Una foresta di voci

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Dopo due giorni di lavoro (e grazie all’aiuto di primogenito per gli algoritmi più importanti) ho scritto una poesia elettronica che da tempo avevo in mente di realizzare.

Si tratta una foresta di 37 alberi che generano parole. Ci si muove dentro, ad occhi chiusi, solo grazie all’aiuto delle voci, o utilizzando una mappa che ci segnala la nostra posizione all’interno della foresta.

La voce è di Maria Cecilia Averame che gentilmente me la cedette per una poesia sonora una ventina di anni fa.

La foresta funziona, per ora, con Google Chrome e Firefox.

Tenendo premuto il pulsante del mouse si cammina in avanti, muovendo il mouse sulle estremità destra e sinistra della finestra ci si volta da una parte o dall’altra.

Buon ascolto.

14. maggio 2020 by fabrizio venerandi
Categories: electronicPoetry, Pagine di letteratura elettronica | Leave a comment

Ma i videogiochi sono solo giochi?

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Screenshot da Kentucky Route Zero

Per chi segue questo blog questa domanda potrà sembrare curiosa, eppure recentemente è emersa – ovviamente in altri termini – all’interno della scena degli appassionati di avventure testuali. Nel numero 21 di Retromagazine, Vincenzo Scarpa afferma che un’avventura testuale non è un romanzo, anche se mi sembra giusto precisare che si tratta anch’essa di una forma narrativa, mentre Francesco Cordella si chiede se la narrativa interattiva sia più profonda e più prestigiosa rispetto alle text adventure e Vallarino, citato da Cordella, chiude un suo post dicendo che ognuno di noi, se ha una buona storia in mente, può scriverla così com’è, senza doverci per forza aggiungere elementi ludici o interattivi per tentare di trasformarla in quello che non è: un videogioco.
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09. maggio 2020 by fabrizio venerandi
Categories: digitale & analogico, ebook concetti generali, electronicPoetry, Interactive Fiction, videogame | Leave a comment

Detention: un videogioco per scoprire la storia contemporanea

screenshot da Detention

screenshot da Detention

Dopo sette ore di gioco ho finito Detention. Mi infilavo nel letto a giocare a questo rilassante videogioco horror ambientato in un mondo di spiriti tipici della cultura e mitologia taiwanese che è abbastanza angosciante.
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30. aprile 2020 by fabrizio venerandi
Categories: Interactive Fiction, Scuola, videogame | Leave a comment

Minit o delle meccaniche del videogioco

Screenshot da minit

Screenshot da minit

Ho finito qualche settimana fa di giocare a Minit. Bianco e nero, grafica 8-bit, suoni perfetti, gioco da febbre, personaggio che – qualunque cosa tu faccia – ogni sessanta secondi muore, boss finale con tutti i rismi e i crismi del boss finale, mondo folle che vive in una mitologia del videogioco, pezzi dannatamente difficili, da fare e rifare alla nausea per arrivare a finirli al secondo, mappa tutta da scoprire, apparentemente senza logica, in realtà che segue una logica frammentata ma precisissima, nascosta c’è anche una storia e tante sensazioni.
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30. aprile 2020 by fabrizio venerandi
Categories: videogame | Leave a comment

Prevedere il Futura

Telematica: presto avremo in casa uno o più oggetti che le conoscenze e la tecnologia di oggi ci consentono appena di immaginare. La componente base sarà un video a colori sul quale riceveremo dati, notizie, immagini televisive, disegni; per trasmettere le nostre comunicazioni avremo una tastiera, appena più complicata di quella di una macchina per scrivere, o qualcosa che somiglia a un cruscotto di automobile o, addirittura, niente. Useremo la voce, e il computer, nascosto dietro il video, invierà quello che desideriamo, a chi vogliamo.

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27. aprile 2020 by fabrizio venerandi
Categories: digitale & analogico | 1 comment

Il virus è (ha) un linguaggio

Tra qualche ora inizierà la seconda puntata di KatÀstrofi – Stati di eccezioni televisibili

Questa volta la riflessione partirà dal ribaltamento di un luogo ormai comune della letteratura e della cultura: il linguaggio è un virus. Da Artaud a Burroughs molti artisti ed intellettuali hanno paragonato le arti ad un agente virale. Ma ora siamo costretti a ribaltare la frase e a chiederci, piuttosto: il virus è (ha) un linguaggio?
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22. aprile 2020 by fabrizio venerandi
Categories: electronicPoetry | Leave a comment

Return of The Obra Dinn

Return of The Obra Dinn che dire? Un videogioco, un rompicapo, una storia? Forse tutti e tre gli elementi, anche se l’aspetto rompicapo è senz’altro l’elemento preponderante.

