Kentucky Route Zero

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Allora, il 31 dicembre 2017 mi ero comprato un “videogioco” chiamato Kentucky Route Zero che mi era stato consigliato in quanto esempio di videogame narrativo molto particolare.

In quella data il videogioco non era finito, mancavano ancora degli atti della storia e non c’erano le localizzazioni, era tutto in inglese. Ma si poteva comprare il gioco come “lavoro in corso”.

Il “gioco” era parecchio interessante: grafica, suono, testi e soprattutto storia uscivano immediatamente dal videogame per proporre un esempio di letteratura interattiva molto, molto sofisticata dal punto di vista del linguaggio.

Avevo giocato a tre atti e poi mi ero fermato: i dialoghi in inglese erano in alcuni punti davvero troppo ostici (specie in alcune parti fortemente surreali e di prosa poetica) e i produttori del gioco sembravano essersi arenati: il quinto e ultimo atto, più volte annunciato nel 2018 non era mai uscito così come le localizzazioni.

Lo avevo messo da parte aspettando il rilascio finale, per farlo tutto d’un botto. Avevo aspettato per tutto il 2018, tutto il 2019, sperandoci sempre meno.

Poi qualche giorno fa su Facebook un amico mi avverte che è uscito anche il quinto atto.

Vado, mi collego con l’account Humble Bundle che avevo aperto più di due anni fa, e mi trovo il pacchetto completo, con il quinto atto e le traduzioni in italiano.

L’ho scaricato felice come un bambino scemo con un giocattolo nuovo in mano e l’ho ricominciato tutto dall’inizio. Ho rifatto i primi atti ed era tutto meglio di quanto ricordassi. La traduzione aiutava e gli spunti erano davvero tanti.

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Questa sera finisco un Atto e mi trovo in uno degli intermezzi che ci sono tra un Atto e l’altro.
Questo intermezzo si intitola “l’intrattenimento”.

Mi ritrovo in una stanza di un bar, sono seduto a un tavolo e davanti a me c’è il barista che parla con una ragazza. Mi giro attorno e dopo un po’ capisco che non sono in un vero bar.

Sono all’interno di uno spettacolo teatrale che si svolge in un bar. Girando la testa posso vedere gli attori che recitano, leggere le loro battute, vedere il jukebox che mi informa sui suoni e sui rumori d’ambiente, le luci che mi danno informazioni sulla scena, girandomi ancora vedo nel buio altre persone che stanno assistendo allo spettacolo.

Alla fine guardo dove sono e scopro che sono seduto a un tavolo del bar e che sono anche io un personaggio dello spettacolo teatrale.

Guardando il pubblico, di tanto in tanto posso leggere le critiche allo spettacolo che il pubblico sta facendo, e guardando in un angolo posso vedere anche il regista e la scenografa, e leggere le loro riflessioni sullo spettacolo.

La scenografa, la riconosco, è uno dei personaggi del videogioco.

Durante l’intermezzo la mia interazione con l’ambiente è limitata, posso solo scegliere cosa guardare e quando, ma è avvincente una volta entrati nello spirito.

Lo spettacolo è *davvero* un intero spettacolo teatrale, con un inizio, uno svolgimento e una fine e il tutto dura circa un’ora.

Dei personaggi leggiamo i dialoghi come se fosse il copione, con il nome e le indicazioni sceniche.

Ogni tanto un personaggio si alza esce di scena e si mette tra il pubblico per aspettare di tornare in scena e io posso seguirlo e poi spiarlo mentre nel buio guarda lo spettacolo.

Gli occhi, questo è interessante, devono abituarsi al buio. Quando distolgo lo sguardo dalla scena e guardo il pubblico inizialmente non vedo niente, poi dopo un poco emergono dalle ombre le figure, con lo stesso effetto che si ha nel mondo reale.

Ho guardato tutto lo spettacolo, un’ora intera, ho anche recitato anche se in realtà interpreto un vecchio ubriacone che pensa e basta, quindi ho semplicemente letto quello che stavo pensando.

Ecco: solo per questo intermezzo Kentucky Route Zero è un lavoro memorabile. Davvero memorabile.

05. febbraio 2020 by fabrizio venerandi
Categories: Interactive Fiction, videogame | Leave a comment

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