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Aperitivo con la letteratura elettronica a Torino

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Martedì 24 gennaio presso Rinascimenti Sociali, Via Maria Vittoria, 38 – Torino, aperitivo genovese con lectio magistralis del sottoscritto che parlerà di electronic literature e di Poesie elettroniche, il mio ultimo lavoro di poesia programmata in EPUB3. È la prima presentazione ufficiale di questo ebook e racconterò come è nato, come è fatto dentro e come possa essere progettato – al di là degli effetti speciali un testo di letteratura interattiva. L’occasione mi permetterà anche di raccontare/mostrare alcuni lavori interessanti di letteratura elettronica: l’ultima Electronic Literature Collection, alcune App come Lifeline e Alexandria, e anche alcune cose nascoste dei laboratori di Quintadicopertina, come la versione mutante di Tristano di Nanni Balestrini.

L’ingresso è gratuito, si inizia alle 19 e si finisce alle 20.30. Nel mentre racconteremo anche il calendario dei nuovi laboratori dedicati all’editoria digitale in partenza a Torino dal prossimo febbraio.

A Martedì!

20. gennaio 2017 by fabrizio venerandi
Categories: ebook news, EPUB3, Programmazione | Leave a comment

Macchine da scrivere 2.0

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[Attenzione: post ad alto contenuto nerd]

Una delle cose peculiari degli ebook reader è che usano l’inchiostro elettronico. Molti pensano che l’inchiostro elettronico sia più riposante per leggere rispetto ai normali schermi lcd di computer e tablet. Una cosa che mi sono sempre chiesto è se questa piacevolezza di lettura si sarebbe potuta mantenere anche nella scrittura, ovvero se la facilità di leggere su uno schermo elettronico si applicasse anche nell’attività di scrittura. Se la vista si affaticasse meno a scrivere con uno schermo e-ink rispetto al lavoro che normalmente si fa con un computer.

Non sono l’unico ad esserselo chiesto. Esistono startup che si sono focalizzate proprio su progetti di “macchine da scrivere digitali”, (vedi ad esempio la controversa FreeWrite) unendo la bellezza e la potenza di una tastiera meccanica, con quella dello schermo ad inchiostro elettronico.

Ma anche senza acquistare rischiosi prototipi è possibile assemblare da sé una piccola *macchina da scrivere 2.0*, con una tastiera meccanica e uno schermo e-ink.

Cosa serve

Per l’inchiostro elettronico serve un ebook reader aperto, perlomeno basato su Android e che permetta di installare applicazioni da Google Play. Io ho utilizzato il modello M96 della Onyx, un versatile ebook-reader/tablet basato su Android 4.0. Importante è che sia un modello in grado di supportare anche Bluetooth.

Da Google Play vanno scaricati due programmi: un programma di scrittura testi (ad esempio Writer Plus, che gestisce semplici formattazioni in markdown) e un programma capace di gestire una tastiera esterna, permettendo anche la personalizzazione dei tasti. External Keyboard Helper è una buona soluzione in questo senso.

Le tastiere da molti considerate migliori per la scrittura sono quelle meccaniche. Il modello deve però anche essere Bluetooth per permettere la connessione all’ebook reader. Non ci sono in realtà molte tastiere meccaniche Bluetooth. La mia scelta è caduta sulla LinDon BMK61S, una tastiera meccanica cinese che monta tasti imitazione dei tedeschi cherry blue. Si tratta di una tastiera compatta di discreta fattura e prezzo contenuto. La connessione con l’M96 avviene senza troppi problemi e External Keyboard Helper gestisce bene l’eventuale personalizzazione e localizzazione della tastiera. È una tastiera ibrida utilizzabile anche con normale cavo usb.

Il layout

Personalmente utilizzo un layout qzerty, reminescenze dell’originale mappatura dei computer Apple. Quindi non guardo i simboli che sono scritti sui tasti ma li associo automaticamente al posizionamento che già conosco. Se siete invece abituati a leggere i simboli sulla tastiera potrebbe essere molto più complesso (se non impossibile) trovare una tastiera meccanica Bluetooth con i simboli italiani sui tasti. È più facile prendere una tastiera USA e etichettare i tasti che presentano differenze (accenti e simili).

