Giornali, emozioni, e cancel culture

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In questi giorni in classe sto parlando di informazione e fonti, titoli di giornali che giocano sul fattore emozionale e titoli che invece lavorano su quello razionale e informativo. Ho dato ai ragazzi da sfogliare le prime pagine dei quotidiani italiani del giorno e gli ho chiesto di dare un punteggio alla razionalità e integrità del titolo: 1 punto per titoli drammatici che puntano solo alle emozioni, e 5 punti per quelli invece più basati sui fatti e sui contenuti.

Molti dei quotidiani più venduti hanno preso voti bassissimi. La Stampa, Repubblica, Corriere hanno brillato per titoli sparati altezza stomaco. Il giorno successivo al bombardamento dell’ospedale di Mariupol, ad esempio, i titoli non usavano mai il termine “ospedale pediatrico”, ma “bombe sui bambini”, “bombe sui bimbi malati”, “missili sulle culle”, fino alle cadute di tono di “Mosca cieca”. Il confronto con i titoli delle grosse testate oltreoceano era impietoso.

Per i ragazzi si trattava di una constatazione curiosa che confermava un trend di disinteresse e disillusione. Infatti nessuno di loro legge giornali di carta. È un media considerato da tutti come datato e tenuto in vita da una generazione precedente, boomer.

Ma anche l’informazione online mainstream ha grossi impacci e inizia a fare i conti con se stessa. Parliamo di nuovo de La Stampa che nel 2014 pubblicava un articolo intitolato “I neo-Nazi imperversano in Ucraina, ma il Nazismo non è più il “male assoluto”(per l’Occidente)” a firma di Maria Grazia Bruzzone, piuttosto critico verso l’Euromaiden e piuttosto esplicito nel segnalare legami tra le correnti neonaziste ucraine e le forze antisovietiche interne al paese.

Diciamolo francamente: l’articolo de La Stampa del 2014 porta avanti delle tesi che sono esattamente l’opposto dell’attuale linea politica de La Stampa del 2022. Ma non cercate di leggerlo, l’articolo, perché La Stampa l’11 marzo scorso lo ha cancellato.

Il tema è piuttosto interessante: possiamo parlare di cancel culture? L’articolo del 2014 di La Stampa era cattiva informazione all’epoca o lo è diventata ora? Ma soprattutto: cosa è La Stampa? Il grande sito di La Stampa, che raccoglie articoli leggibili scritti nel corso di decenni, tutto questo sito è La Stampa? Rappresenta quello che La Stampa pensa oggi?

Chi studia archivistica sa che esistono archivi vivi e archivi morti. I primi sono oggetti di consultazione attiva, eventuale modifica dati, si tratta da database “in corso”. I secondi hanno una funzione invece conservativa, tengono memoria di qualcosa che non si utilizza magari più ma che potrebbe venire utile per ricerche storiche.

A nessuno, all’interno de La Stampa o del Corriere, verrebbe in mente di andare a prendere i giornali di epoca fascista e cancellare gli articoli a favore delle leggi razziali. Ma un articolo di quasi otto anni fa è diventato improvvisamente scomodo ed è stato rimosso. Non ripreso e contestato internamente, con una revisione e fact-checking esplicita per i lettori, cosa che sarebbe stata operazione di giornalismo critico di alto interesse. Ma cancellato, senza spiegazione da un giorno all’altro.

Si tratta di una operazione molto grigia, soprattutto perché esiste un sito, archive.org, che “fotografa” le pagine dei siti online e ne tiene copia nel corso dei decenni, e quindi ora tutti possono leggere su un sito che non è La Stampa, l’articolo che La Stampa ha cancellato, semplicemente usando una “macchina del tempo” digitale. Ma le domande che sorgono, anche in questo caso, sono molte: che diritto ha archive.org di conservare contenuti che il legittimo proprietario ha deciso di rimuovere?

Insomma, la stampa e i giornali stanno vivendo una crisi del cartaceo, una perdita progressiva di credibilità tra le generazioni più giovani che sanno cercarsi le informazioni in maniera atomica nella rete, e che (forse) hanno più strumenti nel percepire e filtrare informazioni mediate e costruite in maniera capziosa. I giornali si ritrovano a permanere nel digitale con tutto quello che dicono, anche quando le indicazioni del proprietario del giornale cambiano. E forse non sono abituate. Ricordare è una responsabilità e le notizie, la cronaca, le cose che succedono, sul lungo termine non smettono di esserci state. Diventano storia.

18. marzo 2022 by fabrizio venerandi
Categories: digitale & analogico, Scuola | Leave a comment

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