scattavano nella testa e nelle discussioni con i vari relatori erano tante: mentre Carraro mi parlava dei visori 3D e degli sviluppi commerciali degli stessi ripensavo alla video poetry VR che mi avevano mostrato la settimana scorsa a Jesi. Così il giro di boa del gioco online, che diversi citavano come punto di non ritorno per il mondo del videogioco, per me aveva una connessione fortissima con la parola anche scritta. Il fatto di aver co-ideato con Uber il primo gioco multiutente italiano e che – incidentalmente – questo fosse basato su una generazione di prosa in un ambiente/mondo attivo 24/365 mi fa pensare che ci sia una linea, ancora tutta da ri-ideare, tra ambienti VR, narrazione testuale e gaming.

Ma, per tornare al 2018, il fatto che il premio quest’anno non sia stato assegnato ha anche a che fare con il basso numero di opere digitali sottoposte alla giuria, soprattutto se confrontato con gli anni della letteratura in cd-rom. E qui non posso non pensare che la mancanza sistematica degli editori di volontà di creare, valorizzare e promuovere le opere di letteratura elettronica in e-book, stia sulla media distanza portando ad una stagnazione di idee e una dispersione di energie. Piuttosto che non avere il testo (statico) su Kindle e piuttosto che rischiare di rodere mercato all’oggetto libro che giace in magazzino, l’editore non investe in letteratura elettronica.

Ma la letteratura elettronica non aspetta: altri soggetti, più grossi, transnazionali, la sviluppano in modo più aggressivo in forma di app, di videogiochi, di piattaforme.

Ecco, in questo contesto, le Poesie Elettroniche che ho presentato sono un possibile modello alternativo, basato su una idea di ebook nativo digitale, certo, però anche sostenibile. Ma si tratta di un modello che ha bisogno di altri modelli, di altre idee, di altri prototipi capaci di fare massa e mostrare l’esistenza di una narrativa, di una poesia, di una letteratura e di una informazione capaci di parlare il linguaggio del videogioco, del crossmediale, degli ambienti/mondo da esplorare.

07. ottobre 2018 by fabrizio venerandi
Categories: digitale & analogico, ebook concetti generali, ebook news, electronicPoetry, EPUB3, Interactive Fiction | Leave a comment

Intervista sul Corriere del Ticino

Intervista venerandi Corriere del Ticino

06. ottobre 2018 by fabrizio venerandi
Categories: ebook recensioni, EPUB3 | Leave a comment

In una pausa del Grand Prix Möbius provo a fare generative music con i piedi

06. ottobre 2018 by fabrizio venerandi
Categories: digitale & analogico, generative music | Leave a comment

Il gameplay di “L’incredibile avventura di…”

Leonardo Boselli ieri sera è riuscito a fare il gameplay di L’incredibile avventura di…, compito non facile visto che non si tratta di un gioco in senso stretto, ma di un meccanismo didattico per giocare con la letteratura elettronica e mr. Propp.
Buona visione.

06. ottobre 2018 by fabrizio venerandi
Categories: Interactive Fiction | 2 comments

Poesie Elettroniche al Grand Prix Möbius

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Il 6 ottobre sarò a Lugano a ritirare la menzione speciale del Grand Prix Möbius, editoria in transizione, per le Poesie Elettroniche. Quest’anno il premio all’editoria non è stato assegnato, ma si è deciso comunque di segnalare le Poesie Elettroniche per la visione “mutante” che ne fa da struttura.

Parleranno di questi cambiamenti editoriali in atto Gino Roncaglia, Massimo Bray e Gualtiero Carraro. Io sfoglierò le poesie digitali e spiegherò brevemente il perché della loro genesi.

02. ottobre 2018 by fabrizio venerandi
Categories: electronicPoetry, EPUB3 | Leave a comment

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