Scrivendo

Scrivere con un ebook reader è interessante. Si può scrivere nella penombra con l’aiuto di una lampada che illumina l’ambiente; da un certo punto di vista anche questo ricorda la scrittura pre-digitale, quando si scriveva su carta o su materiali che non mandavano luce propria. Oppure si può scrivere all’aperto e al sole, dove si avrebbe difficoltà a farlo con un portatile.

Si tratta di una scrittura sporca: l’e-ink non ha la pulizia dell’LCD quando si scrive. Alcune righe rimangono più scure di altre; c’è un delay tra la velocità con cui si scrive e quella con cui la parola appare sullo schermo; nello scrolling di tanto in tanto l’Onyx effettua un dithering per velocizzare la visualizzazione del testo; a volte lo schermo ha un refresh completo per pulizia; quando si fa editing a testo già scritto si creano di tanto in tanto temporanei artifatti.

Alcuni sono elementi distraenti, ad altri non ci si fa caso: si capisce però che non si sta usando un mezzo nato per fare quello. I lettori e-ink non sono nati per scrivere, e le applicazioni che usiamo per farlo non sono di certo ottimizzate per essere usate con inchiostro elettronico.

Eppure si riesce a scrivere, e anche a lungo. La gestione della parola in fase di scrittura, benché ancora imperfetta, è molto migliorata rispetto a una decina di anni fa. Ricordo quando, circa 2010, sperimentavo con il mio iLiad collegato ad una tastiera meccanica, il *brivido* della scrittura su e-ink. Rispetto ad allora questo sembra uno step successivo importante. Mi è parsa comunque più naturale la prima stesura del testo, piuttosto che la fase successiva dell’editing, che con pennino e refresh risulta meno immediata.

La cosa che andrà scoperta con il tempo è se questa nuova scrittura a macchina porti dei valori espressivi al di là della curiosità del mezzo, ovvero se l’ebook, da luogo isolato per la lettura, possa anche diventare uno strumento di isolamento dello scrittore nei confronti della ipervasività della macchina multipurpose digitale.

La cosa che infatti si nota che manca è la possibilità di uscire dalla scrittura per andare in rete a cercare qualcosa, aprire un secondo file per prendere un dato o frugare nelle mail per inserire un riferimento. Non che non si possa fare, ma si tratta di operazioni che in e-ink e con un lettore ebook diventano notevolmente più laboriose e lente.

Vale davvero allora il parallelo con l’isolamento dato dalla lettura: scrivere con e-ink oggi è piuttosto un momento di stacco rispetto a tutto il resto, per tornare a popolare testo (o codice) come si potrebbe fare con una sofisticata macchina da scrivere digitale.

17. gennaio 2017 by fabrizio venerandi
Categories: Programmazione | Leave a comment

Poesie elettroniche su Nazione Indiana

Oggi su Nazione Indiana racconto come sono nate e come sono organizzate le poesie elettroniche che ho scritto/programmato in EPUB3.

Poesie elettroniche è un ebook EPUB3 di poesie interattive e grafiche uscito in coedizione Quintadicopertina e Nazione Indiana nel dicembre del 2016.

16. gennaio 2017 by fabrizio venerandi
Categories: ebook recensioni, EPUB3 | Leave a comment

Alla scoperta di EPUB3 e Javascript

Ricordo a chi fosse interessato che stasera parte la prima lezione del corso online di EPUB3 e Javascript. Vedremo cosa c’è di nuovo in EPUB3, come inserire video, audio, aggiungere semantica al testo, disegnare con le Canvas, interagire con SVG. Otto ore online con il sottoscritto divise in quattro lezioni.

Se avete curiosità di fare qualcosa che vada oltre il libro statico, questo corso potrebbe essere un buon punto di partenza. A stasera.

