Minute of Islands

farsa

Terminato anche Minute of Islands. Che dire, mi sono commosso. Più di otto ore di storia che, più passavano, più diventava importante il videogame. Alcuni aspetti del gaming non mi hanno convinto del tutto, altri sfondano ancora la quarta parete dell’oggetto videogame.

Segue SPOILER:

Le cose che non mi hanno convinto, a livello di gaming, sono due: la storia è già scritta, possiamo solo interpretarla. Le scelte che facciamo sono ininfluenti. E la grafica è troppo bella, piena di particolari evocativi che viene voglia di esplorare, ma non è possibile. Le interazioni sono funzionali alla storia. Dato il mondo che si è riusciti a creare, il videogame meritava una ‘profondità’ molto, molto maggiore di quella programmata effettivamente. Sarebbe stato un capolavoro.

Ma i pregi sono altrettanti: la struttura tipica del videogame viene scardinata. Iniziamo un normale videogame di genere, con i suoi obiettivi, i suoi personaggi e man mano che proseguiamo nel gioco il nostro personaggio inizia a fare cose che noi non avremmo fatto. È insofferente verso chi dovrebbe amare. Non è capace di empatizzare. Emergono conflitti con il suo passato, emerge un problema di ego, di iper-responsabilità. Il nostro personaggio è vivo, e non siamo noi. Lo stiamo solo accompagnando nel viaggio. E quello che fa e che pensa diventa distruttivo, disturbante. La voce narrante che inizialmente ci dava messaggi motivazionali inizia a darci addosso, a dirci che siamo dei falliti, che non ce la faremo mai. E ha ragione.

Ecco l’ultimo colpo alla struttura del videogame: questo videogioco non si può vincere. Lo scopo del gioco di genere è impossibile da raggiungere. Il nostro personaggio può solo essere sconfitto. Il videogioco – alla fine – racconta esattamente questo: il riconoscimento della sconfitta. L’accettazione di non potere fare qualcosa, di non potere portare a termine quello che consideravamo un obiettivo imprescindibile.

Il momento chiave è quando il nostro omino, il nostro personaggio, quello che stavamo muovendo e facendo saltellare da otto ore, si ferma: e scoppia a piangere.

Bum.

Poi, dopo i titoli di coda, scoprire che essere sconfitti significa soltanto cambiare strada, lasciandosi alle spalle gli scheletri di quello che abbiamo abbandonato.

farsa2

19. gennaio 2022 by fabrizio venerandi
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