Una nave della compagnia delle Indie, 1800 circa, ritorna priva di marinai e di carico. Siamo incaricati di salire sulla nave fantasma e di scoprire cosa sia successo.
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21. aprile 2020 by fabrizio venerandi
Categories: digitale & analogico, ebook recensioni, Interactive Fiction, videogame | Leave a comment

Le etimologie e l’andare in TILT

immagine di un flipper in tilt

Allora, questa sera -mentre si giocava a calciobalilla – parlando con i miei figli ho scoperto che una espressione gergale, penso prettamente italiana, “essere in tilt”, nel senso di non essere in grado di lavorare, tipo “sono andata in tilt”, ecco, i miei figli sapevano cosa significava ma non avevano la più pallida idea del perché del termine.

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17. aprile 2020 by fabrizio venerandi
Categories: digitale & analogico, videogame | 1 comment

Portal (Activision, 1986): intervista a Rob Swigart

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Mappa di Portal

Portal Map

Qualche mese fa mi sono imbattuto in Portal, un videogame del 1986 scritto da Rob Swigart e prodotto da Activision per Amiga, Apple II, Commodore 64 e altri home computer dell’epoca. Ho iniziato a giocarlo/leggerlo e sono rimasto folgorato dalla modernità dell’impianto narrativo. Di fatto Portal è una vera e propria opera di letteratura elettronica, costruita come un database a cui si accede navigando tra diversi atomi di testo, così come oggi si navigherebbe su internet.

Ho continuato a leggerlo e giocarlo per diverse settimane e alla fine non ho resistito e sono andato alla ricerca dell’autore per intervistarlo e sapere come avesse fatto, trentaquattro anni fa, a progettare un lavoro così innovativo.

Rob ha risposto con grande cortesia e puntualità, e qui sotto trovate l’intervista che fotografa un momento di grande creatività dell’industria informatica e anche – se posso dirlo – il desiderio di abbattere i muri che dividono l’umanistica e la letteratura dal mondo delle scienze esatte.

Buona lettura e – ancora grazie a Rob per tutto.

Ho scoperto per caso Portal, il tuo lavoro interattivo per Activision del 1986 e sono rimasto folgorato da quanto fosse d’avanguardia il tuo progetto. Insomma, è un lavoro che è sperimentale oggi, mi immagino nel 1986.

La prima domanda: come ti è venuto in mente di fare una cosa del genere? Quale era il panorama “culturale” in cui ti sei mosso e quali i modelli che ti hanno ispirato?

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11. aprile 2020 by fabrizio venerandi
Categories: Interactive Fiction, Le grandi interviste, videogame | Leave a comment

Portal (Activision, 1986): an interview with Rob Swigart

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Mappa di Portal

Portal Map

A few months ago I came across Portal, a 1986 video game written by Rob Swigart and produced by Activision for Amiga, Apple II, Commodore 64 and other home computers of the time. I started playing / reading it and I was struck by the modernity of the narrative system. In fact Portal is a real work of electronic literature, built as a database which can be accessed by navigating between different text atoms, just as today we would surf the internet.

I continued reading and playing it for several weeks and eventually I couldn’t resist and I went in search of the author to interview him and know how he had done, thirty-four years ago, to design such an innovative work.

Rob replied with great courtesy and punctuality, and below you will find the interview that photographs a moment of great creativity in the IT industry and also – if I can say it – the desire to break down the walls that divide humanities and literature from the world of the exact sciences.

Happy reading and – thanks again to Rob for everything.

I accidentally discovered Portal, your interactive work for Activision from 1986 and I was impressed by how innovative your project was. I mean, it is a work that is experimental today, I could only imagine it in 1986.
The first question: how did you come up with the idea? What was the “cultural” background in which you moved and which models inspired you?

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11. aprile 2020 by fabrizio venerandi
Categories: Interactive Fiction, Le grandi interviste, videogame | 1 comment

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