11. gennaio 2017 by fabrizio venerandi
Categories: EPUB3, Programmazione | Leave a comment

Poesie Elettroniche

la copertina di Poesie elettroniche

Avvertenza: questo è un post ad alto contenuto autoreferenziale e autopromozionale. Quest’anno ho lavorato a un ebook che — per diversi motivi — era abbastanza importante per me. Si tratta di un ebook di poesie elettroniche. Poesie, voglio dire, che utilizzano il codice di programmazione come elemento retorico, al pari di rime, chiasmi, metriche. Nel corso degli ultimi anni avevo pubblicato sul mio sito alcuni esperimenti (se ne era parlato anche su Nazione Indiana), ma questo ebook non è una raccolta di quei test, quanto un lavoro che prova a svolgere in maniera omogenea alcune germinazioni nate da quelli.

È stato per me un incrocio di diversi stimoli, letterari, editoriali e di programmazione. Sia perché avevo qualcosa da raccontare e mi trovavo più a mio agio con gli strumenti del codice che con quelli tradizionali, sia perché volevo da tempo creare un EPUB3 che mostrasse le caratteristiche e le potenzialità del formato senza essere costretto nei wunderkammer multimediali e fixed ad ogni costo, sia perché mi interessava cogliere il momento preciso in cui la parola scritta nella pagina acquista potenza dal codice per diventare qualcosa d’altro, ma senza perdere la propria identità di parola stampata.

Poesie elettroniche è un EPUB3, una coedizione di Quintadicopertina e Nazione Indiana. Anche questo è un aspetto a cui tenevo: portare la poesia elettronica all’interno di un formato editoriale. Uscire dall’idea dell’electronic poetry come stravaganza e presentarla come prodotto letterario.

Per i tipografi digitali può essere interessante guardare il codice. È un prodotto aperto: niente DRM, anzi, ho scritto le poesie e il codice in modo che fosse estremamente semplice moddare questo ebook. Cancellare i testi delle mie poesie e sostituirli con altre liriche, facendo in modo che l’ebook continui a funzionare con nuove parole e nuovi versi.

A proposito di ebook arricchiti: ad impreziosire il testo una bella panoramica di Gino Roncaglia sulle origini della poesia elettronica, dai progenitori della poesia grafica, alle poesie combinatorie di Nanni Balestrini.

Il testo è in promozione sul sito di Quintadicopertina fino alla fine dell’anno. Buona interazione e – se avete tempo e voglia – fatemi sapere che ne pensate.

22. dicembre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: ebook news, EPUB3, Interactive Fiction, Programmazione | Leave a comment

L’editore digitale non esiste (ma dà i numeri)

Sabato scorso sono stato alla sala Formentini di Milano per partecipare ad un evento Bookcity dedicato al digitale. Ero stato invitato come editore digitale, anche se nel corso degli interventi si è parlato di formazione, ed ho portato alcuni esempi della mia esperienza di docente sia con il Master Editoria della Cattolica, sia con ebookdesignschool di Quintadicopertina. Con me erano Davide Giansoldati di DGline e Michela Gualtieri di Tribook, che hanno raccontato del lavoro diverso, ma omogeneo, di chi usa il digitale come elemento di promozione, informazione e distribuzione dell’elemento libro. Moderatore un attento ed esperto Mauro Zerbini.
Si è parlato di molte cose, ma due vorrei riprenderle qua sul blog.

La prima: ancora una volta sono stato presentato al convegno Bookcity come editore digitale. Quintadicopertina è effettivamente nata come editrice digitale, oltre che proporsi per servizi per terzi con Quinta Factory e come formatore con la già citata ebookdesignschool.
Ma nel corso di sei anni anche il nostro lavoro e la capacità di vedere il prodotto editoriale sono mutati e — in un certo senso — si sono fatti più maturi, senza venire meno alle idee forti con cui avevamo iniziato nel 2010. Una frase che ci ha fatto da guida per molti anni è stata se vuoi fare un libro, ma invece fai un ebook solo perché non puoi stamparlo, non stai facendo un buon lavoro. Questo significa che esistono prodotti editoriali che non hanno senso in formato ebook, così come esistono ebook che non ha senso stampare su carta. Io, editore, devo trovare il formato e la distribuzione corretta per la cosa che voglio comunicare, la storia che voglio raccontare, le informazioni che voglio dare.

