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Il succo dell’ebook

Il primo padre spirituale di cui l’ebook deve liberarsi è l’ebook, ovvero il concetto per il quale il libro digitale sia un libro digitale e non un contenuto nato per essere fruito in digitale. Si tratta di un complesso edipico scolpito a partire dalla specifiche e rimarcato nella messa in opera delle specifiche stesse. Scrivere per il digitale significa unire la parte letteraria e compositiva di un testo con quella informatica e normativa. Se non si parte da questo presupposto si porta avanti una rivoluzione debole, capace di modificare forse alcune forme di mercato, ma senza avere la forza di modificare le abitudini d’uso della lettura. Non si tratta di una scelta velleitaria: il libro sta già soccombendo sotto altri media. Pensate a quanto tempo passate ogni giorno a leggere, e cercate di fare un conteggio di dove questa scrittura vi si presenti sotto agli occhi. Sempre più spesso questa scrittura non è statica, ma nasce e germina nel digitale: Facebook, mail, giornali on-line, sms, chat, blog. Una realtà di parole che vive e si sviluppa lontano dalla carta. Si tratta di un passaggio, quello dal libro al digitale, che è -nello stesso tempo – naturale e complesso. Naturale perché si scrive dove si è. La scrittura non si converte al digitale perché qualcuno lo impone dall’alto, ma perché nel digitale molti di noi vivono, conoscono, lavorano, parlano. Incidentalmente la produzione di testo in digitale è economica da un punto di vista informatico. Dagli anni sessanta un poi il suo sviluppo è stato progressivo e in forme inimmaginabili prima. Per me connettermi a ITAPAC negli anni ottanta e vedere apparire sullo schermo a fosfori ambra mondi narrativi popolati da altri lettori/giocatori che si muovevano dentro la storia o entrare in chat internazionali dove potevo scrivere a persone distanti migliaia di chilometri e leggere le risposte in tempo reale, era incredibile. Oggi è talmente pacifico da fare sorridere, ma quello che è successo con quelle parole è stato un giro di boa perentorio. Gli ebook? Gli ebook arrancano dietro questo cambiamento perché hanno una gamba nel vecchio media, i libri, e la seconda gamba, quella buona, nel media digitale: e come in certe scene del teatro dell’arte l’apertura eccessiva degli arti mostra al pubblico le vergogne. Si tratta beninteso di una fase transizionale, molto interessante, il cui sviluppo è avvolto nel mistero: avremo davvero libri arricchiti o riusciremo direttamente a vendere contenuti digitali? Lo decideremo noi, il mercato, i lettori e soprattutto le sinergie tra questi attori. Saranno i nuovi prodotti culturali, autonomamente digitali, a fare la storia editoriale dei prossimi anni, ma nessuno può farla da solo. È come la storia delle doghe della botte. Puoi costruire la tua doga con il legno migliore, alta quanto vuoi, ma se – quando la vai a inserire nella botte – qualche altra doga è più bassa o spezzata, il vino che infili nella botte si fermerà nel punto più basso, e da lì inizierà ad uscire. L’ebook ha bisogno di uno sviluppo armonico di tutte le doghe che compongono la sua botte, dalle specifiche al supporto reale, per poter iniziare a far fermentare le sue storie.

09. luglio 2014 by fabrizio venerandi
Categories: ebook concetti generali | 1 comment

One Comment

  1. Sono nel mood di questo succo. Io non sono affatto un tecnologo del digitale, anzi sono un troglodita, anche se un troglodita curioso e un creatore (non solo di fonemi) affascinato dalle potenzialità offerte dal digitale all’atto creativo. Seguirvi un po’ tanto nell’attività imprenditoriale che nel paracazzeggio mi aiuta a catalizzare idee. Qualcosa cristallizzerà.

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