Valigetta e libro robotica

Davanti alla sala gremita ho detto che io non mi sento un editore digitale, ma un editore, che — quando è il caso — usa il digitale. E ho parlato del nostro ultimo titolo Robotica Creativa per giovani tecnologici, che non è un ebook, ma è un libro di carta, un testo di robotica per ragazzi, con allegata una valigetta piena di fili elettrici, diodi, motorini. Hardware. Quanto di più lontano dall’ebook si possa pensare. E di cui non è prevista una edizione ebook, perché non è il testo che abbia bisogno di una versione digitale. Non si tratta di una marcia indietro o di una scarsa fiducia negli ebook. Uno dei prossimi testi a cui stiamo lavorando è un EPUB3 di poesia elettronica, con versi che si modificano nel tempo, reagiscono al tocco del lettore, si moltiplicano nelle pagine dell’ebook.
Ma un editore che ha a cuore il contenuto che vuole comunicare e proporre ai suoi lettori, sceglierà tutti gli strumenti adatti al contenuto e pensando a come verrà letto/fruito, da chi, e dove.

La seconda cosa che ho detto è relativa alla metodologia con cui oggi si trattano i numeri dell’editoria digitale, presentandola talvolta come un fenomeno mancato, almeno in Italia, con cifre inferiori a quelle che molti si aspettavano. Si parla spesso oggi di una percentuale del 5% di ebook venduti, rispetto al comparto del libro tradizionale. In realtà ci sono alcuni precisazioni da fare, che possono modificare in maniera importante questa fantomatica percentuale di cui si parla. La prima, più banale, è che il 5% non è riferito al numero di ebook venduti, ma al fatturato. Stante che gli ebook costano in genere meno di quelli cartacei e che – in virtù della loro immaterialità – sono più facili da utilizzare per le pratiche di sconto anche molto aggressive (i famosi ebook venduti a 0.99 €) è facile pensare che l’incidenza percentuale degli ebook venduti rispetto ai libri tradizionali sia ben superiore al 5% misurato dal fatturato.
Ma anche la stima del 5% — personalmente — la reputo un dato dopato al ribasso. Chi veramente conosce i dati di vendita effettivi del digitale infatti sono in primo luogo le piattaforme di distribuzione e in secondo luogo gli store a queste piattaforme collegate. Ebbene, la più importante piattaforma di distribuzione e vendita ebook in Italia, Amazon, i dati di vendita non li comunica. Non li ha mai comunicati. Nessuno, tranne Amazon, sa quanti ebook venda il maggiore distributore ebook in Italia. Ma allora come si arriva alla percentuale del 5%?
In genere chiedendolo ai grossi editori. Se Mondadori o Feltrinelli (e altri) dicono di aver avuto un proprio fatturato interno legato agli ebook del 5%, in media, quel valore farà da lanterna per le stime percentuali. E questo, se pensiamo al mercato tradizionale, ha un suo senso. Che però non è detto che sia valido con il digitale.
Perché non deve essere valido? Perché nel digitale i medio-piccoli editori possono avere relazione diretta con Amazon, o aprire direttamente loro il proprio store su internet, bypassando piattaforme di distribuzione e store. I medio/piccoli editori quindi possono avere vendite, anche interessanti nel caso si abbia un testo che trovi la fortuna del pubblico, che sono fuori da qualunque radar di rilevazione statistica. Le migliaia di copie di ebook vendute da Quintadicopertina in questi anni, a livello statistico, non esistono.
Ma non è solo questo: le rilevazioni ai grossi editori non tengono in nessun contro un fenomeno grosso come quello del self-publishing. I testi autoprodotti in digitale, infatti, potranno in genere vendere poche copie (anche se ci sono di tanto in tanto eccezioni). Ma i self-publisher sono tanti. Se andate a vedere chi sono gli editori che hanno immesso nuovi titoli nel mercato dell’editoria digitale negli ultimi anni, tra i primi attori non trovate i grossi editori, ma le piattaforme di aggregazione e pubblicazione dei self-publisher. Sono loro ad aver immesso la grossa maggioranza dei nuovi titoli ebook.
Anche questi sono titoli-fantasma, che non sono rilevati da nessuna stima sul mercato italiano.

21. novembre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: ebook concetti generali, ebook news | Leave a comment

Sabato 19 #BCM16

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18. novembre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: ebook news | Leave a comment

Tutti i computer della mia vita

Questo post non ha assolutamente nessuna utilità pratica. Era una cosa che mi ronzava in testa, quella di rispondere alla domanda: ma perché oggi sono qua a usare un computer e farci cose? Come è iniziato il tutto? Ecco, così.

Lambda 8300

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Il primo computer della mia vita si chiamava Lambda 8300, ma io non lo sapevo. Sulla scatola c’era scritto solo YOUR COMPUTER. Era verde, molto verde, aveva i tasti gommosi come le morositas ed era compatibile con il Sinclair Timex 1000, computer non commercializzato in europa, quindi era compatibile con nulla. Era circa il 1984 e io amai il mio Lambda 8300 di un amore sincero per quasi due anni. Fui ricambiato con la conoscenza del BASIC, la lingua del futuro. Il mio Lambda aveva 1k di ram, ma anche una generosa espansione a 16k. Se toccavo inavvertitamente l’espansione da 16k il computer si spegneva. Potevo registrare i programmi che scrivevo usando un registratore a cassette audio, di curiosa forma pentagonale. Con il Lambda scrissi il mio primo arcade, una specie di incrocio tra Gyruss e Galaga, ma il gameplay ricordava più gli scacchi da tavolo.

Apple II+ compatibile

Aton II

Il mio secondo computer fu un Aton II, ovvero un compatibile tailandese dell’Apple ][+. Rispetto all’Apple originale, il mio Aton aveva un tastierino numerico dedicato e la possibilità di usare anche le minuscole. Corredato da floppy disk da 5 pollici e un quarto, un miniplotter a pennini intercambiabili, una scheda ottanta colonne, una scheda Z-80 per il CP/M e un joystick a potenziomentri, l’Aton II fu il computer della mia vita, quello che ti rimane per sempre nel cuore. Con quello scrissi la mia prima avventura testuale in Applesoft Basic, il mio primo arcade che_andava_veloce, scrissi i testi del mud Necronomicon, feci i primi collegamenti alle BBS locali, a itapac. Aveva questo strano colore caffellatte che fa tanto cappuccino. Dopo il periodo purgatoriale di Lambda dove non potevo giocare a nessun videogioco se non scritto da me, con Aton II scambiai e giocai un numero impressionante di videogiochi, come Obelix e il paiolo.

Macintosh LC

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Visto che comprare un Apple IIGS non era cosa alla portata di un essere umano, il computer successivo fu il Macintosh LC. Fiammante, nuovo, vero Apple, con un mouse e con un paradigma completamente diverso di utilizzo. Fu un computer che tenni per un tempo lunghissimo, nove anni, dal 1990 al 1999. Con il Macintosh LC smisi sostanzialmente di programmare e entrai nelle delizie della GUI e dei programmi di impaginazione e fotoritocco: XPress, PageMaker, Photoshop. Continuai a entrare in rete, questa volta anche con Fidonet. Diventai un dipendente del Finder. Ad un certo punto scambiai il mio monitor a colori con un monitor in bianco e nero e continuai ad usarlo in bianco e nero. Non chiedetemi il perché.

Powerbook Duo 210

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Mentre ancora avevo il Macintosh LC, gli affiancai un Powerbook Duo 210. A differenza di quello in foto, il Powerbook Duo 210 era a livelli di grigio, lento, con una tastiera un po’ goffa. Ma aveva in se alcune cose dell’attuale filosofia Macbook: non aveva lettori cd o floppy, era piccolo e leggero e aveva solo tre porte nascoste nell’elegante retro. Fu un fedele compagno durante il servizio civile, il mio primo portatile in assoluto e con lui conobbi quello strano rapporto che si instaura con un computer che ti insegue dappertutto, anche a letto. Come certi gatti. O certi insetti se sei sfortunato. Con il duo reinstallai un programma per programmare in basic, il Chipmunk Basic e un prolog, con cui costruii alcune rudimentali radiosveglie.

iMac bondi blue

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Ricordo ancora che vidi per la prima volta l’iMac bondi blue con Maria Cecilia in alcune reclame. Erano degli ingrandimenti di particolari del case. Erano meravigliosi, per l’epoca. Ci innamorammo prima dell’estetica, poi della pratica. Lo prendemmo immediatamente. Paradossalmente fu uno dei computer che visse meno nella nostra casa, quasi subito sostituito con l’iMac DV tangerine. Con iMac riscoprii la bellezza di giocare ai videogiochi contemporanei.

iMac dv tangerine

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Comperai questo iMac con uno dei progenitori di eBay, poi acquisito e sparito nel nulla. Lo comperai vendendo contestualmente l’iMac Bondi Blue per due tre ragioni di una certa importanza: a) il tangerine non aveva la ventola; b) il tangerine ci girava la nuova versione di Tomb Raider; c) il tangerine era arancionissimo. L’iMac tangerine è l’altro computer con cui ho fatto tante cose, uno di quelli importanti. È stato il computer con cui ho abbandonato il Mac Os classico per approdare a OSX, ho scritto in LATEX, ho ripreso a codificato piccoli programmi, è stato il server di neoNecronomicon acceso 24/24.

Duo Dock

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Il Powerbook Duo era una follia della Apple anni novanta: un portatile ultraleggero che – in ufficio – si infilava in un dock come una videocassetta. A quel punto si trasformava in desktop con tastiera, monitor e periferiche. Il Duo Dock è stato un episodio di retrocomputing che ho rivissuto, un po’ come una macchina del tempo. Avevo un Duo Dock, a cui comperai una scheda ethernet per connetterlo all’iMac, un Powerbook Duo 270c e un Powerbook Duo 280c upgradato a 2300, con Power Pc. Andavo in giro con il Powerbook Duo e poi a casa trasferivo le cose che avevo scritto sull’iMac, o ci lavoravo con il Duo Dock. Fu una passione, breve ma intensa.

Powerbook G4 12”

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Il Powerbook G4 12” sostituì l’acciaccato iMac dv e i miei obsoleti Powerbook Duo. È stato un computer usatissimo e che mi ha accompagnato fino a fine corsa, anche se aveva molti problemi progettuali. Con lui ho scritto moltissime cose, romanzi e storie. Con lui è iniziata l’avventura di Quintadicopertina, ho imparato ePub, XML, XQuery, CSS, Python. Ho installato cose che non credevo possibili e – forse – è con lui che ho abbandonato la macchina da gioco per usare il computer in maniera più matura. Meglio tardi che mai.

Mac Mini

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Computer senza forma e senz’anima. È l’attuale computer di Quintadicopertina. Difficile odiarlo, difficile volergli bene. Quando il minimalismo cupertiniano fa sparire la macchina. La cosa più dolce di questa macchina è la tastiera meccanica SMK-88 Cherry Blue che ci ho attaccato. Piccolo mainframe personale, su questo Mac Mini continua l’avventura di Brew, Imagemagick, php, Inkscape, Javascript e i grossi progetti ebook.

Acer Aspir One

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Rubato per un anno a primogenito, è stato un portatile di emergenza su cui ho potuto finalmente provare e usare Linux. Esperienza più piacevole di quello che credevo. Linux, in questo caso Ubuntu, mi è sembrato qualcosa di simile a quello che era Apple II molti anni fa. Un sistema da smanettoni. L’hardware purtroppo non era all’altezza del compito e Ubuntu è bello finché funziona tutto. Quando qualcosa inizia a non funzionare, smette di funzionare. E quando chiedi aiuto tutti sembrano pensare che la colpa sia tua.

Macbook Air 11”

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Il portatile di Quintadicopertina. Comodo, veloce, anonimo. Non ha ancora lasciato il segno, non so se lo lascerà. È bello installarci sopra i programmi da terminale, personalizzarlo, farlo sempre più tuo e meno di Apple. Ma c’è sempre più roba che si appoggia sopra le cose, sempre più contenuti e stati e notifiche, sempre meno tempo. La leggerezza e l’ostinazione di questo portatile ad essere sempre con me ad ogni ora del giorno e della notte a volte è l’inferno.

16. novembre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: Programmazione, Senza categoria | Leave a comment

IDPF & W3C: viva gli sposi?

Immagine buffa, credo.

Ne avevo già parlato un po’ di tempo fa, ma ora la notizia del matrimonio tra IDPF e W3C è ufficiale.

Che ricadute ha questa decisione? Lo vedremo nei prossimi mesi, ma non credo proprio che ci saranno cambiamenti epocali, piuttosto una convergenza di interessi nel lavorare per una serie di specifiche e di architetture adatte all’editoria volta al digitale, sia nella sua versione online che offline.

Prima però di stappare le bottiglie di spumantino, alcune considerazioni volte a suscitare un po’ di sano scetticismo. La prima è che questa convergenza, almeno da un punto di vista tecnico, era piuttosto prevedibile: tutte le specifiche per fare ebook, oggi, si appoggiano completamente o quasi a strumenti del W3C. La formalizzazione dell’IDPF da questo punto di vista è stata piuttosto modesta, forse funzionale considerato il mercato e i player in azione, ma poco coraggiosa se non addirittura cosmetica.

ePub2 ed EPUB3 infatti rimaneggiano, vincolano, coordinano strumenti nati per fare pagine web, aggiungendo però poca ciccia atta a fare editoria digitale; non riescono a portarsi dietro, voglio dire, il bagaglio editoriale tradizionale ripensato al digitale. E quei pochi attributi (nel senso XML del termine, non quello dei maschi alpha) sono in genere supportati con scarsissimo entusiasmo dal vari lettori di ebook.

Il secondo punto di scetticismo, o meglio di sano pragmatismo, nasce dal fatto che non è chiaro se questo nuovo organismo passerà ad uno step successivo per la creazione di letteratura digitale, o si continuerà ad embeddare e lavorare su impacchettamenti di pagine web. Non ho niente contro le pagine web, ma aiutiamole a casa loro. Non dentro un testo digitale che è pensato per un tipo ben diverso di lettura, di struttura, di utilizzo dei dati. Per tutto questo oggi non c’è nessuna risposta se non quella di industriarsi con molta fantasia, Javascript e con un grosso lavoro a monte in XML, XQuery e altro. Perché le specifiche (già di per sé non entusiasmanti) per creare indici e glossari, quelle per l’Open Annotation, quelle per creare dizionari, non fanno parte tra quelle licenziate per EPUB3.1?

Prevale insomma — per ora — il sospetto che ai vari attori interessi maggiormente mettere in mostra la qualità degli hardware di questo o quel device, di mantenere le posizioni di questo o quel gestore di DRM, accontentandosi di concepire lo sviluppo dei nuovi testi digitali come impacchettamenti di pagine HTML5, magari tenute assieme dai muscoli di Javascript e in modalità fixed. Ho messo tutto in grassetto per sottolineare la gravità del sospetto.

Tutto questo mentre il maggior venditore di ebook al mondo, Amazon, continua a restare fuori da qualsivoglia standard comune.

Eccoli, escono: è il momento di mettere mano al riso e tirarlo contro, il più forte possibile.

10. novembre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: ebook concetti generali, EPUB3 | Leave a comment

Corso online per EPUB3

Javascriper per tutti

Ricordo per chi fosse interessato, questa sera inizia il corso online Introduzione a Javascript finalizzato a scoprire questo nuovo strumento di EPUB3.

Trovate tutte le informazioni sul sito di ebookdesignschool.

Buon coding!

07. novembre 2016 by fabrizio venerandi
Categories: EPUB3, Programmazione, Senza categoria | Leave a comment

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